MILANO - Mario Draghi afferma la propria leadership al vertice della Bce. Era questo il vero obiettivo della riunione del board della Banca centrale europea dopo le tensioni emerse negli ultimi giorni. Passa in secondo piano, quindi, la decisione di non toccare il costo del denaro che resta infatti al minimo storico.
Al di là delle scelte, attese, l'interesse per il board era di tipo 'politico': Draghi si trovava a presiedere un comitato sempre più diviso, all'interno del quale il falco tedesco, Jens Weidmann, è riuscito a coagulare una piccola fronda di oppositori al governatore che critica non solo la sua impostazione economica, ma anche il carisma e il modo di imporre la linea. Dall'Eurotower, prima che si completi il trasferimento nel nuovo grattacielo di Francoforte, sono filtrati molti retroscena su questo clima pesante: il presidente della Bce, però, ha annunciato l'unanimità del direttorio nel dare mandato allo staff interno per lo studio di nuove misure a sostegno della crescita.
Anche perché intanto la pressione per l'azione è montata da più parti, nonostante non siano ancora pienamente dispiegati i piani Bce già annunciati: mentre la ripresa Usa galoppa, quella europea è al palo e lo testimoniano anche i dati odierni dell'Ocse. E la Bank of Japan, con una mossa a sorpresa, ha annunciato nuovi stimoli che hanno galvanizzato nelle ultime sedute il mercato azionario. Per gli osservatori - soprattutto dagli Usa - un quantitative easing (acquisto di titoli, anche di Stato, direttamente sul mercato) da parte della Banca centrale europea è sempre più ineluttabile; probabile, però, che Draghi aspetti che lo staff di economisti Bce fornisca le previsioni aggiornate sull'andamento del Vecchio continente. A quel punto, messi nero su bianco la stallazione economica e il perdurante basso livello di inflazione, secondo il disegno tattico anche gli oppositori al Qe (dieci governatori per Reuters) dovranno lasciar fare il presidente italiano. Nel frattempo, anche la Banca d'Inghilterra, come previsto, ha lasciato il tasso d'interesse di riferimento fermo allo 0,5% e gli acquisti di titoli a 375 miliardi di sterline.
I mercati europei chiudono una seduta contrastata. Piazza Affari si sgonfia, dopo una fiammata legata alle parole di Draghi, e cede lo 0,73%. Generali è tra i titoli maggiormente seguiti, dopo aver riportato una netta crescita dell'utile operativo nel trimestre (+13%) e profitti stabili. Bene Finmeccanica dopo la trimestrale resa nota ieri sera, con la netta riduzione della perdita netta. Volatile Mps all'indomani dell'ufficializzazione di un aumento di capitale da 2,5 miliardi. Da monitorare anche Autogrill, che ha chiuso un importante accordo in Gran Bretagna e raggiunge quota 37 punti vendita. Nel resto d'Europa, si segnala l'utile boom di SocGen (+57% a 836 milioni) grazie ai minori accantonamenti su crediti e rischi legali. Fanno meglio gli altri listini Ue: Parigi avanza dello 0,46% Francoforte dello 0,7% e Londra dello 0,19%. Vola invece a Wall Street: per la seconda seduta di seguito il Dow Jones e lo S&P 500 hanno chiuso ritoccando al rialzo i precedenti record storici. Il primo listino ha guadagnato lo 0,40% a quota 17.554,40; il secondo è cresciuto dello 0,38% a 2.031,20 punti; bene anche il Nasdaq in rialzo dello 0,38%.
Chiusura in ribasso per l'euro che chiude la giornata ai minimi sul dollaro dopo le parole di Draghi. La moneta unica scende sotto la soglia di 1,24 sul biglietto verde toccando i livelli dell'agosto del 2008 e chiude a 1,2425. La moneta europea quota in lieve flessione anche sullo yen e chiude a 142,64. Senza scosse il rapporto di cambio dollaro/yen a 114,82. Il governatore della BoJ, Haruhiko Kuroda, dopo l'allentamento monetario deciso venerdì, non ha escluso ulteriori misure pur di centrare l'obiettivo di inflazione al 2%. Lo spread Btp-Bund torna a chiudersi dopo un iniziale ampliamento: la differenza di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e tedeschi è in area 155 punti base e il rendimento del Btp decennale torna al 2,37%.
L'agenda macro odierna è stata inaugurata dalla Germania: salgono, ma molto meno delle attese, gli ordini di fabbrica tedeschi nel mese di settembre. La lettura mensile evidenzia infatti un progresso limitato, pari allo 0,8%, contro il +2,3% stimato dal mercato e contro il -4,2% (dato rivisto da -5,7%) del mese precedente. Su base annualizzata la lettura evidenzia un calo pari all'1%, in linea con le previsioni e sotto il +0,8% del mese precedente. La produzione industriale in Gran Bretagna è invece aumentata dello 0,6% su base mensile e dell'1,5% su base annua. Negli Usa, la produttività delle aziende americane registra un miglioramento di due punti percentuali nel terzo trimestre, sopra le attese. Bene anche le richieste di sussidi per la disoccupazione, che scendono di 10mila unità a quota 278mila.
