MILANO - Il mercato del vino italiano è solido, anche se gli addetti ai lavori non trasudano entusiasmo per il 2015 da poco iniziato, ma la situazione generale dei consumi impone una riflessione amara. Anche perché i nuovi canali distributivi, come quelli offerti dal web, faticano a sfondare e a sostenere le vendite.
I dati aiutano a fotografare meglio la situazione. Da una parte, Coldiretti spiega l'influsso della crisi sulle tavole degli italiani: dall'inizio della recessione è sparito dalle tavole degli italiani un bicchiere di vino su cinque ed i consumi di vino sono scesi al minimo storico dall'Unità d'Italia nel 1861. Se all'estero i problemi vengono dalle imitazioni, in Italia sono crollati gli acquisti di vino delle famiglie e i consumi nazionali - sottolinea la Coldiretti - sono scesi attorno ai 20 milioni di ettolitri, dietro Stati Uniti e Francia, con un taglio del 19 per cento dall'inizio della crisi nel 2008. Se la media di consumo è al di sotto dei 37 litri a persona, solo il 21 per cento degli italiani beve vino tutti i giorni e addirittura quasi la metà degli italiani (48,4 per cento) non lo beve mai durante l'anno, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat.
Sta cambiando la geografia del vino e se i dati disponibili mostrano un consolidamento del consumo mondiale stimato nel 2014 attorno ai 243 milioni di ettolitri, l'andamento non è più trainato dai paesi tradizionalmente produttori e consumatori come Italia e Francia, bensì dalla nascita e dallo sviluppo di nuovi poli di consumo. La Cina in pochi anni è diventata il quinto Paese consumatore ed oggi circa il 39 per cento del vino prodotto viene consumato in paesi non europei, rispetto al 31 per cento del 2000. In Italia si beve meno, ma si beve meglio con il formato più venduto che è stato quello delle bottiglie da 0,75 litri a denominazione d'origine che può contare su una offerta Made in Italy di 74 etichette Docg, 341 Doc e 123 Igt. I vini più richiesti sono Chianti, Lambrusco, Vermentino, Barbera, Bonarda, Montepulciano d'Abruzzo, Nero d'Avola, Morellino e Dolcetto, ma crescono anche il Pecorino, l'Aglianico e il Pignoletto a conferma del successo dei vini autoctoni.
Nonostante i 44,4 milioni di ettolitri di vino prodotti all’anno, però, l’Italia resta fanalino di coda nella vendita online, con la penetrazione del canale eCommerce vicina allo 0,2% inferiore ai competitor Spagna e Francia, ma anche a UsA e Cina. A spiegarlo è un secondo rapporto, che comunque mostra dinamismo: come dimostrano i dati dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm - Politecnico di Milano, il comparto Food&Wine, sta facendo registrare tassi di crescita del 30% anno su anno. Secondo Tannico, eCommerce di vino con oltre 10.000 clienti e più di 30.000 bottiglie vendute ogni mese, in Italia il canale online è agli esordi e ha davanti a sé ampie possibilità di crescita. La penetrazione rispetto alle vendite totali del mercato è ancora limitata, pari allo 0.2%, contro una media mondiale che si attesta al 1.8%.
La Cina, che anno dopo anno sta incrementando il proprio mercato rapidamente, risulta il paese con la penetrazione del canale online più alta, pari al 27%, quadrupla rispetto al Regno Unito dove il canale internet ha un peso del 6,8%. Terza in classifica la Francia con il 5,8% seguita da Germania e Spagna.
Certo, il successo della Cina si lega con il fatto che si tratti di un settore sostanzialmente nuovo e privo di canali di vendita radicati nel territorio. "In Italia la situazione è esattamente opposta: il vino è parte integrante della cultura popolare e la capillarità dei produttori distribuiti sul territorio ha fatto sì che la domanda si indirizzasse principalmente sul canale fisico", dice la ricerca di Tannico. In Italia il grosso della vendita del vino è legato alla grande distribuzione (ipermercati, supermercati, discount e grocery) con una percentuale del 86,3%; il restante 13,7% comprende la vendita diretta e il canale internet con un valore complessivo di 12 miliardi di euro.
