Economia

Abi: la crisi continua, le sofferenze salgono a 177 mld

I crediti di difficile esigibilità sono aumentati di 81,4 miliardi. Il tasso medio dei mutui è tornato ai livelli di quattro anni fa in discesa al 2,92%. Ancora in contrazione i prestiti

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MILANO - La crisi perdura e gli effetti sulle banche continuano a farsi sentire con un persistente aumento, sebbene a un ritmo più lento, delle sofferenze. A settembre, segnala il rapporto mensile Abi, le sofferenze lorde sono salite a 177 miliardi di euro dai 174 di agosto (+22% su base annua) mentre quelle nette sono passate da 79,5 a 81,4 miliardi. La situazione però ha qualche riflesso positivo, almeno per i consumatori: le misure di stimolo all'ecoomia della Bce, infatti, fanno scendere i tassi sui nuovi mutui ai livelli di 4 anni fa. Il tasso medio si è ridotto al 2,92% (2,99% il mese precedente). Il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese si è ridotto al 2,82% (il valore più basso da febbraio 2011).

Tuttavia, la dinamica dei prestiti migliora, ma resta negativa. Ad ottobre, secondo il rapporto mensile dell'Abi il totale del prestiti ai residenti (compresa la P.a.) è sceso dell'1,9% rispetto al -2,2% di settembre e in "costante recupero rispetto al picco negativo del -4,5% di novembre 2013". I finanziamenti a famiglie e imprese sono calati dello 0,8%, lo stesso risultato del mese precedente. A pesare, secondo l'Abi, è l'andamento in calo degli investimenti e la debolezza del ciclo economico.

In particolare diminuisce, su base annua, la raccolta a medio e lungo termine cioè tramite obbligazioni, (ad ottobre 2014: -12,7%, segnando una diminuzione su base annua in valore assoluto di oltre 66 miliardi di euro) il che, rileva l'Abi, penalizza l'erogazione dei prestiti a medio e lungo termine. Mentre i depositi aumentano - sempre a ottobre 2014 - di quasi 31,5 mld di euro rispetto all'anno precedente (su base annua, +2,6%, +3,7% a settembre 2014). L'andamento della raccolta complessiva (depositi da clientela residente + obbligazioni) registra ad ottobre 2014 una diminuzione di circa 34,8 mld di euro rispetto ad un anno prima, manifestando una variazione su base annua di -2% (-0,8% a settembre), risentendo della dinamica negativa della raccolta a medio e lungo termine.

Tornando alle sofferenze, l'Abi segnala che il rapporto sofferenze lorde su impieghi è del 9,3% a settembre 2014 (7,5% un anno prima; 2,8% a fine 2007), valore che raggiunge il 15,6% per i piccoli operatori economici (13,2% a settembre 2013; 7,1% a fine 2007), il 15,4% per le imprese (12% un anno prima; 3,6% a fine 2007) ed il 6,7% per le famiglie consumatrici.
Negli ultimi anni le sofferenze sono più che raddoppiate, sia in termini di numero di affidati che di ammontari. In dettaglio, il numero di affidati in sofferenza è passato da 593.820 nel 2008 ad oltre un milione e duecento mila a giugno 2014, mentre in termini di ammontari le sofferenze sono passate da 41 miliardi a quasi 162,5 miliardi. Se si considera la classe di grandezza fino a 125 mila euro si può riscontrare che a giugno 2014 tale classe ha visto il raggiungimento di oltre un milione di affidati, più 465 mila rispetto a fine 2008.