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Dal petrolio all'euro: tutte le previsioni sbagliate di Davos

Lo scorso anno gli addetti ai lavori ipotizzarono un aumento della domanda di greggio con prezzi stabili: la prima è stata rivista al ribasso due volte, il secondo è sceso del 45%. Stesso discorso per l'esito della crisi della moneta unica e i subprime negli Stati Uniti
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MILANO - La fretta, si sa, è cattiva consigliera. Ancora di più se accompagnata dall'ansia di prestazione dovuta alla platea verso la quale ci si rivolge. E così capita che anche gli economisti più affermati si lascino prendere la mano, lanciandosi in previsioni che spesso vengono smentite dai fatti. D'altra parte il palcoscenico del forum di Davos, con i suoi 2.500 ospiti e gli oltre 40 capi di Stato, è uno di quelli che hanno sempre i riflettori puntanti.

E così sono passate alla storie le parole di Bader Al Sàad, numero uno della Kuwait Investment Authority che nel gennaio 2008, in piena crisi subprime, defini "una grande opportunità di investimento il settore finanziario americano": a settembre dello stesso anno fallì Lehman Brothers, mentre l'indice settoriale del Dow Jones non ha ancora recuperato il livello dell'epoca. Allo stesso modo i tre miliardi di utenti internet stanno ancora aspettando che Bill Gat…
MILANO - La fretta, si sa, è cattiva consigliera. Ancora di più se accompagnata dall'ansia di prestazione dovuta alla platea verso la quale ci si rivolge. E così capita che anche gli economisti più affermati si lascino prendere la mano, lanciandosi in previsioni che spesso vengono smentite dai fatti. D'altra parte il palcoscenico del forum di Davos, con i suoi 2.500 ospiti e gli oltre 40 capi di Stato, è uno di quelli che hanno sempre i riflettori puntanti.

E così sono passate alla storie le parole di Bader Al Sàad, numero uno della Kuwait Investment Authority che nel gennaio 2008, in piena crisi subprime, defini "una grande opportunità di investimento il settore finanziario americano": a settembre dello stesso anno fallì Lehman Brothers, mentre l'indice settoriale del Dow Jones non ha ancora recuperato il livello dell'epoca. Allo stesso modo i tre miliardi di utenti internet stanno ancora aspettando che Bill Gates elimini lo spam dalle email: "Lo faremo in due anni", promise nel 2004.

Ma per ricorrere in previsioni tanto errate non è necessario scavare nella notte dei tempi. Basta riaprire gli archivi dello scorso anno: l'Agenzia internazionale dell'energia aveva previsto per il petrolio un aumento della domanda pari a 1,3 milioni di barili al giorno. Una stima condivisa dagli addetti ai lavori secondo i quali il prezzo sarebbe rimasto "stabile, come negli ultimi cinque anni". Dall'ultimo forum di Davos il prezzo del greggio è calato del 45% e l'Aie ha tagliato più volte le sue stime sulla domanda del petrolio: nell'ultima versione dovrebbe aumentare di 700mila barile al giorno, la metà di quanto calcolato un anno fa.

Non è andata meglio al governatore della Banca del Giappone, Haruhiko Kuroda, che lo scorso anno, dodici mesi dopo il via all'Abenomics, il nuovo corso di politica monetaria lanciato dal premier Shinzo Abe, dichiarò che la situazione nel suo Paese era "completamente cambiata". Tra un Davos e l'altro, il Giappone è tornato in recessione, il premier si è dimesso indicendo elezioni anticipate che ha poi vinto: adesso ha promesso investimenti per miliardi di dollari, ma il Paese è fermo da anni.

Nel mirino dei commentatori di Davos, poi, c'è sempre la Grecia: nel 2012 Nouriel Roubini, che prima di tutti immaginò la crisi dei subprime, predisse l'uscita dall'euro di Atene entro 12 mesi. Dopo quasi tre anni la Grecia è ancora nella moneta unica, anche se la sua permanenza sembra sempre appesa a un filo. Soprattutto in vista delle elezioni di domenica prossima.

Lo scorso anno il direttore del Fmi, Christine Lagarde, mise in guardia l'Eurozona dal rischio deflazione. Un appello caduto nel vuoto e dopo il passaggio in negativo dell'inflazione, la Bce si prepara a una massiccia iniezione di liquidità sul mercato. Ma d'altra parte non era facile fidarsi dell'avvocato che nel 2011, da ministro dell'Economia francese, dichiarò che l'Eurozona aveva "svoltato" dicendo ai mercati di "non vendere l'Europa". Cosa che puntualmente accadde, con grandi guadagni per gli investitori. L'Eurozona, invece, quattro anno dopo, fatica ancora a ritrovare la via d'uscita a una crisi che pare infinita.