Economia

Jobs Act, in Parlamento il contratto unico e l'assegno di disoccupazione

Prosegue la protesta dei sindacati: sit in allo stabilimento Granarolo durante la visita del premier Renzi. Il ministro del Lavoro Poletti: "Gennaio sarà un mese fondamentale". Alle Camere i decreti attuativi varati dall'esecutivo alla vigilia di Natale, c'è anche la riforma dell'articolo 18: la tutela reale scompare per i licenziamenti economici

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MILANO - Contro la disoccupazione volata al 13,4% a novembre il governo accelera sul Jobs Act. "Gennaio sarà un mese fondamentale" dice il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, cui fa eco il responsabile economico del Pd Filippo Taddei: "Lunedì prossimo insieme al decreto relativo al contratto a tutele crescenti verrà inviato alle Camere anche il nuovo assegno di disoccupazione per una platea più ampia e per una durata più lunga".

La riforma del lavoro varata dal governo, però, continua a dividere e mentre i sindacati promettono nuove forme di protesta nello stabilimento Granarolo alle porte di Bologna una ventina di lavoratori è in sciopero contro il Jobs Act: gli operai hanno dato vita a un sit-in all'interno dello stabilimento proprio mentre, all'esterno, si tiene l'inaugurazione del nuovo centro direzionale, alla presenza del presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

"Lunedì - ha detto Taddei a margine dell'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Bologna - abbiamo un grande passaggio: non mandiamo alle camere, quando arriva la bollinatura della Ragioneria, solo il decreto a tutele crescenti, quindi il nuovo contratto a tempo indeterminato, ma anche il nuovo assegno di disoccupazione per una platea più ampia e per una durata più lunga".

Alla vigilia di Natale l'esecutivo ha infatto varato i primi due decreti attuativi: in particolare, quello che disciplina il contratto a tutele crescenti, la modifica dell'articolo 18, con l'abolizione della tutela reale per i licenziamenti economici, e i nuovi indennizzi in caso di licenziamento illegittimo. Il governo sta anche varando un riordino complessivo degli ammortizzatori sociali per estendere le tutele a tutti i lavoratori atipici, oggi esclusi. Dopo il via libera del governo è necessario il parere - non vincolante - del Parlamento.