MILANO - Il discorso di Mario Draghi al termine del board della Bce viene letto a freddo come una scelta ineluttabile, ma posticipata, di avviare l'acquisto di titoli di Stato dal prossimo gennaio, attraverso un quantitative easing. La reazione dei mercati di ieri, a caldo, è stata negativa perché probabilmente gli investitori si attendevano qualche segnale in più; da considerare anche l'impatto della speculazione, di chi aveva scommesso sull'azione immediata e si è trovato costretto a far marcia indietro. In ogni caso, la strada verso il quantitative easing sembra ormai segnata nonostante l'opposizione interna di 6 o 7 governatori, coalizzati intorno al falco tedesco Jens Weidmann.
Oggi gli investitori tornano a guardare agli Stati Uniti, dove la disoccupazione a novembre è ferma al 5,8% sui minimi da luglio 2008, ma i nuovi occupati volano a 321mila contro gli attesi 230mila: si allunga così a 11 la striscia di rialzi consecutivi con oltre 200mila posti di lavoro creati. Bene anche il dato sulla crescita dei salari, che registrano un +0,4%: un dato molto sensibile per la Fed, dal quale dipendono direttamente Pil e Consumi. Se queste indicazioni si dovessero confermare, dicono dalle sale operative, è possibile vedere schizzare ulteriormente il dollaro, in particolare verso lo yen. Ad ora, il biglietto verde è tornato sopra i 120 yen, ai massimi degli ultimi sette anni e quattro mesi. Affonda l'euro, che scende fino a 1,2286 sul dollaro.
L'andamento dello yen ha favorito la Borsa di Tokyo, che ha terminato gli scambi in rialzo dello 0,19% ai picchi dall'estate del 2007. In Europa, i listini chiudono in rally sfruttando anche l'abbrivio dell'ottima performance degli ordini all'industria tedesca: Piazza Affari si rafforza fino a chiudere al +3,41%, superando quota 20mila punti. Francoforte chiude a +2,39%, Parigi segue a +2,21%. Bene anche Londra, che aggiunge l'1,15% finale. Tra i comparti del listino milanese, rimbalza nettamente il comparto bancario dopo lo scivolone di ieri. La notifica dello stop al gasdotto South Stream pesa ancora su Saipem. Positivo l'andamento di Fiat Chrysler Automobiles, che ha annunciato l'emissione di 100 milioni di azioni e di un convertendo da 2,5 miliardi di dollari.
Wall Street conferma il rialzo dell'apertura dopo i positivi dati sull'occupazione: il Dow Jones chiude in rialzo dello 0,32%, il Nasdaq dello 0,24% e lo S&P 500 dello 0,16%. A frenare un po' gli entusiasmi c'è il fatto che la Federal Reserve alzerà i tassi nel 2015 anche perché i suoi obiettivi di stabilità dei prezzi e piena occupazione sono "vicini", come dice Loretta Mester, presidente della Fed di Cleveland.
Torna il vento positivo, dopo la pausa di ieri legata alla riunione della Bce, sul versante obbligazionario: lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi è sotto 120 punti, ai minimi dal maggio 2010, a quota 118 punti. Il rendimento è all'1,96%, vicino al minimo record.
Dal fronte macro del Vecchio continente, come accennato si segnala il boom degli ordini dell'industria tedesca: sono saliti del 2,5% su mese a ottobre (indice destagionalizzato), molto al di sopra delle attese, e del 2,4% su anno (indice grezzo). Gli ordini interni sono aumentati del 5,3% su mese. A questa buona rilevazione fa però da contraltare la Bundesbank, che ha dimezzato le sue previsioni di crescita per l'economia tedesca: nel 2015 la stima è di +1% anziché il doppio stimato a giugno. Nel 2014 il Pil crescerà dell'1,4% invece che dell'1,9% e nel 2016 dell'1,6%. Ancora in Germania, i prezzi alla produzione della manifattura ad ottobre sono saliti del 2,5% rispetto a settembre. Eurostat, intanto, conferma la crescita dello 0,2% nell'Eurozona nel terzo trimestre: male solo Austria, Cipro e Italia. Proprio per oggi l'Italia aspetta il giudizio di Standard&Poor's. Tornando agli Usa, oltre al report sull'occupazione si attendono la bilancia commerciale, gli ordini alle fabbriche, il credito al consumo.
A mostrare la debolezza globale c'è ancora l'andamento del petrolio, che torna a scendere dopo un mini-recupero nelle ultime sedute. A New York, mentre nella Ue terminano gli scambi, il petrolio Wti viaggia in netto ribasso tornando in area 65,5 dollari al barile. Sulle quotazioni pesano ora le scelte dell'Arabia Saudita di tagliare il prezzo del listino delle esportazioni verso gli Stati Uniti e l'Asia.
