MILANO - "L'approvazione della riforma è auspicabile non perchè lo impongano i regolatori o i mercati internazionali: perchè lo suggerisce il buon senso". In queste parole il direttore generale della Banca d'Italia, Salvatore Rossi, racchiude il pensiero di via Nazionale sulla riforma delle banche popolari, in audizione davanti alle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera.
"L'economia italiana - ha sottolineato Rossi - ha bisogno, e ne avrà ancor più nella ripresa che sta iniziando, di banche efficienti, patrimonialmente solide, a loro agio nel mercato internazionale. Banche che siano in grado di accompagnare, anzi di sollecitare, la crescita dimensionale delle piccole e medie imprese dinamiche e innovative, crescita da cui dipende molta parte del nostro futuro".
I suoi commenti arrivano in un momento tormentato per il comparto, preso tra le vicende giudiziarie di Ubi e Veneto Banca, quelle commissariali di Banca Etruria e i sospetti di insider trading su chi abbia potuto guadagnare dagli annunci del governo sulle Popolari. Non mancano per altro le critiche, da Rossi: le popolari di maggiori dimensioni, interessate dalla riforma, "non appaiono confrontabili con le banche di credito cooperativo che oggi si osservano in Europa e sono molto distanti dall'originario spirito cooperativo". Per di più, nelle grandi banche c'è il rischio di una deriva a causa di una "egemonia prolungata e incontrollata di una singola figura o gruppo di potere espressione di una minoranza". Anche per questo, c'è il rischio di "clientelismo".
Per Bankitalia, la soglia degli otto miliardi di attivi prevista dalla riforma delle banche popolari "appare ragionevole alla luce dei dati, aggiornati alla metà dello scorso anno, sulla dimensione delle 37 banche popolari oggi presenti". Rossi ha segnalato come "vi sia un salto netto fra le prime 10, con attivi almeno a doppia cifra, e le restanti 27. Il gruppo delle 10 maggiori comprende le sette popolari soggette alla vigilanza diretta del sistema unico europeo e tutte le quotate". Rossi ritiene che "il primo e principale effetto positivo che ci attendiamo dalla riforma è che essa mette in condizioni le maggiori banche popolari di aumentare il loro capitale nella misura e, soprattutto, con la rapidità che possono essere richieste dalle circostanze, rivolgendosi a una platea più ampia di risparmiatori e investitori".
"L'economia italiana - ha sottolineato Rossi - ha bisogno, e ne avrà ancor più nella ripresa che sta iniziando, di banche efficienti, patrimonialmente solide, a loro agio nel mercato internazionale. Banche che siano in grado di accompagnare, anzi di sollecitare, la crescita dimensionale delle piccole e medie imprese dinamiche e innovative, crescita da cui dipende molta parte del nostro futuro".
I suoi commenti arrivano in un momento tormentato per il comparto, preso tra le vicende giudiziarie di Ubi e Veneto Banca, quelle commissariali di Banca Etruria e i sospetti di insider trading su chi abbia potuto guadagnare dagli annunci del governo sulle Popolari. Non mancano per altro le critiche, da Rossi: le popolari di maggiori dimensioni, interessate dalla riforma, "non appaiono confrontabili con le banche di credito cooperativo che oggi si osservano in Europa e sono molto distanti dall'originario spirito cooperativo". Per di più, nelle grandi banche c'è il rischio di una deriva a causa di una "egemonia prolungata e incontrollata di una singola figura o gruppo di potere espressione di una minoranza". Anche per questo, c'è il rischio di "clientelismo".
Per Bankitalia, la soglia degli otto miliardi di attivi prevista dalla riforma delle banche popolari "appare ragionevole alla luce dei dati, aggiornati alla metà dello scorso anno, sulla dimensione delle 37 banche popolari oggi presenti". Rossi ha segnalato come "vi sia un salto netto fra le prime 10, con attivi almeno a doppia cifra, e le restanti 27. Il gruppo delle 10 maggiori comprende le sette popolari soggette alla vigilanza diretta del sistema unico europeo e tutte le quotate". Rossi ritiene che "il primo e principale effetto positivo che ci attendiamo dalla riforma è che essa mette in condizioni le maggiori banche popolari di aumentare il loro capitale nella misura e, soprattutto, con la rapidità che possono essere richieste dalle circostanze, rivolgendosi a una platea più ampia di risparmiatori e investitori".