MILANO - Ci sono 17 miliardi e 613 milioni da spendere entro la fine del prossimo anno per sfruttare a pieno le cartucce messe a disposizione dall'Unione europea a valere sugli stanziamenti del bilancio 2007-2013. Un impegno preso dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, proprio mentre ha presentato le nuove risorse legate all'accordo di partenariato per il periodo 2014-2020. "Per il settennato che si è concluso - ha detto Delrio - l'Italia ha utilizzato il 62,2% delle risorse e contiamo di arrivare al 70% entro fine anno". A rischio ci sono "7-8 miliardi di fondi europei, ma contiamo di fatturare il 100% nei tempi stabiliti", ossia entro fine 2015, ha aggiunto il sottosegretario.
Il materiale presentato dal governo, aggiornatissimo (31 ottobre 2014), permette di valutare lo stato dell'arte. Purtroppo, si conferma che sono le Regioni ad avere maggior bisogno di fondi quelle con la minore capacità di spesa. Le risorse stanziate nell'ambito dei programmi di "competitività" (destinate alle regioni più sviluppate) hanno certificato spese per il 71,9% del totale, quelle dei programmi "convergenza" (meno sviluppate) si fermano al 57,8%. E' positivo il fatto che le seconde abbiano accelerato dal dicembre scorso (erano al 48%) a oggi, più di quelle sviluppate (erano al 63%).
La tabella allegata dal governo mostra che, ad oggi, solo nove piani su oltre cinquanta, tra convergenza e competitività, hanno già centrato l'obiettivo di spesa fissato per la fine del 2014. Un traguardo che, qualora non venisse raggiunto, farebbe scattare la cosiddetta regola del "n+2": la revoca dei fondi assegnati a una determinata data, per coloro che non hanno raggiunto i target. Prima di stappare per il nuovo anno, per questa regola l'Italia deve spendere ancora circa 3 miliardi. La situazione è molto variegata di regione in regione, e tanto dipende anche dagli obiettivi intermedi che ci si era dati.
Si prenda il caso di Basilicata e Campania: la prima ha certificato il 68,3% delle spese del Por finanziato dal Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale), la seconda solo il 39,2%. Eppure entrambe devono spendere ancora un centinaio di milioni entro la fine dell'anno e la Basilicata è molto più in difficoltà. Secondo i target nazionali di spesa (al 31 maggio 2015 e in corso di aggiornamento dai tecnici, quindi suscettibili di cambiamenti), infatti, la Basilicata avrebbe dovuto certificare il 73,4% delle spese e la Campania il 31,8%. Il risultato è che i lucani sono fuori target e i campani dentro, pur con le cifre relative sopra descritte. Ma se si guarda alla fine del 2015, però, emerge la rincorsa che dovrà fare la Campania: entro la fine dell'anno prossimo, per arrivare al 100% dei fondi spesi, dovrà certificare quasi 1,8 miliardi. Nel complesso dei 52 piani censiti, ci sono ad oggi poco più che una dozzina di casi fuori target, ma si tratta appunto di numeri da verificare nei prossimi giorni.
Il grande spreco da 7 miliardi
Detto dell'avanzamento delle spese sul bilancio scorso, grande rilevanza assumono ora i nuovi stanziamenti per il prossimo settennato. Si tratta di circa 44 miliardi di euro – di cui 22,2 alle regioni del Sud –, spiega Palazzo Chigi in una nota riassuntiva, che fanno dell'Italia il secondo Stato membro della Ue per dotazione di bilancio, dopo la Polonia. Le risorse comunitarie sono distribuite su quattro fondi strutturali e di investimento europei (Fondi SIE), in questo modo
- Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) – 20,6 miliardi;
- Fondo sociale europeo (FSE) – 10,4 miliardi;
- Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) – 10,4 miliardi;
- Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) – 0,537 miliardi.
