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Finanza e cooperazione: una crisi profonda

Il presidente di Banca Etica interviene nel dibattito sulla riforma delle banche popolari e individua quattro questioni relative alla nuova veste del sistema bancario cooperativo: capitalizzazione, contendibilità, mutualità ed efficienza
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Oggi il pensiero cooperativo è culturalmente debole e questo dipende anche da chi non saputo affrontare i problemi quindi innovare i capisaldi della cooperazione. Provo quindi ad entrare nel merito delle quattro questioni principali connesse alla riforma del sistema bancario cooperativo: capitalizzazione, contendibilità, mutualità ed efficienza.

Una banca deve essere capace di attrarre capitali e di farlo velocemente in caso di necessità repentine. Le cooperative bancarie attraggono le risorse dei cittadini interessati all'obbiettivo mutualistico o territoriale delle banche stesse, ma non sono “veloci” ed  in futuro si ridurranno i possibili strumenti di investimento a disposizione dei singoli cittadini rendendo difficile attuare questa storica spinta popolare. Una limitazione importante per il diritto dei cittadini che, nel campo degli investimenti, saranno costretti a scegliere strumenti costruiti solo misurando il ritorno monetario …
Oggi il pensiero cooperativo è culturalmente debole e questo dipende anche da chi non saputo affrontare i problemi quindi innovare i capisaldi della cooperazione. Provo quindi ad entrare nel merito delle quattro questioni principali connesse alla riforma del sistema bancario cooperativo: capitalizzazione, contendibilità, mutualità ed efficienza.

Una banca deve essere capace di attrarre capitali e di farlo velocemente in caso di necessità repentine. Le cooperative bancarie attraggono le risorse dei cittadini interessati all'obbiettivo mutualistico o territoriale delle banche stesse, ma non sono “veloci” ed  in futuro si ridurranno i possibili strumenti di investimento a disposizione dei singoli cittadini rendendo difficile attuare questa storica spinta popolare. Una limitazione importante per il diritto dei cittadini che, nel campo degli investimenti, saranno costretti a scegliere strumenti costruiti solo misurando il ritorno monetario senza possibilità di indirizzo sociale, ambientale, culturale. Sono possibili meccanismi di mutualizzazione dei rischi connessi alla capitalizzazione? Sì, ma vanno pensati e costruiti con strumenti ad hoc per l'economia cooperativa.

La governance cooperativa tende ad essere stabile (è un valore in finanza), ma tende alla conservazione in modo solo parzialmente influenzato dai risultati e dalle opportunità del mercato. In questo senso ha fondamento la critica sulla contendibilità e al fatto che la forma cooperativa “può” determinare delle scelte politiche e di governo opache non proprio orientate ad obbiettivi sociali ed economici. Più che di contendibilità occorrerebbe quindi discutere di capacità di indirizzo della governance orientata ai risultati sociali, ambientali, culturali ed economici. Perciò è interessante l'attenzione di Banca d'Italia alla pari opportunità di voto da parte di tutti i soci. Il principio base della cooperazione non è "ogni socio un voto", ma "tutti i soci sono uguali". Occorre dunque riflettere sulla partecipazione extra-assembleare, sul voto “fisico” in assemblea (l'attuazione del voto capitario) e quindi sui meccanismi di equilibrio nella composizione qualitativa dei CdA per favorire un governo imprenditoriale disposto alle sinergie “cooperative”.

La mutualità in una cooperativa bancaria non si può ridurre ad una questione territoriale: la solidarietà ha superato i confini locali da molte decine di anni. Accanto alla mutualità tra "pari" in contesti relazionali territorialmente limitati è immensamente diffusa una mutualità internazionale ed intergenerazionale praticata anche in forme non cooperative sul web. I soldi che mettiamo in banca non restano certo confinati a livello locale. Proprio in finanza si può rendere efficace una mutualità moderna che sia in grado di avere effetto su tematiche globali: indirizzare gli investimenti è relativamente più facile che fare mutualità in contesti produttivi. La finanza etica e Banca Etica nascono da queste idee.

L'ultima questione riguarda l'efficienza. Può sembrare strano, ma le banche non servono a far fare i migliori profitti possibili agli investitori. Sono il distributore di energia per far muovere l'economia: lo fanno favorendo la circolazione del denaro e buona parte della sua stessa creazione. Come le cooperative bancarie si possono distinguere in questo campo? Che economia favoriscono? Come lo misurano? Come sono efficienti. Occorre andare oltre al rapporto Likaanen (Ue) che le ha definite “migliori” della altre forme bancarie. Il profitto è un vincolo per qualunque attività che abbia un risvolto economico, ma non può essere obbligatorio averlo come unico obbiettivo. Di conseguenza si deve stare attenti ad usare la sola misura del profitto come misura di efficienza. Il libero mercato ancor prima che l'idea cooperativa dovrebbe poter garantire ai cittadini la libertà di scegliere da chi prendere un prodotto o un servizio in base ai suoi obbiettivi ideali o personali.

* L'autore è presidente di Banca Popolare Etica