Economia

I pirati alimentari migrano sul web: nel 2014 fermati oltre 50 mln di euro di prodotti tarocchi

La lavorazione dell'olio d'oliva. Un noto caso di falso ha riguardato l'olio in commercio da Harrods, con riferimenti all'Igp toscano anche se imbottigliato in Gran Bretagna 
L'Italia ospita il forum internazionale contro la contraffazione e per la tutela del cibo "vero". A Lodi i principali organismi di controllo da tutto il mondo. Ormai i flussi irregolari fermati dalle autorità online sono pari a quelli bloccati con le operazioni tradizionali. Il ministro dell'Agricoltura, Martina: "Diventiamo la capitale di questa lotta in vista di Expo"
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MILANO - La pirateria alimentare cambia volto e sbarca in forze sul web. Come accade per il commercio in genere, anche per i flussi di cibo la frontiera dell'online sta diventando centrale. Esigendo di conseguenza un sistema di protezione all'altezza, in particolare per un Paese che ha nell'agroalimentare un marchio distintivo e un punto di forza industriale. Bastano pochi numeri per capire quanto sia importante il fenomeno: il commercio online dei prodotti agroalimentari italiani vale oltre 1 miliardo di euro e il Ministero delle Politiche agricole e forestali è in campo per la tutela dei prodotti di qualità, anche attraverso partnership con grandi player come eBay. Nel 2014, 160 operazioni hanno portato a bloccare flussi di commercio illegale di finti prodotti italiani sul mercato europeo, dall'ormai noto "Parmesan" al finto "Chianti".
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La merce bloccata ha un controvalore superiore ai 50 milioni di euro, ma chi ha seguito da vicino le operazioni nota come si tratti in realtà di un'azione dal valore non quantificabile: bloccare una transazione sul web significa soprattutto porre fine a un flusso che sarebbe potuto crescere in maniera esponenziale nel giro di pochi anni. Fermare del finto parmigiano da 1 milione di euro oggi, ma smantellare anche la rete che lo stava distribuendo, probabilmente ha messo un tappo a una falla che l'anno successivo sarebbe valsa svariati milioni di euro. Basta pensare che le stime del Ministero parlano di un aumento del valore del mercato del cibo online a 5 miliardi di euro nel giro di 5 anni, ma c'è chi crede che quel livello si possa raggiungere già tra un paio d'anni.

Che il web sia ormai un luogo di scambio dei tarocchi alimentari pericoloso quanto il mercato tradizionale è dato da un altro numero. Le operazioni 'offline' dei quattro organismi di controllo che dipendono dal Ministero (Ispettorato repressione frodi ICQRF, Corpo forestale dello Stato, Nucleo anticontraffazione Carabinieri delle politiche agricole e alimentari, Capitanerie di porto - Guardia Costiera) hanno portato a 110mila controlli nel corso del 2014, per 60 milioni di euro di merce sequestrata. Un valore solo di poco superiore a quello rinvenuto sul web. Il trend è in crescita: tra gennaio e febbraio del 2015 si sono aggiunti altri 15.000 controlli e 13 milioni di euro di merce bloccata.

I casi truffaldini si moltiplicano e alcuni sfiorano il ridicolo, se non fosse che devastano l'immagine e l'industria tricolore. Nel febbraio del 2014 è stata sospesa la commercializzazione dell'olio 'Tuscan Extra-virgin Olive Oil' presso i magazzini "Harrods" di Londra e sul sito web del famoso centro commerciale. Era imbottigliato in Gran Bretagna, con il marchio dei magazzini, ma rimandava alla regione italiana (che per altro ha la protezione Igp riconosciuta a livello Ue) senza alcuna giustificazione alimentare. O ancora, nell'agosto scorso i Carabinieri hanno scoperto un'associazione per delinquere transnazionale che produceva e commercializzava in ambito internazionale "Wine Kit" che avevano sulle etichette i riferimenti ad almeno 24 vini italiani Dop e Igp risultati contraffatti (tra i quali Amarone, Barolo, Valpolicella), diversi per origine e provenienza. Sulle etichette era indicata la dicitura "vino italiano" e sulle confezioni venivano utilizzati anche il tricolore e l'immagine del Colosseo. Nel complesso, le organizzazioni agricole stimano che il valore del cosiddetto 'italian sounding', cioè dell'usare marchi o denominazioni che in maniera truffaldina rimandino all'Italia, valga 60 miliardi di euro a livello globale e occupi 200mila lavoratori.

Tutti questi temi sono oggetto di una due giorni d'incontri a Lodi, dove prende il via una due giorni di incontri con i principali organismi internazionali che lottano contro le truffe alimentari. Il ministro Maurizio Martina, che farà gli onori di casa nella giornata di venerdì, spiega. "In vista di Expo, rendiamo Lodi capitale della lotta alla contraffazione in campo agroalimentare a livello internazionale. Presentiamo una storia di successo del nostro Paese: il sistema di controlli italiano è infatti una delle ragioni fondamentali della grandezza del Made in Italy, come dimostra il fatto che è studiato in Europa e nel mondo proprio per la sua eccellenza". Per il ministro l'impegno è duplice: "Da un lato rafforzare e rendere più efficienti i controlli, dall'altro snellire il rapporto con le imprese. Alcune importanti novità sono state già introdotte nella legge competitività con #campolibero. Abbiamo creato il registro unico dei controlli: un'operazione di grandissima portata per semplificare la vita delle aziende. Con il Forum internazionale della tutela del cibo vero, riuniamo le strutture di controllo europee e internazionali per un confronto e un potenziamento degli strumenti di contrasto alle frodi. Tra i principali obiettivi di questa iniziativa c'è pure il potenziamento della lotta agli illeciti sul web e anche qui l'Italia è capofila per la sua attività".