Economia

Tregua in Germania: domani stop allo sciopero dei treni

L'agitazione era prevista fino a lunedì e avrebbe creato disagi per le celebrazioni della caduta del Muro. Nelle ore di stop, sette convogli su dieci sono stati cancellati e l'Est del Paese è stato tagliato fuori. Il sindacato dei macchinisti vuole aumenti-base del 5% che però, in caso di orario pieno e straordinari, arriverebbero al 15%

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BERLINO - Terminerà già sabato alle 18, due giorni prima del previsto e alla vigilia del venticinquesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, lo sciopero indetto dai macchinisti tedeschi del sindacato Gdl. Lo ha annunciato oggi a Francoforte Claus Weselsky, contestatissimo leader della sigla sindacale GdL. Si tratta di un "gesto di riconciliazione", ha spiegato, che arriva dopo la bocciatura definitiva, da parte della corte di Essen, del ricorso delle ferrovie tedesche contro l'astensione dal lavoro.

Prima del passo indietro dei macchinisti, la situazione si era fatta di ora in ora più pesante per i viaggiatori (e per la direzione di Deutsche Bahn). Il GdL è il piccolo ma ben organizzato sindacato dei macchinisti o piuttosto piloti di locomotori. Lo sciopero, iniziato alle 2 del mattino di giovedì, sarebbe dovuto durare fino a lunedì mattina.

Il tribunale del lavoro di Francoforte ha dato ragione al sindacato sulla legalità dell'agitazione, rigettando i ricorsi di Deutsche Bahn. L'azienda è stata messa così con le spalle al muro, e il suo capo del personale, Ulrich Weber, intervistato in tv stamane al talk-show d'inizio del primo canale pubblico Ard, ha lanciato un appello al GdL, invitandolo a tornare al tavolo del negoziato.

Il GdL lotta per ottenere aumenti-base del 5 per cento che però, in caso di orario di lavoro pieno e straordinari, arriverebbero per vari automatismi al 15 per cento. E soprattutto, il sindacato guidato dal combattivo Klaus Weselski, soprannominato "Mao Zedong" dai suoi seguaci, vuole allargarsi, diventando rappresentanza non più solo per i ventimila macchinisti o piloti bensì anche per il personale di bordo, attualmente organizzato in un altro sindacato con circa 17mila iscritti.

Le conseguenze dell'agitazione sono state pesantissime, e hanno rappresentato un trend nuovo di possibile conflittualità e vertenze dure nella Germania che nel dopoguerra ha avuto nella prevalenza della pace sociale un cardine della sua stabilità. Prima della distesione, il 70 per cento dei treni sono stati cancellati, sia convogli a lunghe distanze e collegamenti ad alta velocità, sia i treni regionali e locali preziosissimi per i milioni di pendolari. L'Est della Germania è praticamente tagliato fuori dai collegamenti su rotaia con l'Ovest, perché il GdL è più forte nell'ex "Ddr" e quindi là la percentuale di treni soppressi è ancora maggiore.

Tra l'altro, continuando nel weekend, lo sciopero avrebbe guastato la festa popolare a Berlino per il 25esimo anniversario della caduta del Muro, visto che molti non avrebbero potuto mettersi in viaggio per raggiungerla. Anche i tifosi decisi a seguire le partite delle loro squadre del cuore della Bundesliga avrebbero trovato difficoltà. E se l'agitazione fosse continuata a lungo, come segnalato dagli economisti, ci sarebbero stati rischi per i rifornimenti di combustibile e di materiali semilavorati per l'economia manifatturiera tedesca, visto che in Germania, al contrario che da noi, la maggior parte del trasporto pesante e dei rifornimenti alle industrie è affidata ai treni merci e non ai Tir.