Economia

Moody's, in Italia riforme incomplete

Dopo uno slancio iniziale, il governo italiano, insieme ad altri dell'Europa del Sud (Francia e Spagna) hanno frenato sul fronte della ristrutturazione dello Stato, minacciando la ripresa stessa e la fiducia degli investitori

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MILANO - "I governi della 'periferia' dell'Eurozona hanno fatto molto ma i piani di consolidamento di bilancio e riforme restano incompleti, specialmente in Italia". Lo scrive Moody's, secondo cui le minori ambizioni riformatrici di Italia e Francia minacciano la crescita futura e lasciano i Paesi più vulnerabili ai mercati.

Le previsioni sono contenute nell'Outlook 2015:Global sovereigns di Moody's, che al nostro paese assegna un rating Baa2 con outlook stabile. L'agenzia aggiunge che "nei paesi 'core', in particolare in Francia (rating Aa1, outlook negativo), le riforme strutturali hanno realizzato poco, malgrado un crescente bisogno, per promuovere la competitività". Il rapporto evidenzia che governi europei, come quello francese e quello italiano, "hanno già ridotto le loro ambizioni a livello di riforme strutturali e di consolidamento fiscale. Una diminuzione delle riforme mina le future prospettive di crescita e lascia i paesi di Eurolandia più vulnerabili a un'inversione di tendenza del sentiment degli investitori".

"L'Italia è uno dei Paesi dell'Eurozona più esposti" a un potenziale cambiamento nei flussi finanziari, nonostante la Bce, "dato un fabbisogno lordo di finanziamento del debito stimato a circa il 29% del Pil nel 2015", aggiunge l'agenzia di rating, secondo cui "anche la Spagna è vulnerabile" con un 20%, che la colloca al secondo posto nell'Eurozona. Nel Paese iberico anche l'elevato ammontare del debito detenuto da investitori non residenti, pari nell'agosto 2014 al 41% rispetto al 34% dell'Italia. Nello studio emerge anche che "il recente periodo di tensioni sui mercati finanziari mostra la relativamente più elevata fragilità del sentiment degli investitori rispetto ai mercati dei bond sovrani periferici. Lo spread tra i prezzi ask e bid per bond sovrani italiani, irlandesi e portoghesi si è allargato a settembre e ottobre, un segnale di minore liquidità, che segnala mercati più volatili".

La bassa crescita e la bassa inflazione continueranno a pesare sui profili di credito dei paesi membri di Eurolandia nel 2015. L'agenzia esclude "un periodo di deflazione prolungato" nella regione, anche se "è verosimile un periodo sostenuto di inflazione molto bassa, sotto l'1%, ma in territorio positivo in media nel 2015". Le attese di crescita in Eurolandia, aggiunge l'agenzia, "sono offuscate da una domanda interna fiacca a fronte di un mercato del lavoro debole e una continua riduzione dell'indebitamento da parte del settore pubblico e privato".

La politica prevista dalla Bce di espansione del bilancio a seguito di operazioni di tltro e acquisti di abs e covered bonds è considerata da Moody's "un elemento di sostegno al credito, in particolare per paesi penalizzati da elevati livello di debito come Francia, Spagna e Italia". Moodys' aggiunge che la politica di 'quantitative easing' della Bce avrà un impatto minore rispetto a quella di Usa e Regno unito a fronte "dell'ambiente molto diverso da quello in cui hanno operato all'inizio della crisi la Fed e la Banca d'inghilterra".

L'esposizione delle banche europee verso la Russia è relativamente bassa rispetto ai loro asset totali,ma secondo Moody's "elevate perdite da esposizioni dei principali istituti verso la Russia potrebbero indebolire la fiducia pesando sui sistemi bancari europei ancora relativamente deboli, anche se in via di stabilizzazione". Moody's precisa che il sistema bancario dell'Austria registra un'esposizione verso la Russia pari al 3,9% del Pil, seguito da Olanda, Francia e Italia, che segnano rispettivamente 2%, 1,7% e 1,2%. Inoltre, rileva l'agenzia, visto che la Russia copre il 33% dei consumi di combustibili fossili dell'Europa, importanti problemi delle forniture di energia, che Moody's considera comunque "uno scenario poco probabile", causerebbero "un incremento dei prezzi dell'energia europei, il che porterebbe a una frenata della crescita dell'economia europea e dei profitti" nella regione.