Economia

La ripresa italiana si aggrappa a Expo e Giubileo: valgono lo 0,3% del Pil

Lavori nell'area Expo alle porte di Milano (fotogramma)
La stima di crescita del Pil elaborata da Confcommercio (+1,1% nel 2015 e +1,4% nel 2016) mostra il peso dei grandi eventi programmati in Italia: l'Esposizione potrebbe valere un quarto della crescita complessiva, discorso simile per l'arrivo dei fedeli
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CERNOBBIO - Rendiamo grazie all'Expo e a papa Francesco per essersi inventato un Giubileo straordinario. Non bisogna farsi ingannare dal "cauto ottimismo" che arriva dai numeri forniti dalla Confcommercio,  il cui ufficio studi prevede addirittura una crescita del Pil dell'1,1 per cento per il 2015. A leggere bene il rapporto sullo scenario economico, appuntamento fisso di inizio primavera dell'associazione guidata da Carlo Sangalli, impossibile non notare il peso "specifico" dei due eventi che dovrebbero portare in Italia milioni di turisti.

Per l'Expo milanese, l'ufficio studi di Confcommercio prevede (come valutazione di minima) almeno 8 milioni di arrivi dall'estero e 29 milioni di notti nelle strutture ricettive. Una maggiore presenza turistica che dovrebbe tradursi in 2,5 miliardi di euro di consumi "straordinari". Tradotto in percentuali sul Pil, questo significa fino a un apporto positivo dello 0,3 per cento, in sostanza il 25 per cento della crescita complessiva prevista.

E non e' finita qui. Gli ultimi giorni di Expo coincideranno con l'avvio del Giubileo a Roma: anche se Confcommercio ammette che si tratti di stime approssimative, l'impatto sul Pil del 2016 dovrebbe essere pressoché equipollente, tra lo 0,2 e lo 0,3 per cento aggiuntivo. Entrambe le manifestazioni dovrebbero rappresentare, in termini di spesa per consumi nel nostro paese, un valore superiore al Giubileo del 2000.

Fino a qui le certezze o quasi. Sul resto, nonostante il presidente Sangalli di "fiducia delle famiglie in forte crescita nei primi mesi dell'anno" nonché di "sentiment positivo delle imprese" e "mercato del lavoro che sta migliorando", permangono una serie di nubi all'orizzonte che non tranquillizzano la lobby del negozianti. Così Confcommercio torna a proporre la sua ricetta per la ripresa strutturale dei consumi, che prevede taglio alla spesa statale improduttiva e diminuzione delle tasse. In particolare, occorrerebbe "destinare i risparmi sugli interessi sul debito a beneficio di tutti i contribuenti in regola attraverso la riduzione delle aliquote dell'Irpef". Perché nonostante l'appoggio più o meno manifesto alle scelte del governo Renzi, Confcommercio avverte: 60 milioni di italiani i compiti a casa, sotto forma di consolidato fiscali, li hanno fatti e ora aspettano "il giusto riconoscimento".