Economia

Enti locali, obiettivi centrati a scapito di investimenti e servizi

I minori trasferimenti hanno portato gli enti locali a tagliare le spese negli ultimi anni: per la Corte dei Conti i principali obiettivi sono raggiunti. Miglioramenti per la Sanità, che sta rientrando dai disavanzi. Mina debiti fuori bilancio: 800 milioni tra Comuni e Province

3 minuti di lettura
MILANO - Tagli consistenti hanno portato a un sostanziale rispetto degli obiettivi di risparmio, fissati per compensare i minori trasferimenti statali, ma anche a un netto tracollo degli investimenti e delle risorse destinate ai servizi essenziali. E dal punto di vista finanziario c'è da annotare la pericolosa crescita dei debiti fuori bilancio, cioè quella massa di passività che si forma al di fuori dei canali tradizionali e che non concorre alla formazione del bilancio. Un fardello diventato ormai "strutturale". E' questa la radiografia della Corte dei Conti dei risultati della gestione della finanza regionale e locale.

"L'analisi dei risultati delle manovre di contenimento della spesa e di stimolo alla crescita economica succedutesi nel periodo 2008-2013", dicono i magistrati contabili, "conferma il raggiungimento degli obiettivi di risparmio previsti, con il contemporaneo determinarsi di consistenti tagli ai trasferimenti correnti, di un cospicuo avanzo di cassa e di una riduzione delle risorse destinate ai servizi essenziali". Nel triennio tra il 2010 e il 2012, le Regioni sono risultate le più penalizzate con un taglio di spesa primaria del 16%, "nonché le Amministrazioni del Mezzogiorno, con consistenti contrazioni di risorse soprattutto in conto capitale".

Tagli: 2,9 miliardi per le Province, 8,4 per i Comuni

Dal 2009 al consuntivo del 2012, le varie manovre hanno comportato impatti "sulla spesa primaria del 28,3% per le Province (corrispondente, in valore assoluto, ad un taglio di 2,9 miliardi) e del 14,5% per i Comuni (pari, in valore assoluto, a 8,4 miliardi). Si è determinato un correlato incremento della pressione fiscale con una contrazione rilevante degli investimenti (che ha raggiunto mediamente per Comuni e Province, il 60% delle economie di spesa) e con un forte incremento, nel 2013, rispetto al precedente esercizio, del ricorso alle anticipazioni di cassa".

Nel solo 2013, la spesa per investimento dei Comuni "diminuisce del 5,8%, proprio a causa dei vincoli imposti, mentre la spesa corrente si incrementa, in termini di impegni, del 5,5%, principalmente per le prestazioni di servizi (+4,9%); calano, invece, gli oneri per il personale (-2,2%) e quelli per l'acquisto di beni di consumo (-6,4%). Per l'azionamento della leva fiscale nel 2013 gli accertamenti di competenza di tutte le entrate correnti crescono del 4,1%; in valore assoluto si passa da 53,07 miliardi del 2012 a 55,2 miliardi".

Per le Province, due anni fa i risparmi sono stati "severi", oltre 1,3 miliardi. La buona notizia è la flessione dell'indebitamento, che ammonta a 9,2 miliardi, per più della metà intestato ad enti dell'area del Nord e, comunque, in complessive condizioni di sostenibilità. Per i Comuni la consistenza del debito finanziario (43,2 miliardi) si presenta sostanzialmente stabile (-0,43%) rispetto all'anno precedente (43,4 miliardi).

Debiti fuori bilancio ormai strutturali

Come accennato, è preoccupante il passaggio in cui la Corte dice che "il fenomeno dei debiti fuori bilancio va oramai assumendo carattere strutturale, per la rilevanza degli importi e il numero degli enti coinvolti, con un aumento complessivo nel 2013 dell'80% nelle Province (da 72,2 a 130,3 milioni) e del 20,95% nei Comuni (da 576,9 a 697,8 milioni).

Passando alle Regioni, dopo la sottolineatura del miglioramento dei conti patrimoniali, la Corte esprime criticità "nella gestione delle contabilità speciali (partite di giro), in quanto, a fronte della teorica neutralità di questo comparto sulla gestione effettiva, si registrano in varie Regioni disavanzi consistenti". I risultati della gestione finanziaria delle entrate effettive del comparto regionale segnano, per il 2013, una crescita assai più sostenuta dell'esercizio precedente, con accertamenti complessivi che ammontano a quasi 186 miliardi, cui si associa, sul piano della cassa, il sensibile rafforzamento delle riscossioni tributarie, cresciute in un solo anno di oltre 30 miliardi. Tra i singoli casi, si nota quello del Piemonte, che supera "notevolemente" iIl limite quantitativo all'indebitamento regionale.

L'indebitamento con oneri a esclusivo carico delle Regioni passa da 46 miliardi del 2012 a 52,7 miliardi del 2013, registrando un incremento dell'11,48% rispetto al biennio 2011-2012. Una parte consistente è coperta dagli strumenti di finanza derivata (14,84 miliardi, pari al 28,12% del debito a carico delle Regioni).

Quanto alla spesa risulta confermata la tendenza delle Regioni a presentare al Consiglio regionale, per l'approvazione, bilanci previsionali recanti valori lontani da quelli poi effettivamente gestiti. Nell'esercizio 2013 i pagamenti in conto competenza hanno raggiunto, a livello nazionale, l'81,51% circa della quota impegnata, per effetto della buona performance delle Regioni a statuto ordinario (che sfiora l'84%).

Sanità, disavanzi in riassorbimento

Una parte del rapporto della Corte è dedicato anche ai conti della Sanità regionale, che hanno visto una contrazione della spesa nell'ultimo triennio. "Tra le principali componenti della spesa sanitaria corrente riducono il loro peso sulla spesa complessiva le spese di personale (dal 34,97% nel 2002 al 32,19% nel 2013) e la spesa farmaceutica convenzionata (dal 14,98% nel 2002 al 7,86% nel 2013)", dicono i magistrati. "Il sistema sanitario nel suo complesso, malgrado persistenti criticità dei Servizi sanitari regionali in alcune Regioni sottoposte a piano di rientro, sta riassorbendo i disavanzi pregressi grazie agli efficaci meccanismi di monitoraggio".