Bankitalia: "Credito alle imprese in calo anche l'anno prossimo"
Il rapporto di Palazzo Koch fotografa la debolezza italiana: "Stagnazione e bassa inflazione, stabilità finanziaria a rischio". Per le famiglie la ripresa dei mutui è più vicina. 'Stress test' sulle finanze domestiche: il 3,2% dei nuclei vulnerabile a shock finanziari perché indebitato e per lo stagnare del reddito
MILANO - Il rallentamento della crescita e la bassa inflazione, certificati oggi dalla Bce, fanno crescere i rischi per la stabilità finanziaria, mentre il mercato del credito alle imprese non è visto in miglioramento neppure per il prossimo anno, nonostante si saranno pienamente dispiegate le misure annunciate da Mario Draghi e dalla Bce. Quanto alle famiglie, anche se complessivamente le loro finanze hanno le spalle sufficientemente larghe per sopportare questa crisi, si registra un innalzamento dei nuclei "vulnerabili" perché indebitati e per effetto della stagnazione dei redditi: raggiungerà il 3,2% l'anno prossimo.
Lo dice Bankitalia nel suo Rapporto sulla stabilità finanziaria appena pubblicato e nel quale si legge che "il protrarsi della fase di stagnazione avrebbe ripercussioni negative sul sistema finanziario e sui conti pubblici. Valori eccessivamente ridotti dell'inflazione rendono più difficoltoso il processo di riass…
Lo dice Bankitalia nel suo Rapporto sulla stabilità finanziaria appena pubblicato e nel quale si legge che "il protrarsi della fase di stagnazione avrebbe ripercussioni negative sul sistema finanziario e sui conti pubblici. Valori eccessivamente ridotti dell'inflazione rendono più difficoltoso il processo di riass…
MILANO - Il rallentamento della crescita e la bassa inflazione, certificati oggi dalla Bce, fanno crescere i rischi per la stabilità finanziaria, mentre il mercato del credito alle imprese non è visto in miglioramento neppure per il prossimo anno, nonostante si saranno pienamente dispiegate le misure annunciate da Mario Draghi e dalla Bce. Quanto alle famiglie, anche se complessivamente le loro finanze hanno le spalle sufficientemente larghe per sopportare questa crisi, si registra un innalzamento dei nuclei "vulnerabili" perché indebitati e per effetto della stagnazione dei redditi: raggiungerà il 3,2% l'anno prossimo.
Lo dice Bankitalia nel suo Rapporto sulla stabilità finanziaria appena pubblicato e nel quale si legge che "il protrarsi della fase di stagnazione avrebbe ripercussioni negative sul sistema finanziario e sui conti pubblici. Valori eccessivamente ridotti dell'inflazione rendono più difficoltoso il processo di riassorbimento del debito, pubblico e privato, e implicano un inasprimento delle condizioni monetarie, con effetti negativi su consumi e investimenti".
Nel documento di Palazzo Koch si fotografa la situazione attuale dei mercati finanziari, che per gli economisti sono "sposti a repentini rialzi della volatilità, come accaduto intorno alla metà di ottobre per l'aggravarsi dei timori sulle condizioni politiche e finanziarie in Grecia".
Per quanto riguarda la crescita, Bankitalia ricorda come "il peggioramento del quadro congiunturale e la necessità di non gravare sulla modesta ripresa della domanda interna hanno indotto il Governo italiano a rendere più graduale il riequilibrio delle finanze pubbliche", in riferimento al rinvio al 2017 dell'obiettivo di pareggio strutturale di bilancio fissato con la Stabilità. "In prospettiva, alla sostenibilità del debito contribuisce la dinamica delle principali voci di spesa, che rimane contenuta; la velocità di aggiustamento del rapporto tra debito pubblico e Pil dipenderà soprattutto dal ritmo di crescita del prodotto nominale". In poche parole, senza la crescita e l'espansione del denominatore del rapporto tra debito e Pil, non ci sarà alcun miglioramento di quell'equilibrio.
Facendo il punto sulla situazione delle famiglie, il bollettino dice che "in presenza di una debole dinamica del reddito, alla modesta ripresa dei consumi delle famiglie ha corrisposto una flessione del risparmio. La ricchezza finanziaria è aumentata per effetto dell'incremento dei prezzi dei titoli in portafoglio. I bassi tassi di interesse contribuiscono a mantenere contenuta la vulnerabilità delle famiglie indebitate; secondo nostre valutazioni la quota dei nuclei familiari finanziariamente fragili crescerebbe in misura limitata anche a fronte di shock macroeconomici severi e di rialzi dei tassi".
Nel testo si specifica che "le simulazioni indicano che la percentuale di famiglie vulnerabili" - in uno scenario in cui il reddito nominale riprende a crescere moderatamente dal 2015, i tassi di interesse rimangono pressoché invariati e i prestiti alle famiglie tornano a salire soltanto nel 2015 - sarebbe "al 3,2 per cento nel 2014, per poi raggiungere il 3,4 nel 2015; la loro quota di debito crescerebbe solo di poco rispetto al 2012, grazie alla maggiore selettività applicata dagli intermediari finanziari durante la crisi nella concessione dei prestiti alle famiglie con basso reddito". In presenza di uno "shock del reddito nominale (calo dello 0,5 per cento nel 2014 e dell'1,0 per cento nel 2015), la quota di famiglie vulnerabili sarebbe pari al 3,7 per cento nel 2015, con un debito di poco superiore al 21 per cento del totale. In uno scenario alternativo, con un profilo del reddito in linea con quello di base e un incremento di un punto percentuale del tasso Euribor a tre mesi nel 2015, la quota di famiglie vulnerabili sarebbe pari al 3,5 per cento e il debito da esse detenuto risulterebbe di poco inferiore al 21 per cento".
