MILANO - Jobs act quattro giorni dopo. Approvati, venerdì scorso, i decreti che danno il via libera definitivo, dal primo marzo, ai contratti a tutele crescenti con l'abolizione dell'articolo 18 e delle collaborazioni le polemiche non si placano. In prima fila contro la riforma del lavoro c'è il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, secondo cui il governo non ha tenuto conto del parere delle commissioni parlamentari: "Credo sia indubbio che ci sia una torsione rispetto al rapporto con il Parlamento - ha dichiarato Camusso - c'è un'idea che il potere legislativo sia nel governo e non nel parlamento: questo è distante dal dettato costituzionale".
Intervendo a un convegno della Cgil il segretario ha ribadito che i provvedimenti del governo hanno "ampiamente saccheggiato" il diritto del lavoro italiano e per questo la Cgil presenterà una proposta di legge per un nuovo statuto dei lavoratori: "Se necessario - ha aggiunto - lo sosterremo anche con forme abrogative. Presenteremo una proposta di legge
per un nuovo Statuto dei lavoratori".
Domande e risposte. Cosa cambia con la riforma.
"L'idea di un referendum - dice il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei - non ci spaventa, temiamo una discussione ideologica e una delegittimazione reciproca. Penso che il Pd e la Cgil non si siano legittimati l'un l'altro quanto dovrebbero e forse è il momento di cambiare". Per Camusso, però, il governo non ha "un'idea di qual è l'orizzonte ma ha una disperata voglia di propaganda".
Di certo resta forte la dicotomia tra imprese e lavoratori nell'interpretazione della norma. Per il presidente di Confidustria giovani, Marco Gay, le nuove misure permettono di "avere un panorama del lavoro come quello dei concorrenti europei: la direzione intrapresa è di modernizzare il mercato del lavoro. Le assunzioni - ha detto a Radio anch'io - ripartiranno nel momento in cui l'economia e il portafoglio ordini ci permetteranno di fare investimenti" nei nostri dipendenti.
Intervendo a un convegno della Cgil il segretario ha ribadito che i provvedimenti del governo hanno "ampiamente saccheggiato" il diritto del lavoro italiano e per questo la Cgil presenterà una proposta di legge per un nuovo statuto dei lavoratori: "Se necessario - ha aggiunto - lo sosterremo anche con forme abrogative. Presenteremo una proposta di legge
per un nuovo Statuto dei lavoratori".
Domande e risposte. Cosa cambia con la riforma.
"L'idea di un referendum - dice il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei - non ci spaventa, temiamo una discussione ideologica e una delegittimazione reciproca. Penso che il Pd e la Cgil non si siano legittimati l'un l'altro quanto dovrebbero e forse è il momento di cambiare". Per Camusso, però, il governo non ha "un'idea di qual è l'orizzonte ma ha una disperata voglia di propaganda".
Di certo resta forte la dicotomia tra imprese e lavoratori nell'interpretazione della norma. Per il presidente di Confidustria giovani, Marco Gay, le nuove misure permettono di "avere un panorama del lavoro come quello dei concorrenti europei: la direzione intrapresa è di modernizzare il mercato del lavoro. Le assunzioni - ha detto a Radio anch'io - ripartiranno nel momento in cui l'economia e il portafoglio ordini ci permetteranno di fare investimenti" nei nostri dipendenti.