MILANO - L'ultima volta era stata nel 1911. Quando il governo francese fu costretto a inviare 40mila soldati tra le vigne delle valli dello Champagne per placare l'ira dei contadini della zona, scesi sul piede di guerra contro l'allargamento alla Marna dei confini dell'area di produzione. Ora la storia si ripete. L'esercito (per ora) non serve. Non sono state bruciate case e interi villaggi e saccheggiati magazzini come un secolo fa. La guerra delle bollicine però è ricominciata alla grande. Protagonisti 1.500 produttori arrivati da Epernay, da Troyes e da tutta la regione. Che ieri, mollati trattori e chiuse le cantine, sono calati con il classico berretto verde in testa a Chalon-en-Champagne per protestare contro il giro di vite fiscale sul settore imposto dal governo negli ultimi anni.
"Il nostro lavoro crea ricchezza a tutto il paese - ha tuonato Pascal Ferat, presidente delle cooperative locali - e invece negli ultimi due anni siamo stati travolti da una valanga di nuovi balzelli sul lavoro, tasse sul reddito e da nuove regole rigidissime su questioni ambientali che rischiano di ridurci sul lastrico". Il corteo aperto da un enorme striscione (verde, ça va sans dire) con la scritta "Giù le mani dai nostri grappoli" è arrivato fino alla sede del municipio locale lanciando uova e accendendo falò con i pneumatici. E il prefetto, memore del precedente del secolo scorso, ha deciso di chiudere le scuole per misura precauzionale.
La vera preoccupazione che percorreva la manifestazione però è un'altra. I margini del settore si sono ristretti, le tasse di successione su terreni che hanno moltiplicato il loro valore negli ultimi anni sono sempre più alte. "Queste terre sono un pezzo della nostra anima - ha detto Ferat - e passarle ai figli è ormai difficile. Facendo così però si finisce per favorire la speculazione". Vale a dire le multinazionali e i super-ricchi pronti a fare carte false per diventare padroni di un vigneto di Champagne.
La zona di produzione del re delle bollicine è l'unico pezzo di Francia dove i prezzi dei terreni sono saliti (+21,5%, tantissimo) anche nel 2013, raggiungendo la quotazione da brividi di un milione a ettaro. Cifre fuori della portata di qualsiasi agricoltore, ma un invito a nozze per chi ha molti soldi in tasca e un debole per i marchi del lusso. Come il rapper Jay Z che ha appena speso un occhio della testa per regalarsi l'etichetta Armand De Brignac. Il timore dei contadini coi berretti verdi è che alla fine, un ettaro alla volta, a brindare con i profitti dello Champagne sia solo gente estranea alla cultura e alla tradizione della regione.
"Il nostro lavoro crea ricchezza a tutto il paese - ha tuonato Pascal Ferat, presidente delle cooperative locali - e invece negli ultimi due anni siamo stati travolti da una valanga di nuovi balzelli sul lavoro, tasse sul reddito e da nuove regole rigidissime su questioni ambientali che rischiano di ridurci sul lastrico". Il corteo aperto da un enorme striscione (verde, ça va sans dire) con la scritta "Giù le mani dai nostri grappoli" è arrivato fino alla sede del municipio locale lanciando uova e accendendo falò con i pneumatici. E il prefetto, memore del precedente del secolo scorso, ha deciso di chiudere le scuole per misura precauzionale.
La vera preoccupazione che percorreva la manifestazione però è un'altra. I margini del settore si sono ristretti, le tasse di successione su terreni che hanno moltiplicato il loro valore negli ultimi anni sono sempre più alte. "Queste terre sono un pezzo della nostra anima - ha detto Ferat - e passarle ai figli è ormai difficile. Facendo così però si finisce per favorire la speculazione". Vale a dire le multinazionali e i super-ricchi pronti a fare carte false per diventare padroni di un vigneto di Champagne.
La zona di produzione del re delle bollicine è l'unico pezzo di Francia dove i prezzi dei terreni sono saliti (+21,5%, tantissimo) anche nel 2013, raggiungendo la quotazione da brividi di un milione a ettaro. Cifre fuori della portata di qualsiasi agricoltore, ma un invito a nozze per chi ha molti soldi in tasca e un debole per i marchi del lusso. Come il rapper Jay Z che ha appena speso un occhio della testa per regalarsi l'etichetta Armand De Brignac. Il timore dei contadini coi berretti verdi è che alla fine, un ettaro alla volta, a brindare con i profitti dello Champagne sia solo gente estranea alla cultura e alla tradizione della regione.