Per le imprese, invece, "il protrarsi della debolezza dell'economia costituisce il principale fattore di rischio. È in atto un graduale riequilibrio della struttura finanziaria: si riduce il debito e aumenta il ricorso al mercato. Tra le aziende più grandi e tra quelle maggiormente orientate ai mercati esteri sono inoltre emersi segnali di miglioramento delle condizioni economiche. Le piccole imprese, in media meno patrimonializzate, restano più esposte ai rischi derivanti dalla congiuntura e dalle difficoltà di accesso al credito".
Su quest'ultimo punto, l'accesso ai finanziamenti, difficilmente ci saranno miglioramenti a breve. Palazzo Koch annota infatti: "Prosegue, pur attenuandosi, la contrazione dei prestiti, riflettendo la debolezza dell’economia. In base a nostre proiezioni, i prestiti alle società non finanziarie continuerebbero a diminuire anche nel 2015, seppur con un’intensità progressivamente decrescente. La contrazione dei mutui alle famiglie dovrebbe invece interrompersi già nel primo trimestre del prossimo anno".
Lo dice Bankitalia nel suo Rapporto sulla stabilità finanziaria appena pubblicato e nel quale si legge che "il protrarsi della fase di stagnazione avrebbe ripercussioni negative sul sistema finanziario e sui conti pubblici. Valori eccessivamente ridotti dell'inflazione rendono più difficoltoso il processo di riassorbimento del debito, pubblico e privato, e implicano un inasprimento delle condizioni monetarie, con effetti negativi su consumi e investimenti".
Nel documento di Palazzo Koch si fotografa la situazione attuale dei mercati finanziari, che per gli economisti sono "sposti a repentini rialzi della volatilità, come accaduto intorno alla metà di ottobre per l'aggravarsi dei timori sulle condizioni politiche e finanziarie in Grecia".
Per quanto riguarda la crescita, Bankitalia ricorda come "il peggioramento del quadro congiunturale e la necessità di non gravare sulla modesta ripresa della domanda interna hanno indotto il Governo italiano a rendere più graduale il riequilibrio delle finanze pubbliche", in riferimento al rinvio al 2017 dell'obiettivo di pareggio strutturale di bilancio fissato con la Stabilità. "In prospettiva, alla sostenibilità del debito contribuisce la dinamica delle principali voci di spesa, che rimane contenuta; la velocità di aggiustamento del rapporto tra debito pubblico e Pil dipenderà soprattutto dal ritmo di crescita del prodotto nominale". In poche parole, senza la crescita e l'espansione del denominatore del rapporto tra debito e Pil, non ci sarà alcun miglioramento di quell'equilibrio.
Facendo il punto sulla situazione delle famiglie, il bollettino dice che "in presenza di una debole dinamica del reddito, alla modesta ripresa dei consumi delle famiglie ha corrisposto una flessione del risparmio. La ricchezza finanziaria è aumentata per effetto dell'incremento dei prezzi dei titoli in portafoglio. I bassi tassi di interesse contribuiscono a mantenere contenuta la vulnerabilità delle famiglie indebitate; secondo nostre valutazioni la quota dei nuclei familiari finanziariamente fragili crescerebbe in misura limitata anche a fronte di shock macroeconomici severi e di rialzi dei tassi".
Nel testo si specifica che "le simulazioni indicano che la percentuale di famiglie vulnerabili" - in uno scenario in cui il reddito nominale riprende a crescere moderatamente dal 2015, i tassi di interesse rimangono pressoché invariati e i prestiti alle famiglie tornano a salire soltanto nel 2015 - sarebbe "al 3,2 per cento nel 2014, per poi raggiungere il 3,4 nel 2015; la loro quota di debito crescerebbe solo di poco rispetto al 2012, grazie alla maggiore selettività applicata dagli intermediari finanziari durante la crisi nella concessione dei prestiti alle famiglie con basso reddito". In presenza di uno "shock del reddito nominale (calo dello 0,5 per cento nel 2014 e dell'1,0 per cento nel 2015), la quota di famiglie vulnerabili sarebbe pari al 3,7 per cento nel 2015, con un debito di poco superiore al 21 per cento del totale. In uno scenario alternativo, con un profilo del reddito in linea con quello di base e un incremento di un punto percentuale del tasso Euribor a tre mesi nel 2015, la quota di famiglie vulnerabili sarebbe pari al 3,5 per cento e il debito da esse detenuto risulterebbe di poco inferiore al 21 per cento".
Per le imprese, invece, "il protrarsi della debolezza dell'economia costituisce il principale fattore di rischio. È in atto un graduale riequilibrio della struttura finanziaria: si riduce il debito e aumenta il ricorso al mercato. Tra le aziende più grandi e tra quelle maggiormente orientate ai mercati esteri sono inoltre emersi segnali di miglioramento delle condizioni economiche. Le piccole imprese, in media meno patrimonializzate, restano più esposte ai rischi derivanti dalla congiuntura e dalle difficoltà di accesso al credito".
Su quest'ultimo punto, l'accesso ai finanziamenti, difficilmente ci saranno miglioramenti a breve. Palazzo Koch annota infatti: "Prosegue, pur attenuandosi, la contrazione dei prestiti, riflettendo la debolezza dell’economia. In base a nostre proiezioni, i prestiti alle società non finanziarie continuerebbero a diminuire anche nel 2015, seppur con un’intensità progressivamente decrescente. La contrazione dei mutui alle famiglie dovrebbe invece interrompersi già nel primo trimestre del prossimo anno".