MILANO - Addio alle quote latte. Il regime definito dalla Commissione europea nel 1983 per la produzione di latte nei singoli Paesi dell'Unione terminerà a fine marzo: nato per evitare che l'eccessiva quantità facesse crollare i prezzi sul mercato, scompare in un momento di profonda crisi per il settore. E così dopo le polemiche che si sono susseguite negli anni tra Bruxelles e le migliaia di allevatori che si rifiutavano di rispettare il tetto fissato, adesso il mercato tornerà libero.
Non senza una coda di nuove proteste, però: a gennaio, infatti, partiranno 1.455 cartelle per il pagamento di 422 milioni di euro di multe. Soldi che l'Italia ha anticipato senza mai riscuotere. Al punto che, la scorsa estate, la Commissione europea ha chiesto al governo un parere motivato sulla mancata riscossione di 1,4 miliardi di euro di multe delle quote latte, specificando che tali cifre potevano rappresentare un aiuto di Stato.
Secondo Bruxelles, infatti "le autorità italiane non hanno adottato misure sufficienti per garantire che le somme dovute dai produttori responsabili siano pagate. L'incapacità dell'Italia ad assicurare il recupero effettivo di queste multe compromette gli sforzi europei per stabilizzare il mercato dei prodotti lattieri, provocando distorsioni di concorrenza con gli altri produttori europei e italiani, che hanno rispettato le quote di produzione o che hanno pagato le loro multe". L'Ue aggiunge che "queste somme dovrebbero essere versate al bilancio dell'Italia, affinché i contribuenti italiani non ne escano perdenti". Una posizione ribadita a ottobre anche dalla Corte dei Conti italiana.
Adesso però tra multe in arrivo e liberalizzazione del mercato, decine di allevatori rischiano di finire in crisi. Per venire incontro alle esigenze del settore, quindi, il governo, su proposta del ministero delle Politiche agricole, ha stanziato nella legge di Stabilità un fondo da 110 milioni di euro in tre anni per gli allevatori virtuosi che si sono messi in regola: gli altri, infatti, non potranno accedere agli stanziamenti dell'esecutivo.
"Abbiamo inserito nella Legge di Stabilità la creazione di un Fondo Latte di Qualità - ha detto il ministro Maurizio Martina - per sostenere gli allevatori in regola e per il miglioramento qualitativo del latte. Siamo al lavoro con la filiera per un programma di azioni che punti anche su promozione, educazione alimentare ed etichettatura".
D'altra parte il settore lattiero caseario con 14,9 miliardi di fatturato rappresenta l'11% dell'intera industria alimentare: le oltre 35 aziende producono circa 11 milioni di tonnellate di latte per un valore di 4,8 miliardi. Metà della produzione, però, viene trasformata in formaggi Dop. Il fondo latte di qualità servirà, dunque, a sostenere soprattutto quegli allevatore virtuosi che hanno sempre rispettato il regime delle quote in un momento di profonda trasformazione del settore.
L'obiettivo delle risorse (8 milioni per il 2015, 50 milioni di euro all'anno per il 2016 e 2017) è quello di rafforzare le sicurezza alimentare e ridurre i trattamenti antibiotici: nel dettaglio, agli allevamenti e alle imprese che aderiscono al piano verrà concesso un contributo per gli investimenti fino ad un massimo di 15.000 euro per le aziende agricole e fino ad un massimo di 200.000 euro per quelle che, oltre alla produzione primaria, operano anche nella trasformazione e commercializzazione.
Con il miglioramento della qualità del latte, il Ministero si impegnerà anche in una campagna di educazione alimentare per invertire il calo dei consumi del fresco. Tra i punti del piano latte c'è anche la promozione sui mercati esteri dei grandi formaggi italiani; la revisione della normativa sui prodotti trasformati in modo da valorizzare la qualità dei prodotti italiani e la richiesta alla Commissione Ue di accelerare l'attuazione del regolamento sull'etichettatura, in modo da indicare il luogo di trasformazione e quello di mungitura del latte commercializzato.
Non senza una coda di nuove proteste, però: a gennaio, infatti, partiranno 1.455 cartelle per il pagamento di 422 milioni di euro di multe. Soldi che l'Italia ha anticipato senza mai riscuotere. Al punto che, la scorsa estate, la Commissione europea ha chiesto al governo un parere motivato sulla mancata riscossione di 1,4 miliardi di euro di multe delle quote latte, specificando che tali cifre potevano rappresentare un aiuto di Stato.
Secondo Bruxelles, infatti "le autorità italiane non hanno adottato misure sufficienti per garantire che le somme dovute dai produttori responsabili siano pagate. L'incapacità dell'Italia ad assicurare il recupero effettivo di queste multe compromette gli sforzi europei per stabilizzare il mercato dei prodotti lattieri, provocando distorsioni di concorrenza con gli altri produttori europei e italiani, che hanno rispettato le quote di produzione o che hanno pagato le loro multe". L'Ue aggiunge che "queste somme dovrebbero essere versate al bilancio dell'Italia, affinché i contribuenti italiani non ne escano perdenti". Una posizione ribadita a ottobre anche dalla Corte dei Conti italiana.
Adesso però tra multe in arrivo e liberalizzazione del mercato, decine di allevatori rischiano di finire in crisi. Per venire incontro alle esigenze del settore, quindi, il governo, su proposta del ministero delle Politiche agricole, ha stanziato nella legge di Stabilità un fondo da 110 milioni di euro in tre anni per gli allevatori virtuosi che si sono messi in regola: gli altri, infatti, non potranno accedere agli stanziamenti dell'esecutivo.
"Abbiamo inserito nella Legge di Stabilità la creazione di un Fondo Latte di Qualità - ha detto il ministro Maurizio Martina - per sostenere gli allevatori in regola e per il miglioramento qualitativo del latte. Siamo al lavoro con la filiera per un programma di azioni che punti anche su promozione, educazione alimentare ed etichettatura".
D'altra parte il settore lattiero caseario con 14,9 miliardi di fatturato rappresenta l'11% dell'intera industria alimentare: le oltre 35 aziende producono circa 11 milioni di tonnellate di latte per un valore di 4,8 miliardi. Metà della produzione, però, viene trasformata in formaggi Dop. Il fondo latte di qualità servirà, dunque, a sostenere soprattutto quegli allevatore virtuosi che hanno sempre rispettato il regime delle quote in un momento di profonda trasformazione del settore.
L'obiettivo delle risorse (8 milioni per il 2015, 50 milioni di euro all'anno per il 2016 e 2017) è quello di rafforzare le sicurezza alimentare e ridurre i trattamenti antibiotici: nel dettaglio, agli allevamenti e alle imprese che aderiscono al piano verrà concesso un contributo per gli investimenti fino ad un massimo di 15.000 euro per le aziende agricole e fino ad un massimo di 200.000 euro per quelle che, oltre alla produzione primaria, operano anche nella trasformazione e commercializzazione.
Con il miglioramento della qualità del latte, il Ministero si impegnerà anche in una campagna di educazione alimentare per invertire il calo dei consumi del fresco. Tra i punti del piano latte c'è anche la promozione sui mercati esteri dei grandi formaggi italiani; la revisione della normativa sui prodotti trasformati in modo da valorizzare la qualità dei prodotti italiani e la richiesta alla Commissione Ue di accelerare l'attuazione del regolamento sull'etichettatura, in modo da indicare il luogo di trasformazione e quello di mungitura del latte commercializzato.