A questi sono da aggiungere 1,1 miliardi della cooperazione territoriale europea e 567 milioni della Garanzia Giovani (YEI). Ai fondi comunitari si affianca il cofinanziamento nazionale, che per la programmazione 2014-2020 ammonta a 20 miliardi di euro. In totale, dunque, si parla di 64 miliardi di euro di denari in circolo, due Finanziarie e mezzo se si prende come riferimento l'ultima approvata dal governo Renzi.
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Il materiale presentato dal governo, aggiornatissimo (31 ottobre 2014), permette di valutare lo stato dell'arte. Purtroppo, si conferma che sono le Regioni ad avere maggior bisogno di fondi quelle con la minore capacità di spesa. Le risorse stanziate nell'ambito dei programmi di "competitività" (destinate alle regioni più sviluppate) hanno certificato spese per il 71,9% del totale, quelle dei programmi "convergenza" (meno sviluppate) si fermano al 57,8%. E' positivo il fatto che le seconde abbiano accelerato dal dicembre scorso (erano al 48%) a oggi, più di quelle sviluppate (erano al 63%).
La tabella allegata dal governo mostra che, ad oggi, solo nove piani su oltre cinquanta, tra convergenza e competitività, hanno già centrato l'obiettivo di spesa fissato per la fine del 2014. Un traguardo che, qualora non venisse raggiunto, farebbe scattare la cosiddetta regola del "n+2": la revoca dei fondi assegnati a una determinata data, per coloro che non hanno raggiunto i target. Prima di stappare per il nuovo anno, per questa regola l'Italia deve spendere ancora circa 3 miliardi. La situazione è molto variegata di regione in regione, e tanto dipende anche dagli obiettivi intermedi che ci si era dati.
Si prenda il caso di Basilicata e Campania: la prima ha certificato il 68,3% delle spese del Por finanziato dal Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale), la seconda solo il 39,2%. Eppure entrambe devono spendere ancora un centinaio di milioni entro la fine dell'anno e la Basilicata è molto più in difficoltà. Secondo i target nazionali di spesa (al 31 maggio 2015 e in corso di aggiornamento dai tecnici, quindi suscettibili di cambiamenti), infatti, la Basilicata avrebbe dovuto certificare il 73,4% delle spese e la Campania il 31,8%. Il risultato è che i lucani sono fuori target e i campani dentro, pur con le cifre relative sopra descritte. Ma se si guarda alla fine del 2015, però, emerge la rincorsa che dovrà fare la Campania: entro la fine dell'anno prossimo, per arrivare al 100% dei fondi spesi, dovrà certificare quasi 1,8 miliardi. Nel complesso dei 52 piani censiti, ci sono ad oggi poco più che una dozzina di casi fuori target, ma si tratta appunto di numeri da verificare nei prossimi giorni.
Il grande spreco da 7 miliardi
Detto dell'avanzamento delle spese sul bilancio scorso, grande rilevanza assumono ora i nuovi stanziamenti per il prossimo settennato. Si tratta di circa 44 miliardi di euro – di cui 22,2 alle regioni del Sud –, spiega Palazzo Chigi in una nota riassuntiva, che fanno dell'Italia il secondo Stato membro della Ue per dotazione di bilancio, dopo la Polonia. Le risorse comunitarie sono distribuite su quattro fondi strutturali e di investimento europei (Fondi SIE), in questo modo
- Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) – 20,6 miliardi;
- Fondo sociale europeo (FSE) – 10,4 miliardi;
- Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) – 10,4 miliardi;
- Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) – 0,537 miliardi.
A questi sono da aggiungere 1,1 miliardi della cooperazione territoriale europea e 567 milioni della Garanzia Giovani (YEI). Ai fondi comunitari si affianca il cofinanziamento nazionale, che per la programmazione 2014-2020 ammonta a 20 miliardi di euro. In totale, dunque, si parla di 64 miliardi di euro di denari in circolo, due Finanziarie e mezzo se si prende come riferimento l'ultima approvata dal governo Renzi.
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