Economia

La Grecia sfida l'Ue: "Non firmiamo, la nostra democrazia non può essere minacciata"

Oggi si riunisce l'Ecofin. Venerdì scade l'ultimatum fissato dall'Ue per Atene, ma le parti restano distanti. Tsipras: "Non firmiamo neanche con pistola alla tempia". Padoan ottimista: "Uscita dall'euro fuori discussione". Il piano di aiuti scade a fine febbraio e il governo potrebbe rimanere senza soldi. Il giallo del documento di Moscovici

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MILANO - Tra Eurogruppo ed Ecofin il destino della Grecia è appeso alle trattative di Bruxelles, dove non sembra sbloccarsi il muro contro muro tra Atene e i partner europei. Gli ultimatum europei non sembrano far presa sul premier greco, Alexis Tsipras, che non abbassa i toni dello scontro: "Non firmeremo il proseguimento del piano di aiuti neppure con una pistola alla tempia. La nostra democrazia non può essere minacciata".

Insomma nonostante le richieste dell'Ue a richiedere un prolungamento del piano di aiuti prima di discuterne la flessibilità Atene resta impassibile, pronta ad aspettare la scadenza - a fine febbraio - del programma in corso sottoscritto con la Troika. A questo punto, però, l'uscita dall'euro potrebbe essere inevitabile, a meno che il governo non decida di rivedere tutte le promesse elettorali proseguendo una politica all'insegna dell'austerity.

Il ministro delle Finanze italiano, Pier Carlo Padoan, però, resta fiducioso: "L'uscita di Atene dall'euro è fuori discussione". Ma le indicazioni che arrivano dai falchi dell'Eurozona sembrano andare in un altro verso. Per il tedesco Schaeuble il "governo greco è irresponsabile, ma parlare di Grexit non ha senso. Vogliamo che l'Eurogruppo resti unito, ma dipende solo dalla Grecia". Per l'olandese Jeroen Dijsselblom, presidente anche dell'Eurogruppo, "la Grecia ha un paio di giorni per chiedere un'estensione del programma di aiuti e poi potremo applicare la flessibilità". Anche per il francese Pierre Moscovici, commissario Ue agli Affari economici, "è tempo che Atene chieda l'estensione del programma".

Addirittura si arriva a prospettare che, qualora entro venerdì non arrivi una richiesta scritta in tal senso dal governo Tsipras, si potrebbe saltare il vertice straordinario fissato per ora in quel giorno, perché senza il passo avanti di Atene sarebbe inutile.

E se ieri dalle parti del Partenone avevano già rispedito al mittente la proposta, definendola "inaccettabile". Oggi è arrivata la dura presa di posizione del premier Tsipras: "La Grecia non ha fretta e non accetterà compromessi". Per di più, il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, ha svelato un retroscena sulla riunione di ieri: ha rivelato che avrebbe firmato volentieri un documento più 'aperto' alle istanze elleniche, inizialmente proposto da Moscovici, ma poi si è visto cambiare il comunicato ufficiale con toni più duri e ha bloccato la firma. La Commissione smentisce di avere posizioni diverse dall'Eurogruppo, ma il giallo resta.

La Commissione prova comunque a fare quadrato e indica che non ci sono alternative: "Il piano 'A' è che ci sia un accordo a 19 e questo è il solo piano sul tavolo", dice ad esempio il portavoce Margaritis Schinas su eventuali piani B in caso di mancata intesa sulla Grecia. "La decisione finale dovrà essere concordata da tutti i 19 stati membri dell'Eurozona, e questo l'ha reso chiaro ieri l'Eurogruppo". Una posizione che difficilmente si adegua a quella di Syriza, il partito di Tsipras, secondo cui il governo greco non accetterà "ricatti" o "ultimatum" ma resta convinto che un accordo sul debito con i partner europei sia "del tutto a portata di mano. Quella dell'Eurogruppo è una provocazione, non rispecchia la volontà degli Stati membri".

Sul fronte interno, intanto, Tsipras ha fatto una scelta di apertura alle opposizioni dell'ex premier Antonis Samaras indicando in Prokopis Pavlopoulos il proprio candidato alla Presidenza del Paese. Ex ministro degli Interni e giurista di stampo conservatore, era stato proprio nell'esecutivo di Nea Democratia. Proprio dal partito ora all'opposizione è arrivata l'indicazione di un voto favorevole, quindi il nome indicato da Syriza dovrebbe centrare una grandissima maggioranza parlamentare.