In Asia, l'indice economico principale del Giappone è sceso al livello più basso dagli inizi del 2013. L'indice è sceso a 104 ad ottobre, il più basso da gennaio 2013, rispetto al 105,6 del mese precedente. Gli economisti avevano previsto un calo a 104,1. La Borsa di Shanghai ha chiuso la seduta in rialzo dell'1,32%, al più alto livello da aprile 2011.
Oggi gli investitori tornano a guardare agli Stati Uniti, dove la disoccupazione a novembre è ferma al 5,8% sui minimi da luglio 2008, ma i nuovi occupati volano a 321mila contro gli attesi 230mila: si allunga così a 11 la striscia di rialzi consecutivi con oltre 200mila posti di lavoro creati. Bene anche il dato sulla crescita dei salari, che registrano un +0,4%: un dato molto sensibile per la Fed, dal quale dipendono direttamente Pil e Consumi. Se queste indicazioni si dovessero confermare, dicono dalle sale operative, è possibile vedere schizzare ulteriormente il dollaro, in particolare verso lo yen. Ad ora, il biglietto verde è tornato sopra i 120 yen, ai massimi degli ultimi sette anni e quattro mesi. Affonda l'euro, che scende fino a 1,2286 sul dollaro.
L'andamento dello yen ha favorito la Borsa di Tokyo, che ha terminato gli scambi in rialzo dello 0,19% ai picchi dall'estate del 2007. In Europa, i listini chiudono in rally sfruttando anche l'abbrivio dell'ottima performance degli ordini all'industria tedesca: Piazza Affari si rafforza fino a chiudere al +3,41%, superando quota 20mila punti. Francoforte chiude a +2,39%, Parigi segue a +2,21%. Bene anche Londra, che aggiunge l'1,15% finale. Tra i comparti del listino milanese, rimbalza nettamente il comparto bancario dopo lo scivolone di ieri. La notifica dello stop al gasdotto South Stream pesa ancora su Saipem. Positivo l'andamento di Fiat Chrysler Automobiles, che ha annunciato l'emissione di 100 milioni di azioni e di un convertendo da 2,5 miliardi di dollari.
Wall Street conferma il rialzo dell'apertura dopo i positivi dati sull'occupazione: il Dow Jones chiude in rialzo dello 0,32%, il Nasdaq dello 0,24% e lo S&P 500 dello 0,16%. A frenare un po' gli entusiasmi c'è il fatto che la Federal Reserve alzerà i tassi nel 2015 anche perché i suoi obiettivi di stabilità dei prezzi e piena occupazione sono "vicini", come dice Loretta Mester, presidente della Fed di Cleveland.
Torna il vento positivo, dopo la pausa di ieri legata alla riunione della Bce, sul versante obbligazionario: lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi è sotto 120 punti, ai minimi dal maggio 2010, a quota 118 punti. Il rendimento è all'1,96%, vicino al minimo record.
Dal fronte macro del Vecchio continente, come accennato si segnala il boom degli ordini dell'industria tedesca: sono saliti del 2,5% su mese a ottobre (indice destagionalizzato), molto al di sopra delle attese, e del 2,4% su anno (indice grezzo). Gli ordini interni sono aumentati del 5,3% su mese. A questa buona rilevazione fa però da contraltare la Bundesbank, che ha dimezzato le sue previsioni di crescita per l'economia tedesca: nel 2015 la stima è di +1% anziché il doppio stimato a giugno. Nel 2014 il Pil crescerà dell'1,4% invece che dell'1,9% e nel 2016 dell'1,6%. Ancora in Germania, i prezzi alla produzione della manifattura ad ottobre sono saliti del 2,5% rispetto a settembre. Eurostat, intanto, conferma la crescita dello 0,2% nell'Eurozona nel terzo trimestre: male solo Austria, Cipro e Italia. Proprio per oggi l'Italia aspetta il giudizio di Standard&Poor's. Tornando agli Usa, oltre al report sull'occupazione si attendono la bilancia commerciale, gli ordini alle fabbriche, il credito al consumo.
A mostrare la debolezza globale c'è ancora l'andamento del petrolio, che torna a scendere dopo un mini-recupero nelle ultime sedute. A New York, mentre nella Ue terminano gli scambi, il petrolio Wti viaggia in netto ribasso tornando in area 65,5 dollari al barile. Sulle quotazioni pesano ora le scelte dell'Arabia Saudita di tagliare il prezzo del listino delle esportazioni verso gli Stati Uniti e l'Asia.
In Asia, l'indice economico principale del Giappone è sceso al livello più basso dagli inizi del 2013. L'indice è sceso a 104 ad ottobre, il più basso da gennaio 2013, rispetto al 105,6 del mese precedente. Gli economisti avevano previsto un calo a 104,1. La Borsa di Shanghai ha chiuso la seduta in rialzo dell'1,32%, al più alto livello da aprile 2011.