PARIGI - Appena cento giorni dopo essere nominato ministro dell'Economia, Emmanuel Macron presenta il suo ambizioso piano per "liberare la crescita e l'attività economica". Un pacchetto di riforme, con oltre 106 articoli, in cui c'è un po' di tutto: dalla liberalizzazione del lavoro domenicale, alla fine dei tariffari per alcune professioni - dagli avvocati ai notai - fino a una semplificazione delle cessioni di partecipazioni statali, lo sviluppo di nuove linee in pullman.
"Lo spirito di questa legge è di essere pragmatica, giusta ed efficace" ha detto il ministro. Il giovane Macron, 36 anni, affronta la sua prima prova di forza. La sinistra del partito socialista è in rivolta contro un piano che imprime una svolta "liberista" al governo, e promette battaglia durante il voto in Parlamento. L'ex ministro Martine Aubry, già promotrice della legge sulle 35 ore settimanali (che Macron vorrebbe archiviare), ha pubblicato un articolo molto critico su Le Monde, in particolare contro il lavoro domenicale. "E' una regressione sui diritti" ha detto Aubry. Oggi a Parigi hanno sfilato avvocati, notai e cancellieri giuridici, in un'inedita protesta in piazza.
Gli esperti sono divisi sul reale impatto delle riforme lanciate. L'Ocse ha stimato uno 0,1% di aumento sul Pil. "Vedremo effetti sull'economia entro sei mesi" ha promesso il ministro dell'Economia. La "loi Macron" serve soprattutto a lanciare un segnale di buona volontà all'Unione europea dopo che la Francia non ha rispettato gli impegni sulla riduzione del deficit, in attesa del responso sulla legge di stabilità atteso a marzo. E' di qualche giorno fa la battuta di Angela Merkel che diceva a proposito di Parigi che non ci sono abbastanza riforme strutturali. Attraverso la legge, François Hollande vuole dimostrare a Berlino e Bruxelles che qualcosa eppur si muove.
E l'uomo della situazione è Macron, già filosofo poi banchiere, tecnocrate diventato enfant prodige della politica, che in settembre ha preso il posto di Arnaud Montebourg, cacciato perché critico dell'Ue e dell'austerity. Il nuovo ministro rompe gli schemi della gauche, parlando in modo diretto. "La vecchia sinistra è come una stella morta" ha detto una volta. Ai tempi della tassa di Hollande sui milionari francesi, aveva ironizzato: "E' Cuba, senza il sole". Ha fatto anche delle gaffe, come quando ha parlato di operai "analfabeti", salvo poi scusarsi. Nel programma satirico Les Guignols viene rappresentato come un bebè impaziente vista la sua precocità, in tutti i sensi: è sposato con una donna più anziana che era sua maestra al liceo, mentre le riviste femminili lo hanno eletto uomo più più sexy del governo.
Dietro a Macron, e al suo piano di riforme, è rispuntato l'economista Jacques Attali, suo mentore e pigmalione. Libération oggi titola in prima pagina: "L'altro Presidente". Ovvero Attali che da Mitterrand a Hollande, passando per Sarkozy, è sempre l'uomo che sussurra all'orecchio dei capi di Stato. Qualche anno fa, Attali aveva presentato un rapporto per rilanciare l'economia francese. Il titolo, "liberare la crescita", è stato copiato da Macron e non solo quello.
"Lo spirito di questa legge è di essere pragmatica, giusta ed efficace" ha detto il ministro. Il giovane Macron, 36 anni, affronta la sua prima prova di forza. La sinistra del partito socialista è in rivolta contro un piano che imprime una svolta "liberista" al governo, e promette battaglia durante il voto in Parlamento. L'ex ministro Martine Aubry, già promotrice della legge sulle 35 ore settimanali (che Macron vorrebbe archiviare), ha pubblicato un articolo molto critico su Le Monde, in particolare contro il lavoro domenicale. "E' una regressione sui diritti" ha detto Aubry. Oggi a Parigi hanno sfilato avvocati, notai e cancellieri giuridici, in un'inedita protesta in piazza.
Gli esperti sono divisi sul reale impatto delle riforme lanciate. L'Ocse ha stimato uno 0,1% di aumento sul Pil. "Vedremo effetti sull'economia entro sei mesi" ha promesso il ministro dell'Economia. La "loi Macron" serve soprattutto a lanciare un segnale di buona volontà all'Unione europea dopo che la Francia non ha rispettato gli impegni sulla riduzione del deficit, in attesa del responso sulla legge di stabilità atteso a marzo. E' di qualche giorno fa la battuta di Angela Merkel che diceva a proposito di Parigi che non ci sono abbastanza riforme strutturali. Attraverso la legge, François Hollande vuole dimostrare a Berlino e Bruxelles che qualcosa eppur si muove.
E l'uomo della situazione è Macron, già filosofo poi banchiere, tecnocrate diventato enfant prodige della politica, che in settembre ha preso il posto di Arnaud Montebourg, cacciato perché critico dell'Ue e dell'austerity. Il nuovo ministro rompe gli schemi della gauche, parlando in modo diretto. "La vecchia sinistra è come una stella morta" ha detto una volta. Ai tempi della tassa di Hollande sui milionari francesi, aveva ironizzato: "E' Cuba, senza il sole". Ha fatto anche delle gaffe, come quando ha parlato di operai "analfabeti", salvo poi scusarsi. Nel programma satirico Les Guignols viene rappresentato come un bebè impaziente vista la sua precocità, in tutti i sensi: è sposato con una donna più anziana che era sua maestra al liceo, mentre le riviste femminili lo hanno eletto uomo più più sexy del governo.
Dietro a Macron, e al suo piano di riforme, è rispuntato l'economista Jacques Attali, suo mentore e pigmalione. Libération oggi titola in prima pagina: "L'altro Presidente". Ovvero Attali che da Mitterrand a Hollande, passando per Sarkozy, è sempre l'uomo che sussurra all'orecchio dei capi di Stato. Qualche anno fa, Attali aveva presentato un rapporto per rilanciare l'economia francese. Il titolo, "liberare la crescita", è stato copiato da Macron e non solo quello.