Economia

Niente austerity per i metalmeccanici tedeschi: stipendi su del 3,4%

Il sindacato IgMetall ha strappato un accordo importante con il comparto delle tute blu ed elettronico. Trovata una mediazione tra le richieste di un +5,5% e la proposta di un +2,2% da parte delle aziende. Per i 3,7 milioni di lavoratori anche passi avanti su apprendistato e formazione professionale

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BERLINO - Niente austerità, siamo tedeschi, si potrebbe dire ricalcando il titolo della vecchia commedia 'Niente sesso, siamo inglesi'. Oppure, niente austerità in nome di produttività, eccellenza e pace sociale. Ecco il senso dell'accordo concluso stamane tra datori di lavoro del comparto metalmeccanico ed elettronico tedesco, il più poderoso ed export-oriented d'Europa, e la centrale operaia IgMetall, il più potente sindacato del mondo. Per 3,7 milioni di dipendenti della branca, IgMetall ha ottenuto infatti un aumento retributivo di ben il 3,4%, e ciò, si badi bene, in tempi di inflazione giudicata pericolosamente bassa dalla Banca centrale europea.

L'IgMetall aveva aperto la vertenza chiedendo aumenti addirittura del 5,5%, i datori di lavoro all'inizio si erano detti disposti a concedere un massimo del 2,2%. Il compromesso si è trovato a metà strada, e appare comunque più che soddisfacente. Del resto i dati da record dell'export, della crescita del prodotto interno lordo, e dell'occupazione (ai massimi storici in generale) e i nuovi record di vendite di colossi quali Bmw Mercedes o Volkswagen o Siemens parlano da soli.

E i colossi trascinano nel successo globale anche le numerose piccole e medie aziende metal meccaniche, quel 'Mittelstand' che è il cuore del sistema Germania. Nel complesso infatti, secondo Spiegel online, nel 2013 (ultimi dati disponibili) il comparto metalmeccanico ed elettronico tedesco, con appunto 3,7 milioni di dipendenti e circa 254mila imprese, ha prodotto un fatturato di circa 999 miliardi di euro. I dati del 2014 e dell'anno appena iniziato si annunciano ancora migliori, visti appunto gli aumenti di export e vendite.

Un'ulteriore concessione ottenuta dal sindacato è il miglioramento dei sistemi di apprendistato e formazione professionale, che sono ritenuti la chiave dell'accesso dei giovani al mercato del lavoro, e regole per il lavoro part-time dei lavoratori anziani e il pensionamento graduale ritenute più favorevoli ai dipendenti. Sullo sfondo, c'è anche il crescente bisogno di manodopera: solo per fare due esempi, nelle settimane scorse sia Bmw che Volkswagen hanno annunciato di aver bisogno di creare ciascuna circa 5000 posti di lavoro in più in Germania, oltre a quelli all'estero.

Il sindacato, per norma costituzionale, siede nei consigli di sorveglianza delle grandi aziende della Repubblica federale, e senza concertazione guidare un gigante metalmeccanico od elettronico non è realisticamente possibile. Ciò spiega perché grandi global players come i marchi dell'auto abbiano aperto impianti in Usa, Cina o altrove all'estero, ma per espandersi e rincorrere la domanda, e non già per de localizzare: non hanno chiuso stabilimenti in patria.