MILANO - Janet Yellen ha messo nel mirino il rafforzamento del dollaro, ma l'effetto sul mercato è durato lo spazio di qualche ora. Alla fine della due giorni di incontri del Fomc, con oggetto lo stato dell'economia Usa e il percorso di innalzamento del costo del denaro, la Federal Reserve ha eliminato dal suo comunicato il riferimento alla "pazienza" nell'alzare i tassi, ma ha offerto al mercato una rete di protezione consistente. La Yellen ha fatto capire che non ci sarà fretta nel normalizzare la politica monetaria ("non significa che saremo impazienti"), e ha introdotto espliciti riferimenti all'influsso della forza del biglietto verde sull'economia a stelle e strisce, in particolare quando ha detto che l'export sta risentendo dell'andamento del cambio.
Secondo alcuni osservatori, nel recente passato la Fed aveva peccato un po' di presunzione pensando che l'economia Usa avrebbe potuto continuare a uscire dalla crisi al ritmo sostenuto visto finora. Forse la stessa Banca centrale Usa ha pensato di accompagnarla come se nel resto del mondo nulla accadesse; in realtà, tutti gli altri governatori a cominciare da Mario Draghi, sono impegnati nel tentativo di svalutare le loro monete e spingere le loro economie. Una situazione che mette la Fed in un certo senso all'angolo. Anche per questo, insistono gli analisti, la Yellen ha voluto liberarsi le mani sul possibile aumento dei tassi, ma si è resa conto che non sarà cosa da fare in fretta. Secondo i trader citati da Bloomberg, le probabilità di una manovra sui tassi scendono sotto il 50% fino a dicembre. Anche perché la Fed ha tagliato decisamente le stime di crescita Usa e le aspettative di quanto crede che alzerà i tassi: alla fine di quest'anno in media sono visti allo 0,625%, 50 punti base in meno dei calcoli di dicembre.
I mercati europei ragionano su questi sviluppi, che hanno portato Wall Street a chiudere in rialzo, ma restano anche attenti all'evoluzione delle trattative tra la Grecia e Bruxelles, che preoccupano sempre più in attesa del vertice Ue: per il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, la situazione finanziaria di Atene è "pericolosa" e servono 2-3 miliardi di euro a breve per evitare la bancarotta. Angela Merkel non prevede accordi definitivi nel mini-summit di stasera. La Bce, intanto, avrebbe garantito un innalzamento di 400 milioni del programma di liquidità per le banche di Atene, intorno a 70 miliardi complessivi; ma per Bloomberg la Banca centrale greca aveva fatto richiesta di altri 900 milioni.
Milano chiude a +1,06%, mentre le altre sono più incerte: Francoforte cede lo 0,2% finale, Parigi tiene la parità (+0,07%) e Londra aggiunge lo 0,25% a nuovi livelli record. Atene chiude in rosso dell'1,9%. Andamento debole per Wall Street, reduce da un balzo dopo le parole di Yellen. Quando in Europa terminano le contrattazioni, il Dow Jones arretra dello 0,6%, lo S&P500 lima mezzo punto, mentre il Nasdaq tratta in rialzo dello 0,15%.
A Piazza Affari si guarda al titolo Enel: il gruppo energetico ha registrato oltre 6 miliardi di svalutazioni che hanno abbattuto l'utile a poco più di mezzo miliardo, ma il dividendo è salito a 14 centesimi. Presentato il piano strategico al 2019, che prevede 18 miliardi di investimenti. Positiva Mps, dopo che la Fondazione ha trovato una rosa di sette nomi da proporre per il cda ai soci pattisti. Grande fermento intorno a Pirelli, che schizza al rialzo sulle manovre dei cinesi (grandi fondi o la Pboc) interessati alla Bicocca e le voci di Opa. Attenzione infine a Telecom, che torna all'utile dopo tre anni.
