MILANO - Poche volte una 'crescita zero' è stata accolta con tanto entusiasmo: il dato del quarto quarto trimestre 2014, per l'economia italiana, rappresenta però una svolta perché significa porre fine alla recessione. Secondo le prime stime dell'Istat, tra ottobre e dicembre il Pil è rimasto invariato rispetto ai tre mesi precedenti, segnando uno stop della recessione. Nel secondo e terzo trimestre dell'anno scorso c'erano stati segni negativi, mentre la casella del primo era stata a 'zero', come nel quarto periodo. Risalendo la serie, l'ultimo segno positivo risale al secondo trimestre del 2011. Rispetto al quarto trimestre 2013, nel periodo ottobre-dicembre del 2014 il Pil è sceso dello 0,3%.
Nel complesso dello scorso anno, il dato provvisorio dell'Istituto di Statistica è di una recessione dello 0,4%: segno meno per il terzo anno di fila. Si tratta di una cifra in linea con le stime del Fondo monetario internazionale, di Bankitalia, dell'Ocse o anche di Confindustria. Leggermente migliore rispetto al -0,5% rilasciato nell'ultimo aggiornamento della Commissione Ue, ma un po' peggio del -0,3% indicato nel Def del governo. Tutto sommato, gli scarti sono marginali.
L'Istat spiega ancora che la variazione congiunturale dell'ultimo trimestre dell'anno scorso è la "sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nei comparti dell'agricoltura e dell'industria e di un aumento nei servizi. Dal lato della domanda, il contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) è compensato da un apporto positivo della componente estera netta". Nello stesso periodo, ricordano gli statistici, il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,7% negli Stati Uniti e dello 0,5% nel Regno Unito. In termini tendenziali, si è registrato un aumento del 2,5% negli Stati Uniti e del 2,7% nel Regno Unito. Attualmente, la variazione acquisita per il 2015 è pari a -0,1%.
Per gli analisti di Ig Markets, i dati sull'Italia "sono lievemente migliori delle previsioni. I timidi segnali di miglioramento visti nella seconda metà del 2014 sono per lo più riconducibili al forte deprezzamento dell'euro verso le principali valute mondiali, che ha permesso una ripresa della domanda estera (extra zona euro)". Però, "i contributi positivi dell'export da soli non sono in grado di portare a quella crescita sostenibile di medio lungo periodo che manca nel nostro Paese da anni. In un contesto di rallentamento della crescita globale è necessario far leva sulla domanda interna per evitare di registrare una ripresa anonima".
Oltre all'Italia, anche le altri grandi economie hanno dato i risultati preliminari del Pil. Se la Germania ha sorpreso le attese, spingendo i mercati, in tutta Europa i segnali sono di lieve crescita. Nel quarto trimestre è passato nell'Eurozona (18) a +0,3% da +0,2% del precedente trimestre e nell'intera Unione europea (28) a +0,4% da +0,3%. Eurostat ricorda che nell'ultimo scorcio del 2013 il tasso di espansione del ciclo era però nettamente più elevato: rispettivamente +0,9% e +1,3%. Nell'intero 2014 il Pil è cresciuto dello 0,9% nell'Eurozona e dell'1,4% nell'Ue. Male la Grecia: il Pil si è contratto dello 0,2% nell'ultimo periodo dell'anno, contro stime per una crescita dello 0,4%. Su base annua il Pil è cresciuto dell'1,7%, contro il +1,6% del trimestre precedente.
Nel complesso dello scorso anno, il dato provvisorio dell'Istituto di Statistica è di una recessione dello 0,4%: segno meno per il terzo anno di fila. Si tratta di una cifra in linea con le stime del Fondo monetario internazionale, di Bankitalia, dell'Ocse o anche di Confindustria. Leggermente migliore rispetto al -0,5% rilasciato nell'ultimo aggiornamento della Commissione Ue, ma un po' peggio del -0,3% indicato nel Def del governo. Tutto sommato, gli scarti sono marginali.
L'Istat spiega ancora che la variazione congiunturale dell'ultimo trimestre dell'anno scorso è la "sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nei comparti dell'agricoltura e dell'industria e di un aumento nei servizi. Dal lato della domanda, il contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) è compensato da un apporto positivo della componente estera netta". Nello stesso periodo, ricordano gli statistici, il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,7% negli Stati Uniti e dello 0,5% nel Regno Unito. In termini tendenziali, si è registrato un aumento del 2,5% negli Stati Uniti e del 2,7% nel Regno Unito. Attualmente, la variazione acquisita per il 2015 è pari a -0,1%.
Per gli analisti di Ig Markets, i dati sull'Italia "sono lievemente migliori delle previsioni. I timidi segnali di miglioramento visti nella seconda metà del 2014 sono per lo più riconducibili al forte deprezzamento dell'euro verso le principali valute mondiali, che ha permesso una ripresa della domanda estera (extra zona euro)". Però, "i contributi positivi dell'export da soli non sono in grado di portare a quella crescita sostenibile di medio lungo periodo che manca nel nostro Paese da anni. In un contesto di rallentamento della crescita globale è necessario far leva sulla domanda interna per evitare di registrare una ripresa anonima".
Oltre all'Italia, anche le altri grandi economie hanno dato i risultati preliminari del Pil. Se la Germania ha sorpreso le attese, spingendo i mercati, in tutta Europa i segnali sono di lieve crescita. Nel quarto trimestre è passato nell'Eurozona (18) a +0,3% da +0,2% del precedente trimestre e nell'intera Unione europea (28) a +0,4% da +0,3%. Eurostat ricorda che nell'ultimo scorcio del 2013 il tasso di espansione del ciclo era però nettamente più elevato: rispettivamente +0,9% e +1,3%. Nell'intero 2014 il Pil è cresciuto dello 0,9% nell'Eurozona e dell'1,4% nell'Ue. Male la Grecia: il Pil si è contratto dello 0,2% nell'ultimo periodo dell'anno, contro stime per una crescita dello 0,4%. Su base annua il Pil è cresciuto dell'1,7%, contro il +1,6% del trimestre precedente.