Economia

Il libro: 30mila mld di $ nei paradisi fiscali. Parte la "Caccia al tesoro"

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ROMA - Nei paradisi fiscali è nascosto un tesoro da 30 mila miliardi di dollari, pari a un terzo dell'intera economia globale, due volte il Pil statunitense o europeo, venti volte quello italiano. Il dato emerge da fonti internazionali (Fmi, Banca Mondiale, Ocse) consultate da Nunzia Penelope e raccolte nel libro Caccia al tesoro (Ponte alle Grazie), una inchiesta sul mondo parallelo dei paradisi fiscali.

Caccia al tesoro sarà presentato sabato 14 marzo a Roma, alle 18.00, nell'ambito di Libri Come, all'Auditorium Parco della Musica. Con l'autrice ne parleranno Vincenzo Visco, ex ministro dell'economia nel governo Prodi, il magistrato Paolo Ielo, protagonista dell'inchiesta Mafia Capitale della procura di Roma, e Guido Brera, fondatore del Gruppo finanziario Kairos.

Malgrado gli scandali internazionali e gli accordi per la fine del segreto bancario firmati da molti paesi, secondo Nunzia Penelope i paradisi restano tutt'ora un "buco nero: dentro c'è di tutto - spiega l'autrice - dai profitti esentasse delle multinazionali, tra cui moltissime italiane, ai capitali degli evasori, dal business del crimine alle tangenti della corruzione. E dietro questa massa di denaro si muove una nuova élite globale, più potente di qualunque governo: è il lato oscuro del capitalismo, che dispone di risorse finanziarie illimitate, sufficienti a impedire qualunque serio provvedimento legislativo che metta realmente fine al fenomeno".

Le cifre parlano chiaro: "Nella sola Svizzera, negli ultimi quattro anni sono affluiti quasi 200 miliardi neri dall'Italia - afferma Penelope -. E questo malgrado i 104 miliardi 'rientrati' con lo scudo fiscale del 2010". L'intero lo stock di capitali accumulati nei forzieri elvetici ammonterebbe a quasi mille miliardi, metà del nostro colossale debito pubblico. "Quando si parla di cifre simili - conclude l'autrice - è difficile credere che basti una firma su un pezzo di carta per farla finita. Gli stessi accordi firmati dal nostro governo con Svizzera e Liechtenstein, del resto, saranno operativi solo tra un paio di anni: c'è tutto il tempo di spostare i capitali verso altri paesi, come del resto sta già accadendo".