Le dichiarazioni della Fed hanno avuto il loro maggior impatto sul fronte valutario: la Yellen in versione 'colomba' ha fatto scendere il corso del dollaro nell'immediato. Come nota Vincenzo Longo di Ig Markets, "il cambio euro/dollaro ha segnato in sole tre ore un balzo da 1,06 a 1,1045, il maggiore da sei anni". Oggi però le cose sono di nuovo cambiate e l'euro ha chiuso in in calo poco sopra quora 1,06 dollari (1,0620 dollari) e ha ceduto anche sulla valuta nipponica a 128,35 yen. "L’abbondanza di liquidità immessa grazie al Qe di Draghi tende a prevalere sul semplice mantenimento dei tassi a questi minimi storici per qualche mese in più", spiega ancora l'analista. Per altro, la Bce registra una partecipazione alla terza asta Tltro (liquidità vincolata all'impiego verso l'economia reale) superiore alle attese: ha assegnato 97,8 miliardi di euro a 143 banche, ben sopra i 40 attesi.
Lo spread tra il Btp e il Bund è in lieve calo a 105 punti base rispetto ai 111 di ieri sera. Il rendimento del titolo decennale italiano è all'1,24%. Sul fronte macro si registra il bollettino della Bce, che registra il miglioramento delle prospettive di crescita. Negli Usa le richieste di sussidi alla disoccupazione salgono a 291mila unità, il deficit delle partite correnti supera le attese a 113,45 miliardi. Peggio delle attese l'indice della Fed di Philadelphia, mentre il Superindice dell'economia centra le aspettative con un +0,2%.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in lieve ribasso influenzata dal deprezzamento del dollaro nei confronti dello yen, in reazione alle indicazioni di politica monetaria della Fed. L'indice Nikkei ha chiuso a quota 19.476,56, in calo dello 0,35%, ritracciando rispetto al livello record da 15 anni raggiunto alla vigilia. Un dollaro debole deprime i corsi delle grandi aziende nipponiche esportatrici.
Quanto alle materie prime, dopo il recupero di ieri sera a New York il petrolio torna in calo: alla chiusura dei mercati europei le quotazioni del Wti cedono sensibilmente terreno sotto 44 dollari al barile. La Fed spinge invece i corsi dell'oro, che risale dai minimi da tre mesi toccati martedì. Il metallo prezioso viene scambiato a 1.170 dollari l'oncia in Asia in aumento dell'1% sui valori della vigilia.
Secondo alcuni osservatori, nel recente passato la Fed aveva peccato un po' di presunzione pensando che l'economia Usa avrebbe potuto continuare a uscire dalla crisi al ritmo sostenuto visto finora. Forse la stessa Banca centrale Usa ha pensato di accompagnarla come se nel resto del mondo nulla accadesse; in realtà, tutti gli altri governatori a cominciare da Mario Draghi, sono impegnati nel tentativo di svalutare le loro monete e spingere le loro economie. Una situazione che mette la Fed in un certo senso all'angolo. Anche per questo, insistono gli analisti, la Yellen ha voluto liberarsi le mani sul possibile aumento dei tassi, ma si è resa conto che non sarà cosa da fare in fretta. Secondo i trader citati da Bloomberg, le probabilità di una manovra sui tassi scendono sotto il 50% fino a dicembre. Anche perché la Fed ha tagliato decisamente le stime di crescita Usa e le aspettative di quanto crede che alzerà i tassi: alla fine di quest'anno in media sono visti allo 0,625%, 50 punti base in meno dei calcoli di dicembre.
I mercati europei ragionano su questi sviluppi, che hanno portato Wall Street a chiudere in rialzo, ma restano anche attenti all'evoluzione delle trattative tra la Grecia e Bruxelles, che preoccupano sempre più in attesa del vertice Ue: per il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, la situazione finanziaria di Atene è "pericolosa" e servono 2-3 miliardi di euro a breve per evitare la bancarotta. Angela Merkel non prevede accordi definitivi nel mini-summit di stasera. La Bce, intanto, avrebbe garantito un innalzamento di 400 milioni del programma di liquidità per le banche di Atene, intorno a 70 miliardi complessivi; ma per Bloomberg la Banca centrale greca aveva fatto richiesta di altri 900 milioni.
