ROMA - Le sue ali d'acciaio si aprono sinuose al di sopra del Memorial dedicato alle vittime dell'11 settembre. A dieci anni dal suo concepimento, il World Trade Center Transportation Hub - detto anche Fulton Center dal nome della via più vicina - ha finalmente svelato la sua sorprendente forma ai newyorchesi, coronamento della rinascita di quell'area di Lower Manhattan dove un tempo svettavano le Torri gemelle.
La gigantesca architettura aviaria che Santiago Calatrava concepì nel 2004 illustrandola ai giornalisti con l'immagine di un bambino che liberava una colomba troverà certamente una sua collocazione nel pantheon dell'architettura civica cittadina - nonostante molti l'abbiano già stroncata. Ma intanto si è certo assicurata un primato più ignominioso: quello di stazione metropolitana più costosa del mondo. A fare i conti in tasca a Port Authority, la società che gestisce la proprietà dell'area, è il New York Times. Che racconta come i costi della stazione, già stellari al suo concepimento (doveva costare 1,4 miliardi di dollari) siano lievitati fino alla cifra record di 4 miliardi di dollari, più del doppio. Quanto sarebbe bastato, insomma, a sviluppare un intero reticolo metropolitano in altre città. E qui basti pensare che solo i costi di gestione della costruzione - supervisione, controllo, monitoraggio, e documentazione relativa - hanno superato i 655 milioni dollari.
Che pasticcio quello di New York. Dove la grande le emozione post undici settembre e la necessità di onorare la memoria delle vittime del terrorismo di al Qaeda nel modo più significativo è diventato il trampolino delle ambizioni di grandi archistar: per poi impantanarsi in un labirinto di interessi politici e regolamenti che hanno fatto schizzare i costi al cielo, ben più in alto della pur altissima Freedom Tower, l'edificio che ha preso il posto proprio delle Due torri e recentemente stroncato da un articolo di Michael Kimmelman sempre sul NYT.
Le ali leggiadre dell'uccellino di Calatrava pronto a spiccare il volo si sono così trasformate in una sorta di dinosauro, pesante e immobile: che non riuscirà nemmeno a imporsi come uno degli hub più importanti della città, visto che lo snodo metropolitano c'è, certo, perché qui si incontrano 9 linee, anche molto intricate: ma in quanto a numeri di passeggeri, il nuovo centro non arriva nemmeno sul podio occupato da Grand Central, Time Square e Penn Station - "appena" 46 mila pendolari al giorno rispetto ai 208 mila quotidiani della stazione centrale. Al Nyt lo ha ammesso uno dei commissari del progetto, in forma rigorosamente anonima: "Il livello di design e architettura non è minimamente commisurata al tipo di utilizzo". Semmai, la costosissima stazione andrà a beneficio dei negozi che già affollano il Fulton Center col rischio, denuncia sempre il giornale, che la complessa architettura si trasformi presto in un immenso centro commerciale.
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Il nuovo gioiello di Manhattan, naturalmente, peserà sul resto delle stazioni, gallerie e progetti di trasporto regionale che da sempre giustificano l'esistenza di Port Autorithy: per pagare le spese del colosso sotto il World Trade Center l'autorità portuale è stata costretta - già nel 2009 - a eliminare 5 miliardi dal suo piano di ristrutturazione delle linee della capitale che avrebbe dovuto essere ultimato in 10 anni. Taglio che non le è bastato a evitare la mannaia di Moody's: l'agenzia di rating ne ha infatti abbattuto l'affidabilità nel 2012 proprio a causa dei costi, lievitati ancora, del nuovo hub. Per non parlare dei costi ricaduti sui cittadini, visto che la società si è adesso vista costretta ad alzare i pedaggi di tunnel e ponti.
Naturalmente la stravagante visione dell'architetto ha fatto la sua parte: Calatrava ha preteso interni senza colonne ed elementi in acciaio curvilinei che ha dovuto far realizzare all'estero, Italia compresa, da cui sono arrivate un terzo delle 36.500 tonnellate di acciaio. Solo per questa voce, il costo è stato di 474 milioni dollari. C'è poi tutto l'aspetto centro commerciale: l'atrio - definito Oculus da Calatrava - che secondo il progetto avrebbe dovuto avere un tetto apribile, come quello delle arene di un tempo, ma molto, molto più complesso. Idea abortita: dopo 3 anni di tentativi. E pensare che per rendersi conto della fattibilità, una comitiva di funzionari nel 2005 aveva viaggiato in Europa visitando i progetti dell'archistar spagnolo per capire se il visionario fosse anche capace di realizzare opere funzionali (con tanto di rimborso spese a diversi zeri). Questioni di sicurezza, poi, hanno costretto nel 2005 a raddoppiare le nervature d' acciaio: costi aumentati anche qui.
Per carità. L'aumento spropositato non è stata solo colpa degli architetti. L'ex sindaco Michael Bloomberg nel 2008 chiese che il memoriale fosse completato entro il decimo anniversario dell'attacco. In realtà non solo per onorare la memoria delle vittime: ma anche per mettere fine ai costosi ritardi. Questo ha significato che il tetto dello snodo, di fatto il camminamento della piazza-memoriale, è stato costruito come prima cosa, aumentando di 75 milioni di dollari il bilancio.
L'Autorità Portuale è stata poi il peggior nemico di se stessa. Per accelerare i lavori sono stati approvati alcuni subappalti costosi: altri 500 milioni. E se si ignora il "fee" dell'archistar, ma lo si ricava dalle clausole del contratto e dunque dovrebbe ammontare a circa 80 milioni, di sicuro, nel 2009 si è licenziata una delle ditta che aveva l'appalto, Phoenix Constructors, liquidata con 982.500 mila dollari. Al suo posto è entrata la Design Partnership Downtown pagata 405 milioni e 800 mila dollari.
