MILANO - Indagato il presidente del'Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti (Inpgi) Andrea Camporese. L'accusa è truffa ai danni dell'Istituto: secondo la procura di Milano, Camporese, in concorso con gli amministratori della Sopaf dei fratelli Magnoni, avrebbe consentito alla società di realizzare un ingiusto profitto in danno dell'Inpgi per 7,6 milioni di euro, attraverso operazioni di trasferimento di quote del Fip, il Fondo Immobili Pubblici. A maggio, i fratelli Magnoni sono stati arrestati
per associazione a delinquere. Mentre tre giorni fa è finito in manette l'ex presidente della Cassa dei ragionieri per una presunta tangente di un milione, Paolo Saltarelli, sempre nell'ambito delle indagini su Sopaf.
Nel nuovo ramo dell'inchiesta, tra gli indagati Giorgio Magnoni, Alberto Ciaperoni, Stefano Siglienti, Andrea Toschi, della Sopaf e il banchiere d'affari Gianfranco Paparella. La presunta truffa sarebbe avvenuta nel contesto di una complessa operazione finanziaria: secondo gli inquirenti, Sopaf Spa ha acquistato quote Fip, poi rivendute all'Inpgi e all'Enpam (Ente di previdenza dei medici) dalla società austriaca Immowest. Non avendo la disponibilità finanziaria per concludere la transazione con Immowest, Sopaf è riuscita a definire l'operazione solo grazie a un finanziamento occulto ottenuto dagli stessi.
Per poter celare il finanziamento - sostiene l'accusa - sono stati stipulati, tra Sopaf e gli enti Enpam e Inpgi, due Escrow Agreement (un deposito in garanzia presso terzi rispetto ai contraenti), collegati ai contratti di compravendita; tali atti sono stati strutturati in modo tale da permettere a Sopaf di poter disporre del prezzo di vendita prima che i certificati delle quote Fip fossero trasferiti agli enti.
Per quel che concerne specificamente l'Inpgi gli inquirenti hanno accertato che i dirigenti dell'ente non sono intervenuti in alcuna fase della redazione dei Escrow Agreement, accettando passivamente quanto stabilito da Sopaf. Tale particolare è confermato - secondo l'accusa - dall'analisi della documentazione acquisita e dalle dichiarazioni dei dipendenti di Intesa Sanpaolo (Escrow Agent dell'operazione) coinvolti nelle operazioni. Sempre secondo l'accusa, il contratto di Escrow con l'Inpgi è stato strutturato esclusivamente per permettere a Sopaf di costituire la provvista necessaria per l'acquisto delle quote Fip da Immowest. Tale contratto - sempre secondo gli inquirenti - è stato occultato al Consiglio di Amministrazione dell'ente in sede di ratifica della delibera presidenziale n. 42 del 19 febbraio 2009 (con cui è stato disposto l'acquisto delle quote Fip da Sopaf) a firma di Camporese, ratificata dal Consiglio di amministrazione con atto n. 40 del successivo 7 aprile. L'effetto della complessa operazione, secondo i pm - sarebbe stato quello di un ingiusto profitto realizzato dalla Sopaf ai danni dell'Inpgi per oltre sette milioni e mezzo di euro.
Camporese, che respinge ogni addebito, sottolinea che l'operazione, "istruita dagli uffici dell'Inpgi secondo le procedure interne, è stata realizzata utilizzando schemi negoziali usuali e tipici dei mercati finanziari nell'ambito di un procedimento pienamente trasparente e tracciabile in ogni passaggio e, pertanto, senza possibilità di occultare alcunchè. Gli inquirenti, al riguardo - aggiunge il presidente Inpgi - non hanno mai neppure ipotizzato che io abbia potuto trarre un vantaggio personale dall'operazione".
per associazione a delinquere. Mentre tre giorni fa è finito in manette l'ex presidente della Cassa dei ragionieri per una presunta tangente di un milione, Paolo Saltarelli, sempre nell'ambito delle indagini su Sopaf.
Nel nuovo ramo dell'inchiesta, tra gli indagati Giorgio Magnoni, Alberto Ciaperoni, Stefano Siglienti, Andrea Toschi, della Sopaf e il banchiere d'affari Gianfranco Paparella. La presunta truffa sarebbe avvenuta nel contesto di una complessa operazione finanziaria: secondo gli inquirenti, Sopaf Spa ha acquistato quote Fip, poi rivendute all'Inpgi e all'Enpam (Ente di previdenza dei medici) dalla società austriaca Immowest. Non avendo la disponibilità finanziaria per concludere la transazione con Immowest, Sopaf è riuscita a definire l'operazione solo grazie a un finanziamento occulto ottenuto dagli stessi.
Per poter celare il finanziamento - sostiene l'accusa - sono stati stipulati, tra Sopaf e gli enti Enpam e Inpgi, due Escrow Agreement (un deposito in garanzia presso terzi rispetto ai contraenti), collegati ai contratti di compravendita; tali atti sono stati strutturati in modo tale da permettere a Sopaf di poter disporre del prezzo di vendita prima che i certificati delle quote Fip fossero trasferiti agli enti.
Per quel che concerne specificamente l'Inpgi gli inquirenti hanno accertato che i dirigenti dell'ente non sono intervenuti in alcuna fase della redazione dei Escrow Agreement, accettando passivamente quanto stabilito da Sopaf. Tale particolare è confermato - secondo l'accusa - dall'analisi della documentazione acquisita e dalle dichiarazioni dei dipendenti di Intesa Sanpaolo (Escrow Agent dell'operazione) coinvolti nelle operazioni. Sempre secondo l'accusa, il contratto di Escrow con l'Inpgi è stato strutturato esclusivamente per permettere a Sopaf di costituire la provvista necessaria per l'acquisto delle quote Fip da Immowest. Tale contratto - sempre secondo gli inquirenti - è stato occultato al Consiglio di Amministrazione dell'ente in sede di ratifica della delibera presidenziale n. 42 del 19 febbraio 2009 (con cui è stato disposto l'acquisto delle quote Fip da Sopaf) a firma di Camporese, ratificata dal Consiglio di amministrazione con atto n. 40 del successivo 7 aprile. L'effetto della complessa operazione, secondo i pm - sarebbe stato quello di un ingiusto profitto realizzato dalla Sopaf ai danni dell'Inpgi per oltre sette milioni e mezzo di euro.
Camporese, che respinge ogni addebito, sottolinea che l'operazione, "istruita dagli uffici dell'Inpgi secondo le procedure interne, è stata realizzata utilizzando schemi negoziali usuali e tipici dei mercati finanziari nell'ambito di un procedimento pienamente trasparente e tracciabile in ogni passaggio e, pertanto, senza possibilità di occultare alcunchè. Gli inquirenti, al riguardo - aggiunge il presidente Inpgi - non hanno mai neppure ipotizzato che io abbia potuto trarre un vantaggio personale dall'operazione".