NEW YORK - John Thompson è una mosca bianca. Ma l'espressione idiomatica della lingua italiana, nata per designare un'eccezione, in questo caso usa il colore sbagliato. Thompson è un caso più unico che raro perché il presidente di Microsoft è un nero. Una presenza che spicca, in un settore come le tecnologie avanzate.
Si è discusso spesso del maschilismo della Silicon Valley: una cultura imprenditoriale nata in un ambiente di ingegneri è dominata dagli uomini perché per molti decenni gli studi universitari di matematica, informatica e scienze hanno visto un dominio schiacciante dei maschi. Ma per quanto siano poche, le donne top manager nell'economia digitale sono ben più numerose degli afroamericani.
In fatto di diversità multietnica, la Silicon Valley e più in generale l'industria hi-tech sono selettive: spalancano le braccia agli asiatici, ma non ad altre minoranze come i neri o gli ispanici. Ed è proprio un asiatico ad avere deciso di dare un esempio innovativo in questo campo.
L'indiano Satya Nadella, nuovo chief executive di Microsoft, era incappato in un brutto infortunio "maschilista" quando aveva detto alle donne di non chiedere aumenti di stipendio confidando che la loro pazienza sarebbe stata premiata in base al "karma". Ora si riscatta lanciando un'iniziativa per promuovere l'ascesa degli afroamericani. Microsoft non è proprio Silicon Valley visto che il suo quartier generale è alla periferia di Seattle, ma pur sempre sulla West Coast e parte integrante di quella cultura.
Sotto la presidenza di Thompson, la Microsoft alla sua ultima assemblea degli azionisti ha ascoltato un lungo e appassionato intervento di un azionista molto speciale: Jesse Jackson, noto leader afroamericano. Jackson è l'ultimo esponente di rilievo della generazione che lottò con Martin Luther King per i diritti civili dei neri negli anni Sessanta. Jackson è stato anche candidato alla vicepresidenza degli Stati Uniti.
All'assemblea Microsoft ha dichiarato: "Voi siete abituati a lavorare sui dati, e i dati sulla diversità e l'inclusione etnica del vostro settore sono innegabili. Sia i vertici aziendali, sia la forza lavoro dell'industria tecnologica non rappresentano l'America, non corrispondono alla composizione della popolazione nazionale e della platea dei consumatori".
Nadella gli ha risposto impegnandosi a pubblicare entro fine dicembre una mappa dettagliata della forza lavoro di Microsoft su basi etniche: una migliore conoscenza come base su cui operare per far progredire la diversità aziendale. Si sa già, comunque, che la forza lavoro di Microsoft è per il 61% bianca e per il 71% maschile.
Non si sa quanti neri lavorano per l'azienda fondata da Bill Gates, ma se al 61% dei bianchi si aggiungono i numerosi asiatici, con ogni probabilità si va ben oltre il 90%. Uno studio sugli incubatori di start-up della Silicon Valley ha rivelato che solo il 7% dei partecipanti sono neri o ispanici. Un'altra ricerca, sulle imprese neonate che ricevono fondi di venture capital, ha registrato appena l'un per cento di start-up create da afroamericani.
Si è discusso spesso del maschilismo della Silicon Valley: una cultura imprenditoriale nata in un ambiente di ingegneri è dominata dagli uomini perché per molti decenni gli studi universitari di matematica, informatica e scienze hanno visto un dominio schiacciante dei maschi. Ma per quanto siano poche, le donne top manager nell'economia digitale sono ben più numerose degli afroamericani.
In fatto di diversità multietnica, la Silicon Valley e più in generale l'industria hi-tech sono selettive: spalancano le braccia agli asiatici, ma non ad altre minoranze come i neri o gli ispanici. Ed è proprio un asiatico ad avere deciso di dare un esempio innovativo in questo campo.
L'indiano Satya Nadella, nuovo chief executive di Microsoft, era incappato in un brutto infortunio "maschilista" quando aveva detto alle donne di non chiedere aumenti di stipendio confidando che la loro pazienza sarebbe stata premiata in base al "karma". Ora si riscatta lanciando un'iniziativa per promuovere l'ascesa degli afroamericani. Microsoft non è proprio Silicon Valley visto che il suo quartier generale è alla periferia di Seattle, ma pur sempre sulla West Coast e parte integrante di quella cultura.
Sotto la presidenza di Thompson, la Microsoft alla sua ultima assemblea degli azionisti ha ascoltato un lungo e appassionato intervento di un azionista molto speciale: Jesse Jackson, noto leader afroamericano. Jackson è l'ultimo esponente di rilievo della generazione che lottò con Martin Luther King per i diritti civili dei neri negli anni Sessanta. Jackson è stato anche candidato alla vicepresidenza degli Stati Uniti.
All'assemblea Microsoft ha dichiarato: "Voi siete abituati a lavorare sui dati, e i dati sulla diversità e l'inclusione etnica del vostro settore sono innegabili. Sia i vertici aziendali, sia la forza lavoro dell'industria tecnologica non rappresentano l'America, non corrispondono alla composizione della popolazione nazionale e della platea dei consumatori".
Nadella gli ha risposto impegnandosi a pubblicare entro fine dicembre una mappa dettagliata della forza lavoro di Microsoft su basi etniche: una migliore conoscenza come base su cui operare per far progredire la diversità aziendale. Si sa già, comunque, che la forza lavoro di Microsoft è per il 61% bianca e per il 71% maschile.
Non si sa quanti neri lavorano per l'azienda fondata da Bill Gates, ma se al 61% dei bianchi si aggiungono i numerosi asiatici, con ogni probabilità si va ben oltre il 90%. Uno studio sugli incubatori di start-up della Silicon Valley ha rivelato che solo il 7% dei partecipanti sono neri o ispanici. Un'altra ricerca, sulle imprese neonate che ricevono fondi di venture capital, ha registrato appena l'un per cento di start-up create da afroamericani.