Allarme Ocse sulla ripresa: disoccupazione sopra il 12% a lungo
Interattivo. La crescita resta debole e in Italia il debito continuerà ad aumentare costituendo "una vulnerabilità significativa" per il Paese. L'Eurozona è a rischio deflazione: "Utilizzare tutte le leve macroeconomiche"
MILANO - La ripresa c'è ma è debole. Peggio: l'Eurozona rischia una lunga fase di stagnazione. Sono le previsioni contenute nell'Economic Outlook dell'Ocse secondo cui l'Italia tornerà a crescere dello 0,2% l'anno prossimo e dell'1% quello successivo: un trend non sufficiente a riportare il tasso di disoccupazione sotto il 10%. I senza lavoro, infatti, scenderanno, fino al 2016 rimarranno il sopra al 12%.
Dopo la contrazione del 2014, quindi, l'economia italiana "dovrebbe tornare alla crescita per la metà del 2015, e accelerare un po' nel 2016". Non abbastanza comunque perché il debito pubblico inizi a calare. Anzi, secondo l'organizzazione di Parigi continuerà a crescere almeno per i prossimi due anni passando dall'attuale 130,6% al 133,5% nel 2016. Un livello che "costituisce una vulnerabilità significativa" per il Paese.
In questo senso il programma di riforme del governo italiano "dev'essere portato ava…
Dopo la contrazione del 2014, quindi, l'economia italiana "dovrebbe tornare alla crescita per la metà del 2015, e accelerare un po' nel 2016". Non abbastanza comunque perché il debito pubblico inizi a calare. Anzi, secondo l'organizzazione di Parigi continuerà a crescere almeno per i prossimi due anni passando dall'attuale 130,6% al 133,5% nel 2016. Un livello che "costituisce una vulnerabilità significativa" per il Paese.
In questo senso il programma di riforme del governo italiano "dev'essere portato ava…
MILANO - La ripresa c'è ma è debole. Peggio: l'Eurozona rischia una lunga fase di stagnazione. Sono le previsioni contenute nell'Economic Outlook dell'Ocse secondo cui l'Italia tornerà a crescere dello 0,2% l'anno prossimo e dell'1% quello successivo: un trend non sufficiente a riportare il tasso di disoccupazione sotto il 10%. I senza lavoro, infatti, scenderanno, fino al 2016 rimarranno il sopra al 12%.
Dopo la contrazione del 2014, quindi, l'economia italiana "dovrebbe tornare alla crescita per la metà del 2015, e accelerare un po' nel 2016". Non abbastanza comunque perché il debito pubblico inizi a calare. Anzi, secondo l'organizzazione di Parigi continuerà a crescere almeno per i prossimi due anni passando dall'attuale 130,6% al 133,5% nel 2016. Un livello che "costituisce una vulnerabilità significativa" per il Paese.
In questo senso il programma di riforme del governo italiano "dev'essere portato avanti con determinazione, insieme all'efficace implementazione delle riforme precedenti, affinchè la crescita più forte sia sostenibile". Anche per questo l'Ocse, giudica "adeguato" il rinvio di una nuova stretta sui conti e dà parere positivo sui "passi iniziali" dell'Italia in materia di riforme. Un assist che l'organizzazione parigina spiega così: "Il ritmo di riassetto strutturale dei conti più lento rispetto agli impegni precedenti proposto da Francia e Italia nelle loro leggi di bilancio 2015 pare appropriato, perchè può dare alle riforme strutturali già concordate e alle politiche monetarie accomodanti una possibilità di rilanciare l'attività economica".
D'altra parte la ripresa in Francia e Italia è fondamentale per l'intera Eurozona. Per l'Ocse se la domanda non riparte, la zona euro "potrebbe restare bloccata in una stagnazione persistente. In questo contesto, è essenziale che siano utilizzate tutte le leve macroeconomiche e di politica strutturale per offrire alla crescita il maggior supporto possibile". Anche perché l'area euro "è a rischio deflazione se la crescita stagna o le aspettative sull'inflazione scendono ulteriormente". Secondo l'Ocse i prezzi aumenteranno dell'1% solo nel 2016.
La "trappola" in cui rischia di cadere l'eurozona, spiega l'Ocse, è una sorta di circolo vizioso: "la domanda deficitaria dovuta all'insufficiente stimolo da parte delle politiche mina la crescita potenziale, che a sua volta indebolisce ulteriormente la domanda aggregata". Più in generale, scrive ancora l'organizzazione, "nell'area euro la ripresa rimane debole, la fiducia è calata e le pressioni deflazionistiche restano elevate. Una politica monetaria sempre più accomodante, il rallentamento del riassetto fiscale, il deprezzamento del tasso di cambio dell'euro e i prezzi del petrolio più bassi dovrebbero tutti aiutare a stimolare l'attività, ma è improbabile che la ripresa riprenda slancio prima del 2015 inoltrato".
Dopo la contrazione del 2014, quindi, l'economia italiana "dovrebbe tornare alla crescita per la metà del 2015, e accelerare un po' nel 2016". Non abbastanza comunque perché il debito pubblico inizi a calare. Anzi, secondo l'organizzazione di Parigi continuerà a crescere almeno per i prossimi due anni passando dall'attuale 130,6% al 133,5% nel 2016. Un livello che "costituisce una vulnerabilità significativa" per il Paese.
In questo senso il programma di riforme del governo italiano "dev'essere portato avanti con determinazione, insieme all'efficace implementazione delle riforme precedenti, affinchè la crescita più forte sia sostenibile". Anche per questo l'Ocse, giudica "adeguato" il rinvio di una nuova stretta sui conti e dà parere positivo sui "passi iniziali" dell'Italia in materia di riforme. Un assist che l'organizzazione parigina spiega così: "Il ritmo di riassetto strutturale dei conti più lento rispetto agli impegni precedenti proposto da Francia e Italia nelle loro leggi di bilancio 2015 pare appropriato, perchè può dare alle riforme strutturali già concordate e alle politiche monetarie accomodanti una possibilità di rilanciare l'attività economica".
D'altra parte la ripresa in Francia e Italia è fondamentale per l'intera Eurozona. Per l'Ocse se la domanda non riparte, la zona euro "potrebbe restare bloccata in una stagnazione persistente. In questo contesto, è essenziale che siano utilizzate tutte le leve macroeconomiche e di politica strutturale per offrire alla crescita il maggior supporto possibile". Anche perché l'area euro "è a rischio deflazione se la crescita stagna o le aspettative sull'inflazione scendono ulteriormente". Secondo l'Ocse i prezzi aumenteranno dell'1% solo nel 2016.
La "trappola" in cui rischia di cadere l'eurozona, spiega l'Ocse, è una sorta di circolo vizioso: "la domanda deficitaria dovuta all'insufficiente stimolo da parte delle politiche mina la crescita potenziale, che a sua volta indebolisce ulteriormente la domanda aggregata". Più in generale, scrive ancora l'organizzazione, "nell'area euro la ripresa rimane debole, la fiducia è calata e le pressioni deflazionistiche restano elevate. Una politica monetaria sempre più accomodante, il rallentamento del riassetto fiscale, il deprezzamento del tasso di cambio dell'euro e i prezzi del petrolio più bassi dovrebbero tutti aiutare a stimolare l'attività, ma è improbabile che la ripresa riprenda slancio prima del 2015 inoltrato".