ROMA - Per incrementare l'attenzione nei confronti della campagna dell'Unesco "Business Backs Education", e soprattutto per convincere le imprese ad investire in istruzione insieme ai Governi, in contemporanea con i lavori del World Economic Forum 2015 tenuto a Davos, la Fondazione Varkey Gem ha rivelato, attraverso uno studio che ha analizzato il comportamento delle aziende del Fortune 500, che queste imprese avrebbero speso solo 2 miliardi e 600 milioni di dollari sul terreno dell'istruzione sui 19 miliardi e 9 complessivi destinati alla responsabilità sociale. E ora si chiede loro di destinare il 20% della spesa globale per la CSR in istruzione entro il 2020.
In questi ultimi anni d'altra parte si è capito che investire in responsabilità sociale crea valore non solo per le imprese ma anche per la società, le istituzioni e per chi lavora per far crescere la cultura, l'innovazione, la scienza e la conoscenza, cioè le scuole, le università, i centri di ricerca. Per questo, in attesa che il Governo italiano rediga le linee guida per avere una "Buona Università", vogliamo sottolineare che si è ancora poco incentivata la cosiddetta "Terza Missione" degli atenei, che invece, se condivisa e applicata, porterebbe il nostro Paese a competere molto più adeguatamente sullo scenario mondiale, facendo giocare alle università un ruolo più significativo per lo sviluppo del territorio e dei cittadini.
La "Terza Missione" è in qualche modo la responsabilità sociale delle università, e si affianca ai due compiti canonici della formazione e della ricerca. E' la messa a disposizione delle conoscenze prodotte, è il dialogo e lo scambio con la politica, l'economia, la società civile, è un comportamento più attento allo sviluppo sostenibile.
In Gran Bretagna la chiamano "Terzo Flusso" ("Third Stream"), negli Stati Uniti "Third Mission", in Danimarca è prevista e regolata da una legge dello Stato, in Italia è lasciata alla volontà e alla capacità di applicazione dei singoli atenei, nella maggior parte dei casi ancora poco strutturati, ma anche poco sostenuti, sia nella programmazione delle attività che nella loro comunicazione.
Ma è invece un ambito in cui occorre investire per condividere valori più alti, e per far diventare le conoscenze prodotte un bene comune, stimolandone lo sviluppo ed evidenziandone l'impatto sociale e culturale.
E' un cambiamento culturale, che può e deve essere sostenuto e, se applicato, premiato dal Governo: il percorso deve partire dal vertice dell'ateneo ed essere condiviso con tutti gli stakeholders: dipendenti, studenti, famiglie, territorio.
Ecco un decalogo di azioni che possono essere annoverate tra quelle di Terza Missione e che tutte le università italiane possono avviare:
1. Promozione della cultura della sostenibilità
2. Programmi di prevenzione delle patologie più diffuse
3. Promozione delle arti e della cultura
4. Integrazione dei cittadini appartenenti alle fasce di popolazione più deboli e pari opportunità
5. Educazione alla salvaguardia dell'ambiente
6. Educazione civica e sviluppo urbano
7. Educazione alla cultura dello sport
8. Supporto all'editoria, audiovisivi e multimedia
9. Alfabetizzazione informatica
10. Divulgazione scientifica.
In questi ultimi anni d'altra parte si è capito che investire in responsabilità sociale crea valore non solo per le imprese ma anche per la società, le istituzioni e per chi lavora per far crescere la cultura, l'innovazione, la scienza e la conoscenza, cioè le scuole, le università, i centri di ricerca. Per questo, in attesa che il Governo italiano rediga le linee guida per avere una "Buona Università", vogliamo sottolineare che si è ancora poco incentivata la cosiddetta "Terza Missione" degli atenei, che invece, se condivisa e applicata, porterebbe il nostro Paese a competere molto più adeguatamente sullo scenario mondiale, facendo giocare alle università un ruolo più significativo per lo sviluppo del territorio e dei cittadini.
La "Terza Missione" è in qualche modo la responsabilità sociale delle università, e si affianca ai due compiti canonici della formazione e della ricerca. E' la messa a disposizione delle conoscenze prodotte, è il dialogo e lo scambio con la politica, l'economia, la società civile, è un comportamento più attento allo sviluppo sostenibile.
In Gran Bretagna la chiamano "Terzo Flusso" ("Third Stream"), negli Stati Uniti "Third Mission", in Danimarca è prevista e regolata da una legge dello Stato, in Italia è lasciata alla volontà e alla capacità di applicazione dei singoli atenei, nella maggior parte dei casi ancora poco strutturati, ma anche poco sostenuti, sia nella programmazione delle attività che nella loro comunicazione.
Ma è invece un ambito in cui occorre investire per condividere valori più alti, e per far diventare le conoscenze prodotte un bene comune, stimolandone lo sviluppo ed evidenziandone l'impatto sociale e culturale.
E' un cambiamento culturale, che può e deve essere sostenuto e, se applicato, premiato dal Governo: il percorso deve partire dal vertice dell'ateneo ed essere condiviso con tutti gli stakeholders: dipendenti, studenti, famiglie, territorio.
Ecco un decalogo di azioni che possono essere annoverate tra quelle di Terza Missione e che tutte le università italiane possono avviare:
1. Promozione della cultura della sostenibilità
2. Programmi di prevenzione delle patologie più diffuse
3. Promozione delle arti e della cultura
4. Integrazione dei cittadini appartenenti alle fasce di popolazione più deboli e pari opportunità
5. Educazione alla salvaguardia dell'ambiente
6. Educazione civica e sviluppo urbano
7. Educazione alla cultura dello sport
8. Supporto all'editoria, audiovisivi e multimedia
9. Alfabetizzazione informatica
10. Divulgazione scientifica.