ROMA - Sembra una vita fa quando le voci di politici, economisti, uomini di finanza ed "esperti" da destra e sinistra proponevano per l'Italia la ricetta di Yanis Varoufakis: fare ciò che il ministro delle Finanze della Grecia propone per il suo Paese. Significherebbe ripudiare gli impegni dello Stato sul proprio debito, e rinegoziarli imponendo perdite ai creditori. Sembra una vita fa, ma sono pochi mesi.
Nel frattempo, si è introdotta una novità che rende obsolete le riflessioni di questo tipo anche per chi le condivide. Sotto la guida di Mario Draghi, la Banca centrale europea ha deliberato un programma di acquisti di titoli emessi dai governi europei da quasi 800 miliardi. Oltre 130 miliardi di quegli interventi si concentreranno su titoli italiani e li eseguirà la Banca d'Italia. Inaspettatamente, Draghi ha annunciato un dettaglio del quale si sta iniziando ad apprezzare la rilevanza: la Bce comprerà anche obbligazioni a scadenze lunghissime, i cosiddetti "matusalemme- bond" che i debitori dovranno rimborsare tra trent'anni.
Basta allungare una mano al pallottoliere per capire fino a che punto questa scelta somigli negli effetti, benché in dosi modiche, a ciò che propongono i fautori di un (teoricamente) controllato "default": ristruttura verso il futuro il profilo del debito, ne alleggerisce la pressione e il costo. Libera il governo di un assillo. Ma lo fa in modo legale, non traumatico, nella continuità dei contratti e degli impegni, senza espropriare i creditori esistenti in patria o all'estero.
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Nel frattempo, si è introdotta una novità che rende obsolete le riflessioni di questo tipo anche per chi le condivide. Sotto la guida di Mario Draghi, la Banca centrale europea ha deliberato un programma di acquisti di titoli emessi dai governi europei da quasi 800 miliardi. Oltre 130 miliardi di quegli interventi si concentreranno su titoli italiani e li eseguirà la Banca d'Italia. Inaspettatamente, Draghi ha annunciato un dettaglio del quale si sta iniziando ad apprezzare la rilevanza: la Bce comprerà anche obbligazioni a scadenze lunghissime, i cosiddetti "matusalemme- bond" che i debitori dovranno rimborsare tra trent'anni.
Basta allungare una mano al pallottoliere per capire fino a che punto questa scelta somigli negli effetti, benché in dosi modiche, a ciò che propongono i fautori di un (teoricamente) controllato "default": ristruttura verso il futuro il profilo del debito, ne alleggerisce la pressione e il costo. Libera il governo di un assillo. Ma lo fa in modo legale, non traumatico, nella continuità dei contratti e degli impegni, senza espropriare i creditori esistenti in patria o all'estero.
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