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Tariffe, rincari del 7,5% negli ultimi due anni. Boom per rifiuti e acqua

L'Osservatorio Indis Unioncamere mette in evidenza come siano soprattutto i balzelli locali a pesare sulle tasche degli italiani. La sanità è cresciuta del 6,7%, il trasporto ferroviario regionale del 6,8%. Consumi, timidi segnali di ripresa ma è alert sui rincari di olio e pasta

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MILANO - Negli ultimi 2 anni si è registrato un aumento delle tariffe pubbliche medio del 7,5% con un vero e proprio boom per quelle locali, con una crescita nel 2013-2014 (con proiezione a fine anno) del 9,5%. Così l'Osservatorio Indis Unioncamere. Al top i rincari per rifiuti solidi urbani (+18,2%), l'acqua (12,7%), le tariffe postali (+10,1%).

In generale, le tariffe nazionali hanno registrato nel biennio preso in considerazione un aumento medio del 5%. Tra quelle locali la sanità è cresciuta del 6,7%, il trasporto ferroviario regionale 6,8%, il trasporto urbano 6% e quello extra-urbano (+7,5%).

Lo stesso Osservatorio rileva un timido risveglio dei consumi delle famiglie, per come si profila la fine dell'anno (+0,3%), per effetto di un più robusto recupero degli acquisti dei beni durevoli (+2,9%), di una più contenuta ripresa dei servizi (+0,5%) e dei consumi alimentari (+0,4%). Sui bilanci familiari, però, si intravvedono alcune insidie: il rischio di forti aumenti nei prezzi di olio d'oliva, di pasta e delle tariffe. L'inflazione al consumo rimarrà ancorata sotto il mezzo punto percentuale di crescita anche nel 2015, che sarà "un anno cruciale per le sorti del Paese".

Il prezzo al consumo dell'olio extravergine di oliva, a causa di una stagione disastrosa, potrebbe subire un aumento alla produzione del 35% a fine anno, che si tradurrà in un incremento dei prezzi al consumo di circa il 15%; inoltre, il costo della pasta è destinato a salire almeno dell'8% come conseguenza di un incremento all'origine del 40% del prezzo del grano duro.

Il mancato rispetto dei saldi di bilancio del 2015 - ricorda lo studio - attiverebbe nel 2016 la clausola di salvaguardia, e quindi un possibile nuovo incremento dell'Iva (andrebbe a colpire l'aliquota agevolata e quella ordinaria - che insistono su circa i tre quarti della spesa per consumi - in una misura pari 2 punti percentuali), con effetti recessivi dai quali sarebbe difficile uscire.