Economia

La corsa del franco mette in crisi l'Onu: troppo cara la sede di Ginevra

L'Alto Commissario per i rifugiati delocalizzerà parte delle attività tra Copenhagen e Budapest. E presto potrebbero seguire l'esempio dell'organizzazione internazionale anche l'Unicef e la Croce Rossa

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LUGANO - L'Unhcr, l'Alto Commissariato dell'Onu per i Rifugiati, ha deciso di delocalizzare parte del personale e delle attività, da Ginevra a Copenhagen, a causa del franco forte. Lo rivela la tv pubblica elvetica, spiegando che
"particolarmente sollecitata dalle numerose crisi umanitarie, scoppiate nel pianeta, l'agenzia dell'Onu è costretta a ridurre i costi". Non solo per il franco svizzero, impennatosi a partire da metà gennaio, dopo l'abbandono del cambio fisso con l'euro, ma anche a causa della perdita di valore della valuta unica, nei confronti del dollaro.

Di conseguenza, come se fosse un'azienda che opera a scopo di lucro, pare non abbia trovato di meglio che ricorrere allo strumento della delocalizzazione, per poter far fronte a tutti i suoi impegni. A Copenhagen, dove hanno appena inaugurato
un complesso modernissimo, denominato UN City, si fregano le mani di fronte all'arrivo di funzionari dell'Unhcr. Per il momento se ne sono installati due ma, in futuro, nella capitale danese ne attendono parecchie decine. Come pure a Budapest, altra destinazione scelta dall'agenzia che gestisce il flusso di rifugiati, per contenere le spese.

In effetti Ginevra, stando a una recente classifica dell'Economist, è la seconda città più cara del mondo, preceduta solo da Zurigo. Con il risultato che gli oltre 900 dipendenti dell'organizzazione umanitaria, che opera sotto le insegne dell'Onu,
devono fare i conti per bene, per riuscire ad arrivare alla fine del mese. Lo stesso problema, tra l'altro, riguarda la Croce Rossa Internazionale la cui sede, pure, è a Ginevra. Quest'anno, in particolare a causa delle crisi in Siria e in Ucraina, i
suoi costi operativi aumenteranno di circa il 25 per cento. Di modo che il presidente, Peter Maurer, ha annunciato che "delocalizzeremo alcune attività amministrative verso città meno care".

Copenhagen, intanto, dopo essere riuscita ad attirare parte del personale dell'Unhcr, sta strizzando l'occhio all'Unicef e ai
suoi 300 dipendenti, pure alle prese con l'elevato costo della vita della città elvetica.