Sul fronte delle materie prime, all'apertura dei mercati americani il petrolio a dicembre cede l'1,28% a 77,67 dollari al barile. L'oro con la stessa scadenza segna un -0,13% a 1.144,2 dollari l'oncia.
Al di là delle scelte, attese, l'interesse per il board era di tipo 'politico': Draghi si trovava a presiedere un comitato sempre più diviso, all'interno del quale il falco tedesco, Jens Weidmann, è riuscito a coagulare una piccola fronda di oppositori al governatore che critica non solo la sua impostazione economica, ma anche il carisma e il modo di imporre la linea. Dall'Eurotower, prima che si completi il trasferimento nel nuovo grattacielo di Francoforte, sono filtrati molti retroscena su questo clima pesante: il presidente della Bce, però, ha annunciato l'unanimità del direttorio nel dare mandato allo staff interno per lo studio di nuove misure a sostegno della crescita.
Anche perché intanto la pressione per l'azione è montata da più parti, nonostante non siano ancora pienamente dispiegati i piani Bce già annunciati: mentre la ripresa Usa galoppa, quella europea è al palo e lo testimoniano anche i dati odierni dell'Ocse. E la Bank of Japan, con una mossa a sorpresa, ha annunciato nuovi stimoli che hanno galvanizzato nelle ultime sedute il mercato azionario. Per gli osservatori - soprattutto dagli Usa - un quantitative easing (acquisto di titoli, anche di Stato, direttamente sul mercato) da parte della Banca centrale europea è sempre più ineluttabile; probabile, però, che Draghi aspetti che lo staff di economisti Bce fornisca le previsioni aggiornate sull'andamento del Vecchio continente. A quel punto, messi nero su bianco la stallazione economica e il perdurante basso livello di inflazione, secondo il disegno tattico anche gli oppositori al Qe (dieci governatori per Reuters) dovranno lasciar fare il presidente italiano. Nel frattempo, anche la Banca d'Inghilterra, come previsto, ha lasciato il tasso d'interesse di riferimento fermo allo 0,5% e gli acquisti di titoli a 375 miliardi di sterline.
I mercati europei chiudono una seduta contrastata. Piazza Affari si sgonfia, dopo una fiammata legata alle parole di Draghi, e cede lo 0,73%. Generali è tra i titoli maggiormente seguiti, dopo aver riportato una netta crescita dell'utile operativo nel trimestre (+13%) e profitti stabili. Bene Finmeccanica dopo la trimestrale resa nota ieri sera, con la netta riduzione della perdita netta. Volatile Mps all'indomani dell'ufficializzazione di un aumento di capitale da 2,5 miliardi. Da monitorare anche Autogrill, che ha chiuso un importante accordo in Gran Bretagna e raggiunge quota 37 punti vendita. Nel resto d'Europa, si segnala l'utile boom di SocGen (+57% a 836 milioni) grazie ai minori accantonamenti su crediti e rischi legali. Fanno meglio gli altri listini Ue: Parigi avanza dello 0,46% Francoforte dello 0,7% e Londra dello 0,19%. Vola invece a Wall Street: per la seconda seduta di seguito il Dow Jones e lo S&P 500 hanno chiuso ritoccando al rialzo i precedenti record storici. Il primo listino ha guadagnato lo 0,40% a quota 17.554,40; il secondo è cresciuto dello 0,38% a 2.031,20 punti; bene anche il Nasdaq in rialzo dello 0,38%.
Chiusura in ribasso per l'euro che chiude la giornata ai minimi sul dollaro dopo le parole di Draghi. La moneta unica scende sotto la soglia di 1,24 sul biglietto verde toccando i livelli dell'agosto del 2008 e chiude a 1,2425. La moneta europea quota in lieve flessione anche sullo yen e chiude a 142,64. Senza scosse il rapporto di cambio dollaro/yen a 114,82. Il governatore della BoJ, Haruhiko Kuroda, dopo l'allentamento monetario deciso venerdì, non ha escluso ulteriori misure pur di centrare l'obiettivo di inflazione al 2%. Lo spread Btp-Bund torna a chiudersi dopo un iniziale ampliamento: la differenza di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e tedeschi è in area 155 punti base e il rendimento del Btp decennale torna al 2,37%.
L'agenda macro odierna è stata inaugurata dalla Germania: salgono, ma molto meno delle attese, gli ordini di fabbrica tedeschi nel mese di settembre. La lettura mensile evidenzia infatti un progresso limitato, pari allo 0,8%, contro il +2,3% stimato dal mercato e contro il -4,2% (dato rivisto da -5,7%) del mese precedente. Su base annualizzata la lettura evidenzia un calo pari all'1%, in linea con le previsioni e sotto il +0,8% del mese precedente. La produzione industriale in Gran Bretagna è invece aumentata dello 0,6% su base mensile e dell'1,5% su base annua. Negli Usa, la produttività delle aziende americane registra un miglioramento di due punti percentuali nel terzo trimestre, sopra le attese. Bene anche le richieste di sussidi per la disoccupazione, che scendono di 10mila unità a quota 278mila.
Sul fronte delle materie prime, all'apertura dei mercati americani il petrolio a dicembre cede l'1,28% a 77,67 dollari al barile. L'oro con la stessa scadenza segna un -0,13% a 1.144,2 dollari l'oncia.