Milano chiude a +1,06%, mentre le altre sono più incerte: Francoforte cede lo 0,2% finale, Parigi tiene la parità (+0,07%) e Londra aggiunge lo 0,25% a nuovi livelli record. Atene chiude in rosso dell'1,9%. Andamento debole per Wall Street, reduce da un balzo dopo le parole di Yellen. Quando in Europa terminano le contrattazioni, il Dow Jones arretra dello 0,6%, lo S&P500 lima mezzo punto, mentre il Nasdaq tratta in rialzo dello 0,15%.
A Piazza Affari si guarda al titolo Enel: il gruppo energetico ha registrato oltre 6 miliardi di svalutazioni che hanno abbattuto l'utile a poco più di mezzo miliardo, ma il dividendo è salito a 14 centesimi. Presentato il piano strategico al 2019, che prevede 18 miliardi di investimenti. Positiva Mps, dopo che la Fondazione ha trovato una rosa di sette nomi da proporre per il cda ai soci pattisti. Grande fermento intorno a Pirelli, che schizza al rialzo sulle manovre dei cinesi (grandi fondi o la Pboc) interessati alla Bicocca e le voci di Opa. Attenzione infine a Telecom, che torna all'utile dopo tre anni.
Le dichiarazioni della Fed hanno avuto il loro maggior impatto sul fronte valutario: la Yellen in versione 'colomba' ha fatto scendere il corso del dollaro nell'immediato. Come nota Vincenzo Longo di Ig Markets, "il cambio euro/dollaro ha segnato in sole tre ore un balzo da 1,06 a 1,1045, il maggiore da sei anni". Oggi però le cose sono di nuovo cambiate e l'euro ha chiuso in in calo poco sopra quora 1,06 dollari (1,0620 dollari) e ha ceduto anche sulla valuta nipponica a 128,35 yen. "L’abbondanza di liquidità immessa grazie al Qe di Draghi tende a prevalere sul semplice mantenimento dei tassi a questi minimi storici per qualche mese in più", spiega ancora l'analista. Per altro, la Bce registra una partecipazione alla terza asta Tltro (liquidità vincolata all'impiego verso l'economia reale) superiore alle attese: ha assegnato 97,8 miliardi di euro a 143 banche, ben sopra i 40 attesi.
Lo spread tra il Btp e il Bund è in lieve calo a 105 punti base rispetto ai 111 di ieri sera. Il rendimento del titolo decennale italiano è all'1,24%. Sul fronte macro si registra il bollettino della Bce, che registra il miglioramento delle prospettive di crescita. Negli Usa le richieste di sussidi alla disoccupazione salgono a 291mila unità, il deficit delle partite correnti supera le attese a 113,45 miliardi. Peggio delle attese l'indice della Fed di Philadelphia, mentre il Superindice dell'economia centra le aspettative con un +0,2%.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in lieve ribasso influenzata dal deprezzamento del dollaro nei confronti dello yen, in reazione alle indicazioni di politica monetaria della Fed. L'indice Nikkei ha chiuso a quota 19.476,56, in calo dello 0,35%, ritracciando rispetto al livello record da 15 anni raggiunto alla vigilia. Un dollaro debole deprime i corsi delle grandi aziende nipponiche esportatrici.
Quanto alle materie prime, dopo il recupero di ieri sera a New York il petrolio torna in calo: alla chiusura dei mercati europei le quotazioni del Wti cedono sensibilmente terreno sotto 44 dollari al barile. La Fed spinge invece i corsi dell'oro, che risale dai minimi da tre mesi toccati martedì. Il metallo prezioso viene scambiato a 1.170 dollari l'oncia in Asia in aumento dell'1% sui valori della vigilia.