Economia

I listini chiudono positivi. La Bce si mette a nudo

I listini retrocedono con il "no" alla Grecia arrivato da Berlino, ma poi chiudono in rialzo. Intanto la Fed sostiene i mercati: andrà piano con l'innalzamento dei tassi. Pubblicati i verbali della Banca centrale europea sul Qe. Tokyo ai massimi da 15 anni

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MILANO - La Grecia muove il passo ufficiale e, scrivendo all'Eurogruppo, chiede sei mesi di proroga dei finanziamenti internazionali, in scadenza a fine mese, per trovare nel mentre un nuovo accordo complessivo su supporto e riforme. La missiva, attesa, arriva dopo che la pressione sulla per giungere a un accordo con l'Unione europea era montata da più parti. Anche gli Usa - finora molto concilianti con le posizioni di Alexis Tsipras - hanno mostrato insofferenza chiedendo ad Atene di sbloccare la situazione. Il nodo della trattativa, al di là dei tecnicismi, è trovare una formula per salvare la faccia sia a Tsipras - che ha il mandato del popolo greco di rompere l'accordo lacrime e sangue sottoscritto con la Troika - che all'Eurogruppo, secondo il quale non ci possono essere nuovi prestiti fuori dai binari di quel memorandum. Stando alle prime indicazioni, da Berlino arriva intanto una bocciatura alla richiesta.

Sugli spiragli di una intesa, le Borse chiudono positive. A sostenere gli scambi è stata anche  la Fed, che si è mostrata cauta nell'intenzione di alzare i tassi d'interesse. Dopo il "no" da Berlino, i listini hanno avuto un tentennamento, per poi chiudere positivi: Milano è salita dello 0,6%, Parigi dello 0,7%,  Francoforte dello 0,37%, mentre Londra è rimasta stabile. Atene ha guadagnato l'1%.

Dal fronte macroeconomico si registra il dato sull'inflazione in Francia, in calo dell'1% mensile a gennaio per un arretramento dello 0,4% su anno. Si conferma dunque la deflazione in una delle principali economie europee, mentre migliora la fiducia dei consumatori europei, attestatasi a febbraio a -6,7 punti da -8,5 punti della precedente rilevazione. Le attese erano per una dato a -7,5 punti. La Bce, invece, ha pubblicato le attese sintesi dell'ultima riunione del board, quello che ha lanciato il Quantitative easing. Per la trascrizione completa, comunque, bisognerà aspettare ancora 30 anni: tanto durerà il segreto sui documenti integrali.

Dall'agenda Usa,  i sussidi settimanali di disoccupazione calano oltre le attese e scendono di 20 mila unità a 283 mila unità. Gli analisti si aspettavano una riduzione di 9 mila unità. La Banca centrale americana si è mostrata 'colomba' e non sembra avere fretta di alzare i tassi di interesse: alcuni membri del board della Fed hanno espresso preoccupazione sul fatto che aumentare il costo del denaro troppo presto potrebbe rallentare la ripresa economica negli Stati Uniti. La decisione su quando aumentare i tassi, si legge nei verbali della riunione di fine gennaio, dipenderà dai dati economici.

L'euro, inizialmente in rialzo sopra 1,14 verso il dollaro, torna a scendere in area 1,138. Lo spread tra Btp e Bund si stabilizza in area 120 punti base, con un rendimento del decennale poco sotto l'1,6%. Chiusura contrastata per Wall Street col Dow Jones che perde lo 0,24% e il Nasdaq che guadagna lo 0,37%. In territorio negativo l'indice S&P500 che sale dello 0,11%.

In mattinata, la Borsa di Tokyo ha terminato gli scambi ai massimi da maggio 2000 grazie alla chiusura a +0,36%, in scia all'ottimismo sull'economia giapponese e alla fiducia su una soluzione positiva della crisi in Grecia: l'indice Nikkei è salito di 65,62 punti, attestandosi a quota 18.264,79. Il deficit commerciale del Giappone è risultato in calo del 57,9% a gennaio: la bilancia commerciale ha registrato un saldo negativo, il trentunesimo consecutivo, di 1.177 miliardi di yen (8,7 miliardi di euro) contro il record senza precedenti di 2.790 miliardi di yen di gennaio 2014.