IL PRESUNTO autore della fuga di notizie che ha portato allo scandalo LuxLeaks è stato convocato in procura e accusato di furto, violazione del segreto professionale e riciclaggio di denaro. Lo ha annunciato la Procura. Non è stata resa nota l'identità dell'uomo, ma secondo il quotidiano del Granducato 'Wort', si tratta di un ex impiegato francese della società di revisione PwC Luxembourg. Il sospettato, che vive in Francia, è stato interrogato per diverse ore dai magistrati ed è a piede libero.
Lo scandalo Luxleaks ha portato nella bufera il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, ex premier del Lussemburgo. L'inchiesta che ha portato all'incriminazione era stata aperta dalla procura lussemburghese in seguito ad una denuncia contro ignoti che la società di revisione PWC del Lussemburgo aveva presentato nel giugno 2012, dopo aver scoperto il furto di documenti nel corso di un servizio televisivo France 2, un mese prima. Un reportage dedicato all'evasione fiscale nel Granducato che ha rivelato l'esistenza di centinaia di accordi fiscali tra il Lussemburgo e le filiali di multinazionali, che hanno permesso a queste ultime di non pagare praticamente le tasse. E a quel punto ha messo nei guai Juncker.
Secondo i responsabili di PWC, il furto era stato commesso nel settembre 2010 da un ex dipendente della ditta, che aveva copiato i dati riservati senza essere notato, per quasi due anni, fino a quando i giornalisti di France 2 hanno reso noti i documenti che provenivano dalla PWC.
Tra le società che hanno firmato accordi con il Granducato per ridurre drasticamente le imposte da pagare ci sono colossi come Apple, Ikea e Pepsi. Il furto dei documenti sarebbe avvenuto nel settembre 2010, ma lo scandalo è emerso nel mese scorso, pochi giorni dopo l'insediamento di Juncker. Il presidente della Commissione Ue ha ammesso di essere stato danneggiato dalle rivelazioni delle 28mila pagine di documenti ottenuti dal Consorzio internazionale dei giornalisti di inchiesta. "Mi sento indebolito", ha spiegato Juncker, "perchè Luxleaks lascia credere che io abbia partecipato a delle manovre che non rispondono alle regole elementari dell'etica e della morale. Io non sono l'architetto del sistema, ma ne sono politicamente responsabile".
Lo scandalo Luxleaks ha portato nella bufera il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, ex premier del Lussemburgo. L'inchiesta che ha portato all'incriminazione era stata aperta dalla procura lussemburghese in seguito ad una denuncia contro ignoti che la società di revisione PWC del Lussemburgo aveva presentato nel giugno 2012, dopo aver scoperto il furto di documenti nel corso di un servizio televisivo France 2, un mese prima. Un reportage dedicato all'evasione fiscale nel Granducato che ha rivelato l'esistenza di centinaia di accordi fiscali tra il Lussemburgo e le filiali di multinazionali, che hanno permesso a queste ultime di non pagare praticamente le tasse. E a quel punto ha messo nei guai Juncker.
Secondo i responsabili di PWC, il furto era stato commesso nel settembre 2010 da un ex dipendente della ditta, che aveva copiato i dati riservati senza essere notato, per quasi due anni, fino a quando i giornalisti di France 2 hanno reso noti i documenti che provenivano dalla PWC.
Tra le società che hanno firmato accordi con il Granducato per ridurre drasticamente le imposte da pagare ci sono colossi come Apple, Ikea e Pepsi. Il furto dei documenti sarebbe avvenuto nel settembre 2010, ma lo scandalo è emerso nel mese scorso, pochi giorni dopo l'insediamento di Juncker. Il presidente della Commissione Ue ha ammesso di essere stato danneggiato dalle rivelazioni delle 28mila pagine di documenti ottenuti dal Consorzio internazionale dei giornalisti di inchiesta. "Mi sento indebolito", ha spiegato Juncker, "perchè Luxleaks lascia credere che io abbia partecipato a delle manovre che non rispondono alle regole elementari dell'etica e della morale. Io non sono l'architetto del sistema, ma ne sono politicamente responsabile".