"Accordo nucleare: ancora troppe trappole. L'Iran non è solo petrolio"
Raffaele Ricciardi , di RAFFAELE RICCIARDIIl ceto medio di commercianti ha pagato più di tutti le sanzioni, una nuova fetta di super-ricchi ha cavalcato i canali 'grigi' della finanza e del mercato nero. Se l'embargo cesserà, Italia e Germania potranno sfruttare la rete di relazioni già creata ma gli Usa hanno una voglia matta di sfondare nel Paese. In rientro a Teheran 100-150 miliardi di capitali detenuti dalla ricca borghesia all'estero. Il governo dovrà gestire la transizione evitando il dilagare della corruzione. Intervista al professor Redaelli
MILANO - "Siamo prudenti, non lasciamo credere che sia 'fatta'. Siamo ancora nell'ambito delle discussioni interlocutorie, non c'è un accordo definitivo. E da qui a giugno, quando andrà finalizzato, ci sono mille trappole da superare". A parlare è Riccardo Redaelli, professore ordinario di Geopolitica e Storia e istituzioni dell'Asia dell'Università Cattolica di Milano, profondo conoscitore dell'Iran, della sua storia e della sua economia. In accordo con gli osservatori dei mercati finanziari, la sua analisi è improntata alla prudenza: "Ho visto accordi svanire per i minimi dettagli e in questo caso ce ne sono ancora molti da rifinire".
Professore, il presidente Obama ha comunque definito questo momento "storico". Un passo decisivo per eliminare le sanzioni internazionali verso Teheran. Cosa potrà cambiare?
L'immagine dell'Iran è legata in maniera indissolubile al petrol…
Professore, il presidente Obama ha comunque definito questo momento "storico". Un passo decisivo per eliminare le sanzioni internazionali verso Teheran. Cosa potrà cambiare?
L'immagine dell'Iran è legata in maniera indissolubile al petrol…
MILANO - "Siamo prudenti, non lasciamo credere che sia 'fatta'. Siamo ancora nell'ambito delle discussioni interlocutorie, non c'è un accordo definitivo. E da qui a giugno, quando andrà finalizzato, ci sono mille trappole da superare". A parlare è Riccardo Redaelli, professore ordinario di Geopolitica e Storia e istituzioni dell'Asia dell'Università Cattolica di Milano, profondo conoscitore dell'Iran, della sua storia e della sua economia. In accordo con gli osservatori dei mercati finanziari, la sua analisi è improntata alla prudenza: "Ho visto accordi svanire per i minimi dettagli e in questo caso ce ne sono ancora molti da rifinire".
Professore, il presidente Obama ha comunque definito questo momento "storico". Un passo decisivo per eliminare le sanzioni internazionali verso Teheran. Cosa potrà cambiare?
L'immagine dell'Iran è legata in maniera indissolubile al petrolio. Ma non è un Paese che vive solo di greggio: è una società complessa di 80 milioni di persone, con grandi minoranze ricche che vivono o hanno legami fortissimi all'estero. Le ricadute saranno in molti aspetti della vita dell'Iran, non solo nel comparto energetico.
E' un'economia in ginocchio per l'embargo?
Se uno visita Teheran non ha l'idea di una città in ginocchio. La speculazione edilizia, anche nel suo volto peggiore, è andata avanti e la città sta cambiando fisionomia. Le sanzioni energetiche hanno pesato sul bilancio statale, ma a colpire ampie fette di popolazione sono state soprattutto quelle che hanno bloccato i flussi finanziari. Il ceto commerciale, per loro importantissimo, ha pagato di più. La fascia più povera ha sopravvissuto con gli aiuti a pioggia del regime, quella mediana ha sofferto perché aveva maggiori legami con l'Occidente.
Qualcuno ne ha beneficiato?
I super-ricchi. Hanno fatto grandi affari le società finanziare dei pasdaran, che si sono alleate con le nuove generazioni di ricchi commercianti riuscendo a giocare sul mercato nero dei cambi, sull'export di contrabbando e per fare transazioni finanziarie fuori dai canali regolamentati. Ampie fette di cittadinanza iraniana hanno sempre avuto a disposizione soldi, magari all'estero, che non erano rintracciabili perché il Paese è stato tagliato fuori dai flussi finanziari. Chi ha sviluppato sistemi 'alternativi' ha costruito fortune.
Chi, dall'Occidente, è in vantaggio per riconquistare quel mercato?
Mancano ancora i dettagli, ma pare si vada verso un allentamento progressivo delle sanzioni. Se l'accordo terrà, sarà una corsa a entrare nel Paese.
