STORCE il naso di fronte alle rivelazioni di Swiss Leaks l'avvocato Paolo Bernasconi, padre della legge svizzera antiriciclaggio, in vigore dal primo agosto del 1990. Il legale, già Pubblico Ministero nel Canton Ticino, parla di "minestra riscaldata".
Perché?
"Perché si mescolano comportamenti diversissimi l'uno dall'altro. Dal finanziamento del terrorismo al riciclaggio, dalla corruzione all'assistenza all'evasione fiscale".
Per cui lei è scettico?
"Tante accuse di riciclaggio contro HSBC vengono fatte senza l'appoggio di un solo documento, per cui non è possibile prendere posizione".
Quindi 140 giornalisti di 45 Paesi avrebbero preso un granchio?
"Tutti i documenti, sottratti da Falciani, a partire dal 2008, sono stati esaminati dal Ministero Pubblico della Confederazione Svizzera, ovvero dall'autorità competente per procedere contro il finanziamento del terrorismo, il traffico d'armi illecito e la corruzione internazionale. E non è stato avviato alcun procedimento penale".
Lei difende degli ex-clienti italiani che hanno fatto causa a Falciani. Con quali motivazioni?
"Chiedono il risarcimento del danno patito e lo chiederanno anche alla banca per carenze riguardanti la sicurezza dei dati informatici".
Come padre della legge anti-riciclaggio non si sente tradito da quanto uscito con Swiss Leaks?
"Per quanto mi riguarda sono testimone di un cambiamento colossale all'interno del sistema bancario svizzero, per adeguare la prevenzione del riciclaggio alle forme sempre più moderne di criminalità".
Ma qui si parla dei soldi di un ex-tirapiedi del dittatore di Haiti Duvalier, di una ONG saudita che avrebbe finanziato Bin Laden, dei diamanti insanguinati dell'Africa Occidentale...
"Quanto al finanziamento del terrorismo le normative svizzere si sono adeguate, a quelle del Gafi, quindi dell'OCSE, lo scorso 12 dicembre. Per la questione dei diamanti insanguinati manca, invece, ancora, una Convenzione internazionale vincolante".
Perché?
"Perché si mescolano comportamenti diversissimi l'uno dall'altro. Dal finanziamento del terrorismo al riciclaggio, dalla corruzione all'assistenza all'evasione fiscale".
Per cui lei è scettico?
"Tante accuse di riciclaggio contro HSBC vengono fatte senza l'appoggio di un solo documento, per cui non è possibile prendere posizione".
Quindi 140 giornalisti di 45 Paesi avrebbero preso un granchio?
"Tutti i documenti, sottratti da Falciani, a partire dal 2008, sono stati esaminati dal Ministero Pubblico della Confederazione Svizzera, ovvero dall'autorità competente per procedere contro il finanziamento del terrorismo, il traffico d'armi illecito e la corruzione internazionale. E non è stato avviato alcun procedimento penale".
Lei difende degli ex-clienti italiani che hanno fatto causa a Falciani. Con quali motivazioni?
"Chiedono il risarcimento del danno patito e lo chiederanno anche alla banca per carenze riguardanti la sicurezza dei dati informatici".
Come padre della legge anti-riciclaggio non si sente tradito da quanto uscito con Swiss Leaks?
"Per quanto mi riguarda sono testimone di un cambiamento colossale all'interno del sistema bancario svizzero, per adeguare la prevenzione del riciclaggio alle forme sempre più moderne di criminalità".
Ma qui si parla dei soldi di un ex-tirapiedi del dittatore di Haiti Duvalier, di una ONG saudita che avrebbe finanziato Bin Laden, dei diamanti insanguinati dell'Africa Occidentale...
"Quanto al finanziamento del terrorismo le normative svizzere si sono adeguate, a quelle del Gafi, quindi dell'OCSE, lo scorso 12 dicembre. Per la questione dei diamanti insanguinati manca, invece, ancora, una Convenzione internazionale vincolante".