Economia

L'austerity non abita in Germania. Schaeuble annuncia 10 miliardi di investimenti

Berlino ascolta la richieste della Bce e si prepara a rilanciare la crescita nel Vecchio continente. Intanto il governo ha già stanziato un miliardo per per aiutare i disoccupati di lungo periodo a reinserirsi nel mondo del lavoro

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BERLINO - Mossa a sorpresa di Wolfgang Schaeuble in quella che appare una mano tesa a Draghi, poco dopo la conferenza stampa del presidente della Bce. Il ministro delle Finanze federale, di solito ritenuto un duro paladino del rigore alla tedesca, ha operato una svolta di 180 gradi e ha annunciato un piano d'investimenti pubblici tedeschi per sostenere crescita economica e occupazione. Berlino pomperà nell'economia reale almeno dieci miliardi di euro dall'anno prossimo, per almeno tre anni, circa 3,3 miliardi ogni anno.
 
Riusciremo a farlo senza aumentare il debito pubblico tedesco, ha promesso Schaeuble senza spiegare come se la caverà, e senza chiarire se con questo piano di mega-investimenti il governo federale resterà fedele all'obiettivo del conseguimento in corsa del pareggio di bilancio oppure lo dilazionerà nel tempo.

Gli investimenti riguarderanno soprattutto le infrastrutture tedesche, dalla rete ferroviaria a quella autostradale. E' anche un gap da colmare, dicono al Bundesministerium der Finanzen: negli ultimi 14 anni la Germania ha reinvestito in media solo il 18,4 per cento del suo prodotto interno lordo contro una media europea del 19,2 e tassi particolarmente alti in paesi quali Spagna, Austria o Belgio che vantano tassi di reinvestimento del pil tra il 20,5 e il 24,5 per cento, e quindi contribuiscono (in proporzione al loro pil) ben più della Germania alla congiuntura nell'Unione. Secondo l'istituto economico di Berlino DIW, pesano sulla crescita tedesca investimenti necessari ma non effettuati per circa mille miliardi di euro.

La Germania, intanto, comincia a mostrarsi decisa a muoversi anche su un altro fronte. La ministro del Lavoro signora Andrea Nahles, astro nascente della Spd (socialdemocrazia, partner di governo nella grosse Koalition della CduCsu della cancelliera Angela Merkel) ha annunciato un piano di spese di un miliardo per l'aiuto ai disoccupati da lungo periodo e tentativi di reinserirli nel mercato del lavoro, anche con impieghi sovvenzionati.

Insomma, la Germania predica il rigore e i tagli più duri a tutto il resto dell'Eurozona, ma a casa razzola male. E cioè dopo la pensione a 63 anni e il Mindestlohn, il salario minimo garantito, il governo federale di grosse Koalition (la Cdu della Cancelliera Merkel, il suo partito-fratello bavarese Csu e la socialdemocrazia, Spd) si prepara a lanciare un programma di spesa di ben un miliardo di euro per aiutare i disoccupati di lungo periodo a reinserirsi nel mondo del lavoro.

Proposito lodevole, in linea con le tradizioni del welfare tedesco, forse il più robusto ed esteso del mondo. Però appunto aumenta la spesa pubblica (mentre il disavanzo è in buone condizioni ma il debito tedesco è all'80 per cento circa del prodotto interno lordo e non tende a calare, quindi è ben sopra i parametri di Maastricht, del Patto di stabilità e del fiscal compact) nel paese che chiede agli altri di tagliarla, spesso con la voce grossa, senza riguardo per le tragedie sociali in corso in Grecia dove la mortalità infantile è aumentata del 45 per cento, il ceto medio dà figli in adozione, e malattie antiche come lo scorbuto sono tornate, o in Spagna, in Italia e ormai anche in Francia dove la disoccupazione specie giovanile vola a livelli quasi da terzo mondo.

Il piano è salutato da sindacati e associazioni sociali mentre economisti e ambienti economici ammoniscono contro il pericolo di un aumento di spesa e di una politica ispirata alle sovvenzioni. La ministro Nahles vuole spendere 885 milioni di euro per pagare per almeneno diciotto mesi fino al 75 per cento della retribuzione di un disoccupato che viene assunto. Tra l'altro di questi soldi oltre metà, cioè 470 milioni, verranno alla Germania dall'Europa che secondo i tedeschi costa sempre troppo, cioè dal fondo sociale europeo Esf.

Nahles vuol poi spendere circa 150 milioni per creare posti di lavoro totalmente sovvenzionati e artificiali: si prevede che i disoccupati non reintegrabili nel mercato del lavoro reale vengano assunti dai pubblici poteri per piantare fiori ortaggi e frutta nei giardini pubblici o in altri terreni coltivabili. Lotta politica alla disoccupazione con i soldi dei contribuenti e dell'Europa, insomma, e il principio degli investimenti pubblici pro-lavoro la cui applicazione secondo Angela Merkel è perversa negativa e inaccettabile se viene richiesta da Matteo Renzi o da Manuel Valls. A casa è diverso.