I dati aiutano a fotografare meglio la situazione. Da una parte, Coldiretti spiega l'influsso della crisi sulle tavole degli italiani: dall'inizio della recessione è sparito dalle tavole degli italiani un bicchiere di vino su cinque ed i consumi di vino sono scesi al minimo storico dall'Unità d'Italia nel 1861. Se all'estero i problemi vengono dalle imitazioni, in Italia sono crollati gli acquisti di vino delle famiglie e i consumi nazionali - sottolinea la Coldiretti - sono scesi attorno ai 20 milioni di ettolitri, dietro Stati Uniti e Francia, con un taglio del 19 per cento dall'inizio della crisi nel 2008. Se la media di consumo è al di sotto dei 37 litri a persona, solo il 21 per cento degli italiani beve vino tutti i giorni e addirittura quasi la metà degli italiani (48,4 per cento) non lo beve mai durante l'anno, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat.
Sta cambiando la geografia del vino e se i dati disponibili mostrano un consolidamento del consumo mondiale stimato nel 2014 attorno ai 243 milioni di ettolitri, l'andamento non è più trainato dai paesi tradizionalmente produttori e consumatori come Italia e Francia, bensì dalla nascita e dallo sviluppo di nuovi poli di consumo. La Cina in pochi anni è diventata il quinto Paese consumatore ed oggi circa il 39 per cento del vino prodotto viene consumato in paesi non europei, rispetto al 31 per cento del 2000. In Italia si beve meno, ma si beve meglio con il formato più venduto che è stato quello delle bottiglie da 0,75 litri a denominazione d'origine che può contare su una offerta Made in Italy di 74 etichette Docg, 341 Doc e 123 Igt. I vini più richiesti sono Chianti, Lambrusco, Vermentino, Barbera, Bonarda, Montepulciano d'Abruzzo, Nero d'Avola, Morellino e Dolcetto, ma crescono anche il Pecorino, l'Aglianico e il Pignoletto a conferma del successo dei vini autoctoni.
Nonostante i 44,4 milioni di ettolitri di vino prodotti all’anno, però, l’Italia resta fanalino di coda nella vendita online, con la penetrazione del canale eCommerce vicina allo 0,2% inferiore ai competitor Spagna e Francia, ma anche a UsA e Cina. A spiegarlo è un secondo rapporto, che comunque mostra dinamismo: come dimostrano i dati dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm - Politecnico di Milano, il comparto Food&Wine, sta facendo registrare tassi di crescita del 30% anno su anno. Secondo Tannico, eCommerce di vino con oltre 10.000 clienti e più di 30.000 bottiglie vendute ogni mese, in Italia il canale online è agli esordi e ha davanti a sé ampie possibilità di crescita. La penetrazione rispetto alle vendite totali del mercato è ancora limitata, pari allo 0.2%, contro una media mondiale che si attesta al 1.8%.
La Cina, che anno dopo anno sta incrementando il proprio mercato rapidamente, risulta il paese con la penetrazione del canale online più alta, pari al 27%, quadrupla rispetto al Regno Unito dove il canale internet ha un peso del 6,8%. Terza in classifica la Francia con il 5,8% seguita da Germania e Spagna.
Certo, il successo della Cina si lega con il fatto che si tratti di un settore sostanzialmente nuovo e privo di canali di vendita radicati nel territorio. "In Italia la situazione è esattamente opposta: il vino è parte integrante della cultura popolare e la capillarità dei produttori distribuiti sul territorio ha fatto sì che la domanda si indirizzasse principalmente sul canale fisico", dice la ricerca di Tannico. In Italia il grosso della vendita del vino è legato alla grande distribuzione (ipermercati, supermercati, discount e grocery) con una percentuale del 86,3%; il restante 13,7% comprende la vendita diretta e il canale internet con un valore complessivo di 12 miliardi di euro.