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Bankitalia vede il 2015 in crescita "modesta", l'inflazione a -0,2%

Secondo via Nazionale quest'anno il Pil dovrebbe salire dello 0,4%, poi rafforzamento a +1,2% nel 2016. Corrette al ribasso le prospettive sui prezzi con il calo del greggio. Il bazooka di Draghi, con tassi più bassi sui titoli di Stato ed euro più debole, potrebbe portare lo 0,5% di Pil e inflazione in più
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MILANO - Una crescita "modesta" dello 0,4%, dopo aver accusato una flessione dello 0,4% l'anno scorso, e un'inflazione in terreno negativo (-0,2%) a causa dell'abbattimento delle quotazioni del petrolio. Sono queste le previsioni della Banca d'Italia nel bollettino di inizio anno e valide proprio per il 2015, per il quale a luglio si prevedeva una crescita ben più intensa all'1,3%.

Via Nazionale ricorda che "l'attività economica ha accelerato negli Stati Uniti e che la caduta del prezzo del petrolio può contribuire a sostenere la crescita. Le prospettive per l'economia mondiale restano tuttavia incerte per la persistente debolezza nell'area dell'euro e in Giappone e per il rallentamento in Cina". La dinamica del Belpaese è come spesso accade a luci e ombre. Da una parte, "negli ultimi trimestri i consumi hanno ripreso ad aumentare in misura contenuta", ma la spinta alla crescita economica complessiva è frustrata "da…
MILANO - Una crescita "modesta" dello 0,4%, dopo aver accusato una flessione dello 0,4% l'anno scorso, e un'inflazione in terreno negativo (-0,2%) a causa dell'abbattimento delle quotazioni del petrolio. Sono queste le previsioni della Banca d'Italia nel bollettino di inizio anno e valide proprio per il 2015, per il quale a luglio si prevedeva una crescita ben più intensa all'1,3%.

Via Nazionale ricorda che "l'attività economica ha accelerato negli Stati Uniti e che la caduta del prezzo del petrolio può contribuire a sostenere la crescita. Le prospettive per l'economia mondiale restano tuttavia incerte per la persistente debolezza nell'area dell'euro e in Giappone e per il rallentamento in Cina". La dinamica del Belpaese è come spesso accade a luci e ombre. Da una parte, "negli ultimi trimestri i consumi hanno ripreso ad aumentare in misura contenuta", ma la spinta alla crescita economica complessiva è frustrata "dalla flessione degli investimenti".

Per gli economisti di Palazzo Koch, dunque, le proiezioni tecniche "prefigurano per l'economia italiana una crescita modesta quest'anno (0,4%) e più robusta il prossimo (1,2%). Resta ampia l'incertezza. Sarà cruciale l'intensità della ripresa della spesa per investimenti". Rispetto alle previsioni di crescita degli altri principali istituti, si tratta di dati "in linea" ad eccezione dell'Ocse, che vede un Pil 2015 stagnante. Diverso invece il caso della variazione dei prezzi al consumo, che "sarebbe marginalmente negativa quest'anno (-0,2%), risentendo in larga misura del forte calo delle quotazioni del petrolio. Rimarrebbe al di sotto dell'1% anche nel 2016 (precisamente 0,7%)". Si tratta dunque di correzioni al ribasso, visto che "il profilo dell'inflazione risulta più elevato nelle valutazioni della Commissione europea e dell'Fmi".

Per Bankitalia, questo quadro tutt'altro che roseo risente per altro di alcuni benefici: "L'attività economica verrebbe sostenuta dalla caduta del prezzo del petrolio, dal deprezzamento dell'euro e dalle misure di riduzione del cuneo fiscale. Rischi possono derivare dal riacutizzarsi di tensioni internazionali e dall'indebolimento delle economie emergenti".

Quanto invece alla Bce, "misure aggressive di sostegno monetario possono contribuire a contrastare le pressioni al ribasso sui prezzi e la debolezza dell'attività economica nell'area dell'euro e in Italia". Se Draghi mettesse in campo azioni tali da portare i tassi di interesse sui titoli di Stato a lungo termine più in basso di 50 punti base e a un deprezzamento dell'euro del 5 per cento nei confronti delle principali valute internazionali, si "potrebbe determinare, nel biennio 2015-16, un livello del Pil complessivamente superiore di 0,5 punti percentuali per l'Italia e di un ammontare non dissimile per l’area dell’euro; i prezzi al consumo sarebbero più elevati, complessivamente, di circa mezzo punto percentuale sia in Italia sia nell'area dell’euro".

Guardando all'attività del governo, Bankitalia ritiene che "il consolidamento di bilancio resta un obiettivo essenziale". Anche perché, dopo il dato di novembre, il debito pubblico è visto in area 132% del Pil alla fine del 2014, con una crescita di quattro punti percentuali circa rispetto all'anno precedente. In ogni caso, il giudizio sulla Stabilità pare positivo visto che "contribuisce a evitare un prolungamento della fase recessiva". Sulla crescita, le misure contenute della Finanziaria impattano positivamente per lo 0,8% del Pil, ma le coperture ne sottraggono lo 0,6%.

Centrale anche il tema del mercato del lavoro: "L'occupazione in Italia è cresciuta nel terzo trimestre ma i dati preliminari di ottobre e novembre segnalano una ripresa dell'occupazione fragile", ricordano gli economisti. Anche sotto questo punto di vista, il taglio dell'Irap e del cuneo fiscale dovrebbero far bene visto che l'occupazione "sostanzialmente invariata nel 2014, si espanderebbe complessivamente di poco meno dell'1% nel biennio 2015-16. Circa un terzo dell'aumento deriverebbe dalle misure di riduzione del cuneo fiscale contenute nella legge di stabilità: in particolare, il taglio dell'Irap e la decontribuzione per i lavoratori assunti nel 2015 con contratti a tempo indeterminato".

Rischi per l'attività economica possono arrivare poi "dal riacutizzarsi di tensioni sui mercati finanziari internazionali per il peggioramento della situazione politica in Grecia e della crisi in Russia nonché per l'indebolimento della congiuntura nelle economie emergenti". Da registrare con favore - infine - il fatto che "secondo le rilevazioni più recenti le condizioni di offerta di credito alle imprese sono migliorate. I tassi di interesse medi sui nuovi prestiti sono scesi gradualmente, pur mantenendosi superiori a quelli dell'area dell'euro di circa 30 punti base per imprese e famiglie".