Confindustria vede la ripresa all'inizio del 2015
Dal Centro studi dell'associazione degli industriali un assist al governo: "Nell'immediato le riforma rispondono alla domanda di cambiamento del Paese e restituiscono così la fiducia necessaria a rilanciare consumi e investimenti"
MILANO - Le riforme restituiscono fiducia al Paese. Gli effetti si vedranno solo nel medio termine, ma la volontà di cambiamento è un segnale positivo che aiuterà consumi e investimenti. E' quanto si legge nelle stime del Centro studi di Confindustria secondo cui in Italia la contrazione del Pil nel terzo trimestre è risultata "in linea" con le previsioni.
Nel quarto trimestre, invece, "gli indicatori fin qui disponibili suggeriscono una variazione nulla; sarebbe una buona base per la ripartenza a inizio 2015". I motivi della ripresa secondo l'associazione degli industriali non sarebbero legati direttamente alle riforme, quando al ritorno della fiducia legato proprio alla volontà del governo di cambiare: "Le riforme strutturali danno frutti nel medio termine, ma nell'immediato rispondono alla domanda di cambiamento del Paese e restituiscono così la fiducia necessaria a rilanciare consumi e investimenti".
Nell'insie…
Nel quarto trimestre, invece, "gli indicatori fin qui disponibili suggeriscono una variazione nulla; sarebbe una buona base per la ripartenza a inizio 2015". I motivi della ripresa secondo l'associazione degli industriali non sarebbero legati direttamente alle riforme, quando al ritorno della fiducia legato proprio alla volontà del governo di cambiare: "Le riforme strutturali danno frutti nel medio termine, ma nell'immediato rispondono alla domanda di cambiamento del Paese e restituiscono così la fiducia necessaria a rilanciare consumi e investimenti".
Nell'insie…
MILANO - Le riforme restituiscono fiducia al Paese. Gli effetti si vedranno solo nel medio termine, ma la volontà di cambiamento è un segnale positivo che aiuterà consumi e investimenti. E' quanto si legge nelle stime del Centro studi di Confindustria secondo cui in Italia la contrazione del Pil nel terzo trimestre è risultata "in linea" con le previsioni.
Nel quarto trimestre, invece, "gli indicatori fin qui disponibili suggeriscono una variazione nulla; sarebbe una buona base per la ripartenza a inizio 2015". I motivi della ripresa secondo l'associazione degli industriali non sarebbero legati direttamente alle riforme, quando al ritorno della fiducia legato proprio alla volontà del governo di cambiare: "Le riforme strutturali danno frutti nel medio termine, ma nell'immediato rispondono alla domanda di cambiamento del Paese e restituiscono così la fiducia necessaria a rilanciare consumi e investimenti".
Nell'insieme, dunque, "i pochi dati disponibili puntano a un Pil invariato nel quarto trimestre, stima che deve trovare conferma nei numeri prossimamente in uscita; rispetto ad attese di ulteriore calo, ciò sarebbe una migliore base per la ripartenza già dall'avvio dell'anno prossimo", afferma il Csc nell'ultima analisi mensile. In Italia, viene infatti indicato, "l'export è tornato ad aumentare, l'occupazione mostra i primi segnali di recupero, si è arrestata l'emorragia di credito alle imprese (anche se le condizioni d'offerta rimangono strette) e la riduzione dei tassi, di cui hanno molto beneficiato titoli pubblici e bancari, inizia a essere trasmessa alle piccole aziende".
Il Centro studi ha anche commentato il piano di investimenti messo a punto dal presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, che "dovrebbe mobilitare 315 miliardi, ma la leva di 15 è elevata, non chiare le risorse vere (21 miliardi) e non è certo se i contributi nazionali eventuali siano esclusi da deficit e debito".
Nel quarto trimestre, invece, "gli indicatori fin qui disponibili suggeriscono una variazione nulla; sarebbe una buona base per la ripartenza a inizio 2015". I motivi della ripresa secondo l'associazione degli industriali non sarebbero legati direttamente alle riforme, quando al ritorno della fiducia legato proprio alla volontà del governo di cambiare: "Le riforme strutturali danno frutti nel medio termine, ma nell'immediato rispondono alla domanda di cambiamento del Paese e restituiscono così la fiducia necessaria a rilanciare consumi e investimenti".
Nell'insieme, dunque, "i pochi dati disponibili puntano a un Pil invariato nel quarto trimestre, stima che deve trovare conferma nei numeri prossimamente in uscita; rispetto ad attese di ulteriore calo, ciò sarebbe una migliore base per la ripartenza già dall'avvio dell'anno prossimo", afferma il Csc nell'ultima analisi mensile. In Italia, viene infatti indicato, "l'export è tornato ad aumentare, l'occupazione mostra i primi segnali di recupero, si è arrestata l'emorragia di credito alle imprese (anche se le condizioni d'offerta rimangono strette) e la riduzione dei tassi, di cui hanno molto beneficiato titoli pubblici e bancari, inizia a essere trasmessa alle piccole aziende".
Il Centro studi ha anche commentato il piano di investimenti messo a punto dal presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, che "dovrebbe mobilitare 315 miliardi, ma la leva di 15 è elevata, non chiare le risorse vere (21 miliardi) e non è certo se i contributi nazionali eventuali siano esclusi da deficit e debito".