LAS VEGAS - Di soldi ne giravano e ne girano tanti, ma non abbastanza evidentemente. Il Caesars Palace di Las Vegas, il casinò simbolo dell'opulenza della città del vizio, è in bancarotta. O meglio, la società che lo controlla è in bancarotta, ma il senso è lo stesso. Un colpo d'ascia al cuore pulsante della Strip, la strada principale della città, colpo seppur solo simbolico ed economico: il casinò infatti rimarrà aperto, assicura la società, ma l'immagine, o meglio l'idea, di quei tavoli verdi è sporcata.
La roulette ha segnato il 18 rosso. Diciotto come i miliardi di debito, di rosso appunto, segnati in fondo ai bilanci consegnati in tribunale a Chicago. La Caesars Entertainment Operating Co. controlla e guida la maggior parte delle 50 proprietà della Caesars Entertainment Corporation. Dà lavoro a 36mila persone non solo al Caesars Palace, ma anche al Bally's di Atlantic City. Una bancarotta che quindi va dalla west alla east coast.
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La scelta di portare i libri in tribunale non arriva inattesa. Da mesi era in corso una trattativa con i creditori, alla ricerca di un piano di riorganizzazione della società che dovrebbe creare un trust di investimento e generare un flusso di contante per pagare i debiti o rifinanziarli.
L'amministratore delegato Gary Loveman ha garantito che i casinò-hotel rimarranno aperti e continueranno a ospitare incontri ed eventi. "Sono fiducioso nel futuro della nostra impresa, che combinerà una struttura di capitale migliorata e proprietà profittevoli", ha detto Loveman. Il sangue finanziario scorre, ma non frenerà il flusso di giochi e scommesse. Les jeux sont faits, i giochi sono fatti, anzi no.
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La roulette ha segnato il 18 rosso. Diciotto come i miliardi di debito, di rosso appunto, segnati in fondo ai bilanci consegnati in tribunale a Chicago. La Caesars Entertainment Operating Co. controlla e guida la maggior parte delle 50 proprietà della Caesars Entertainment Corporation. Dà lavoro a 36mila persone non solo al Caesars Palace, ma anche al Bally's di Atlantic City. Una bancarotta che quindi va dalla west alla east coast.
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La scelta di portare i libri in tribunale non arriva inattesa. Da mesi era in corso una trattativa con i creditori, alla ricerca di un piano di riorganizzazione della società che dovrebbe creare un trust di investimento e generare un flusso di contante per pagare i debiti o rifinanziarli.
L'amministratore delegato Gary Loveman ha garantito che i casinò-hotel rimarranno aperti e continueranno a ospitare incontri ed eventi. "Sono fiducioso nel futuro della nostra impresa, che combinerà una struttura di capitale migliorata e proprietà profittevoli", ha detto Loveman. Il sangue finanziario scorre, ma non frenerà il flusso di giochi e scommesse. Les jeux sont faits, i giochi sono fatti, anzi no.
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