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Jobs act: per i contratti a termine resterà tetto 36 mesi

Venerdì in consiglio dei ministri via libera alle tutele crescenti. Poletti: "Stop ai nuovi co.co.pro.". Addio alle forme di collaborazione, mentre resterà il lavoro a chiamata e l'accordo di somministrazione. La Cisl: "Bastano 4-5 contratti di lavoro subordinati"
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MILANO - Il contratto a tempo determinato manterrà il tetto di durata a 36 mesi. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti nell'incontro di oggi con le parti sociali sui decreti attuativi del Jobs act che saranno varati dal consiglio dei ministri di venerdì prossimo. Tuttavia dal ministro ha spiegato che rimarranno in vigore il contratto di somministrazione e il lavoro a chiamata. L'intenzione è quindi quella di eliminare le forme di collaborazione. "Pensiamo di fare una operazione che blocca la possibilità di fare nuove collaborazioni a progetto e su quelle che ci sono bisogna cercare di trovare una modalità di gestione della transizione", ha detto Poletti a margine di un incontro con le parti sociali.

Venerdì, quindi, oltra all'atteso via libera al contratto a tutele crescenti, verranno esaminati anche decreti attuativi sulle tipologie contrattuali e sull'Agenzia delle ispezioni che verranno poi trasmessi in Parlamento …
MILANO - Il contratto a tempo determinato manterrà il tetto di durata a 36 mesi. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti nell'incontro di oggi con le parti sociali sui decreti attuativi del Jobs act che saranno varati dal consiglio dei ministri di venerdì prossimo. Tuttavia dal ministro ha spiegato che rimarranno in vigore il contratto di somministrazione e il lavoro a chiamata. L'intenzione è quindi quella di eliminare le forme di collaborazione. "Pensiamo di fare una operazione che blocca la possibilità di fare nuove collaborazioni a progetto e su quelle che ci sono bisogna cercare di trovare una modalità di gestione della transizione", ha detto Poletti a margine di un incontro con le parti sociali.

Venerdì, quindi, oltra all'atteso via libera al contratto a tutele crescenti, verranno esaminati anche decreti attuativi sulle tipologie contrattuali e sull'Agenzia delle ispezioni che verranno poi trasmessi in Parlamento per ottenere il parere - non vincolante - delle commissioni responsabili. Anche sui licenziamenti collettivi deciderà il Cdm. E' stato lo stesso Poletti a rinviare la palla al governo dopo che i sindacati, e nei giorni scorsi il Parlamento, hanno richiesto, ancora nell'incontro di oggi lo stralcio delle norme sui licenziamenti collettivi dal decreto di attuazione del Jobs act. "Abbiamo assunto la segnalazione arrivataci dal Parlamento e dai sindacati. Il Consiglio dei ministri prenderà una decisione. Io oggi non sono in grado di anticipare nulla", spiega al termine dell'incontro.

I sindacati, però, hanno le idee chiare: "Devono rimanere solo quelle forme contrattuali che hanno una prospettiva di lavoro vero senza precariato" dice il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo. "Ci aspettiamo che a fianco al contratto a tutele crescenti, ci sia una pulizia di tutte quelle forme 'mascherate' di lavoro autonomo che in realtà sono vera precarietà" ha fatto eco il segretario confederale della Cisl, Gigi Petteni secondo cui "se parliamo di lavoro subordinato, interinale e autonomo, penso che 4-5 contratti sono in grado di soddisfare le esigenze del mondo del lavoro reale".