MILANO - Ci voglino 14 anni e mezzo, in Italia, per completare un'opera pubblica infrastrutturale da almeno 100 milioni di valore. Significa che quelle in dirittura d'arrivo in questi anni, molto probabilmente sono nate quando ancora l'euro non era nelle tasche degli italiani e sulle carte degli enti che le hanno progettate. Il dato emerge dal rapporto realizzato dall'Unità di verifica degli investimenti pubblici (Uver) del Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica (Dps) sui tempi di attuazione e di spesa delle opere pubbliche.
Una carrellata di dati che fotografa le inefficienze del sistema, che ha registrato un peggioramento di performance rispetto al rapporto del 2011. Per capire quanti margini di miglioramento ci sono, basta pensare che i passaggi burocratici incidono notevolmente: i cosiddetti "tempi di attraversamento", cioè i tempi necessari per passare da una fase procedurale alla successiva, per esempio dalla fine della progettazione preliminare all'avvio di quella definitiva o dalla progettazione esecutiva all'aggiudicazione della gara, incidono in media per il 42% sui ritardi di consegna, circa 2 anni rispetto ai 4,5 anni totali (durata media delle opere, considerando tutte le fasce di valore). La rilevanza dei tempi di attraversamento diminuisce al crescere dell'importo, passando nel complesso dal 72% per la classe di importo minore di 100 mila euro al 45% per la classe di importo superiore a 100 milioni di euro.
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Dal rapporto emerge anche il collegamento diretto tra il valore economico degli interventi e i loro tempi di realizzazione: le opere d'importo inferiore ai 100 mila euro vengono completate mediamente in 2,9 anni, mentre per quelle d'importo tra i 50 e i 100 milioni sono necessari in media 11,6 anni. Differenze sostanziali emergono anche a seconda della natura degli investimenti. Le durate più brevi, con 3,7 anni di media, si riscontrano nell'edilizia, la viabilità e le strade si attestano sui 5,2 anni, gli interventi per risorse idriche sui 5,4 anni e gli altri trasporti, che comprendono gli interventi di tipo ferroviario e aeroportuale, hanno i tempi più lunghi con 6,8 anni.
La situazione, come sempre accade in Italia, è fortemente differenziata per area geografica, mentre non cambia molto la natura dell'Ente che affida l'opera. Tra le regioni più veloci, ci sono l'Emilia Romagna, il Trentino Alto Adige, la Lombardia e il Piemonte, tra quelle più lente la Sicilia e la Basilicata.
Un ulteriore dato significativo è il protrarsi delle attività a valenza economica anche dopo l'ultimazione dei lavori: dopo la chiusura dei cantieri rimane infatti ancora da gestire poco meno del 30% dei finanziamenti, una percentuale rilevante in cui è spesso incluso il saldo finale da corrispondere alle ditte realizzatrici.
Una carrellata di dati che fotografa le inefficienze del sistema, che ha registrato un peggioramento di performance rispetto al rapporto del 2011. Per capire quanti margini di miglioramento ci sono, basta pensare che i passaggi burocratici incidono notevolmente: i cosiddetti "tempi di attraversamento", cioè i tempi necessari per passare da una fase procedurale alla successiva, per esempio dalla fine della progettazione preliminare all'avvio di quella definitiva o dalla progettazione esecutiva all'aggiudicazione della gara, incidono in media per il 42% sui ritardi di consegna, circa 2 anni rispetto ai 4,5 anni totali (durata media delle opere, considerando tutte le fasce di valore). La rilevanza dei tempi di attraversamento diminuisce al crescere dell'importo, passando nel complesso dal 72% per la classe di importo minore di 100 mila euro al 45% per la classe di importo superiore a 100 milioni di euro.
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Dal rapporto emerge anche il collegamento diretto tra il valore economico degli interventi e i loro tempi di realizzazione: le opere d'importo inferiore ai 100 mila euro vengono completate mediamente in 2,9 anni, mentre per quelle d'importo tra i 50 e i 100 milioni sono necessari in media 11,6 anni. Differenze sostanziali emergono anche a seconda della natura degli investimenti. Le durate più brevi, con 3,7 anni di media, si riscontrano nell'edilizia, la viabilità e le strade si attestano sui 5,2 anni, gli interventi per risorse idriche sui 5,4 anni e gli altri trasporti, che comprendono gli interventi di tipo ferroviario e aeroportuale, hanno i tempi più lunghi con 6,8 anni.
La situazione, come sempre accade in Italia, è fortemente differenziata per area geografica, mentre non cambia molto la natura dell'Ente che affida l'opera. Tra le regioni più veloci, ci sono l'Emilia Romagna, il Trentino Alto Adige, la Lombardia e il Piemonte, tra quelle più lente la Sicilia e la Basilicata.
Un ulteriore dato significativo è il protrarsi delle attività a valenza economica anche dopo l'ultimazione dei lavori: dopo la chiusura dei cantieri rimane infatti ancora da gestire poco meno del 30% dei finanziamenti, una percentuale rilevante in cui è spesso incluso il saldo finale da corrispondere alle ditte realizzatrici.