Soldo più soldo meno.
La gigantesca architettura aviaria che Santiago Calatrava concepì nel 2004 illustrandola ai giornalisti con l'immagine di un bambino che liberava una colomba troverà certamente una sua collocazione nel pantheon dell'architettura civica cittadina - nonostante molti l'abbiano già stroncata. Ma intanto si è certo assicurata un primato più ignominioso: quello di stazione metropolitana più costosa del mondo. A fare i conti in tasca a Port Authority, la società che gestisce la proprietà dell'area, è il New York Times. Che racconta come i costi della stazione, già stellari al suo concepimento (doveva costare 1,4 miliardi di dollari) siano lievitati fino alla cifra record di 4 miliardi di dollari, più del doppio. Quanto sarebbe bastato, insomma, a sviluppare un intero reticolo metropolitano in altre città. E qui basti pensare che solo i costi di gestione della costruzione - supervisione, controllo, monitoraggio, e documentazione relativa - hanno superato i 655 milioni dollari.
Che pasticcio quello di New York. Dove la grande le emozione post undici settembre e la necessità di onorare la memoria delle vittime del terrorismo di al Qaeda nel modo più significativo è diventato il trampolino delle ambizioni di grandi archistar: per poi impantanarsi in un labirinto di interessi politici e regolamenti che hanno fatto schizzare i costi al cielo, ben più in alto della pur altissima Freedom Tower, l'edificio che ha preso il posto proprio delle Due torri e recentemente stroncato da un articolo di Michael Kimmelman sempre sul NYT.
Le ali leggiadre dell'uccellino di Calatrava pronto a spiccare il volo si sono così trasformate in una sorta di dinosauro, pesante e immobile: che non riuscirà nemmeno a imporsi come uno degli hub più importanti della città, visto che lo snodo metropolitano c'è, certo, perché qui si incontrano 9 linee, anche molto intricate: ma in quanto a numeri di passeggeri, il nuovo centro non arriva nemmeno sul podio occupato da Grand Central, Time Square e Penn Station - "appena" 46 mila pendolari al giorno rispetto ai 208 mila quotidiani della stazione centrale. Al Nyt lo ha ammesso uno dei commissari del progetto, in forma rigorosamente anonima: "Il livello di design e architettura non è minimamente commisurata al tipo di utilizzo". Semmai, la costosissima stazione andrà a beneficio dei negozi che già affollano il Fulton Center col rischio, denuncia sempre il giornale, che la complessa architettura si trasformi presto in un immenso centro commerciale.
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Il nuovo gioiello di Manhattan, naturalmente, peserà sul resto delle stazioni, gallerie e progetti di trasporto regionale che da sempre giustificano l'esistenza di Port Autorithy: per pagare le spese del colosso sotto il World Trade Center l'autorità portuale è stata costretta - già nel 2009 - a eliminare 5 miliardi dal suo piano di ristrutturazione delle linee della capitale che avrebbe dovuto essere ultimato in 10 anni. Taglio che non le è bastato a evitare la mannaia di Moody's: l'agenzia di rating ne ha infatti abbattuto l'affidabilità nel 2012 proprio a causa dei costi, lievitati ancora, del nuovo hub. Per non parlare dei costi ricaduti sui cittadini, visto che la società si è adesso vista costretta ad alzare i pedaggi di tunnel e ponti.
Naturalmente la stravagante visione dell'architetto ha fatto la sua parte: Calatrava ha preteso interni senza colonne ed elementi in acciaio curvilinei che ha dovuto far realizzare all'estero, Italia compresa, da cui sono arrivate un terzo delle 36.500 tonnellate di acciaio. Solo per questa voce, il costo è stato di 474 milioni dollari. C'è poi tutto l'aspetto centro commerciale: l'atrio - definito Oculus da Calatrava - che secondo il progetto avrebbe dovuto avere un tetto apribile, come quello delle arene di un tempo, ma molto, molto più complesso. Idea abortita: dopo 3 anni di tentativi. E pensare che per rendersi conto della fattibilità, una comitiva di funzionari nel 2005 aveva viaggiato in Europa visitando i progetti dell'archistar spagnolo per capire se il visionario fosse anche capace di realizzare opere funzionali (con tanto di rimborso spese a diversi zeri). Questioni di sicurezza, poi, hanno costretto nel 2005 a raddoppiare le nervature d' acciaio: costi aumentati anche qui.
Per carità. L'aumento spropositato non è stata solo colpa degli architetti. L'ex sindaco Michael Bloomberg nel 2008 chiese che il memoriale fosse completato entro il decimo anniversario dell'attacco. In realtà non solo per onorare la memoria delle vittime: ma anche per mettere fine ai costosi ritardi. Questo ha significato che il tetto dello snodo, di fatto il camminamento della piazza-memoriale, è stato costruito come prima cosa, aumentando di 75 milioni di dollari il bilancio.
L'Autorità Portuale è stata poi il peggior nemico di se stessa. Per accelerare i lavori sono stati approvati alcuni subappalti costosi: altri 500 milioni. E se si ignora il "fee" dell'archistar, ma lo si ricava dalle clausole del contratto e dunque dovrebbe ammontare a circa 80 milioni, di sicuro, nel 2009 si è licenziata una delle ditta che aveva l'appalto, Phoenix Constructors, liquidata con 982.500 mila dollari. Al suo posto è entrata la Design Partnership Downtown pagata 405 milioni e 800 mila dollari.
Soldo più soldo meno.