Come è la griglia di partenza delle aziende dell'Ovest?
Le imprese tedesche sono ancora oggi presenti, con tutte i possibili vantaggi competitivi del caso. In genere, le aziende europee saranno più avvantaggiate e anche l'Italia vanta una presenza consolidata e reti di legami storici e oliati, fondamentali per operare. Le aziende Usa, apparentemente imbrigliate in sanzioni più complesse, hanno in realtà una voglia matta di rientrare in Iran: hanno già pronta una rete di consociate, magari tramite Cipro o la Turchia, per rimetter piede a Teheran.
Quali saranno i settori più dinamici?
Ripeto che parliamo di una società matura e molto avanzata. Senza dubbio il campo energetico sarà centrale, anche negli aspetti di raffinazione e affini, come il biochimico: servono grandi investimenti. L'Iran è poi impegnato in una profonda trasformazione urbanistica, ad esempio a nord di Teheran: il settore delle costruzioni è centrale. Ci sono anche opere faraoniche in agenda, dalla metropolitana della capitale alla monorotaia di Qom. Anche nel settore dell'istruzione, gli iraniani hanno una grande tradizione di studi all'estero. Ancora, il settore commerciale e le tecnologie mediche.
Quali le caratteristiche per imporsi?
In molti settori sono entrate aziende cinesi, indonesiane, russe. Ma gli iraniani hanno una grande attenzione alla qualità. Per questo hanno grande considerazione delle aziende Occidentali.
Il governo di Rouhani sarà in grado di gestire la transizione?
La critica interna è molto forte. Gli ultra-conservatori usano un motto persiano per descrivere la situazione di Losanna: 'I nostri negoziatori hanno regalato uno stallone da corsa, con tutti i finimenti, per un ronzino con le spine nello zoccolo'. Il governo dovrà mantenere la linea ferma sull'arrivare all'accordo. Se questo sarà definitivo, il banco di prova arriverà con la gestione della nuova fase. Ci saranno flussi di capitali e probabilmente rientro delle ricchezze della ricca borghesia iraniana all'estero: 100-150 miliardi stimati fuori dai confini, soprattutto a Dubai. Il governo dovrà evitare che la corruzione dilaghi e che si generi una impennata inflazionistica. Serve una politica economica che al momento non si vede.
Professore, il presidente Obama ha comunque definito questo momento "storico". Un passo decisivo per eliminare le sanzioni internazionali verso Teheran. Cosa potrà cambiare?
L'immagine dell'Iran è legata in maniera indissolubile al petrolio. Ma non è un Paese che vive solo di greggio: è una società complessa di 80 milioni di persone, con grandi minoranze ricche che vivono o hanno legami fortissimi all'estero. Le ricadute saranno in molti aspetti della vita dell'Iran, non solo nel comparto energetico.
E' un'economia in ginocchio per l'embargo?
Se uno visita Teheran non ha l'idea di una città in ginocchio. La speculazione edilizia, anche nel suo volto peggiore, è andata avanti e la città sta cambiando fisionomia. Le sanzioni energetiche hanno pesato sul bilancio statale, ma a colpire ampie fette di popolazione sono state soprattutto quelle che hanno bloccato i flussi finanziari. Il ceto commerciale, per loro importantissimo, ha pagato di più. La fascia più povera ha sopravvissuto con gli aiuti a pioggia del regime, quella mediana ha sofferto perché aveva maggiori legami con l'Occidente.
Qualcuno ne ha beneficiato?
I super-ricchi. Hanno fatto grandi affari le società finanziare dei pasdaran, che si sono alleate con le nuove generazioni di ricchi commercianti riuscendo a giocare sul mercato nero dei cambi, sull'export di contrabbando e per fare transazioni finanziarie fuori dai canali regolamentati. Ampie fette di cittadinanza iraniana hanno sempre avuto a disposizione soldi, magari all'estero, che non erano rintracciabili perché il Paese è stato tagliato fuori dai flussi finanziari. Chi ha sviluppato sistemi 'alternativi' ha costruito fortune.
Chi, dall'Occidente, è in vantaggio per riconquistare quel mercato?
Mancano ancora i dettagli, ma pare si vada verso un allentamento progressivo delle sanzioni. Se l'accordo terrà, sarà una corsa a entrare nel Paese.
Come è la griglia di partenza delle aziende dell'Ovest?
Le imprese tedesche sono ancora oggi presenti, con tutte i possibili vantaggi competitivi del caso. In genere, le aziende europee saranno più avvantaggiate e anche l'Italia vanta una presenza consolidata e reti di legami storici e oliati, fondamentali per operare. Le aziende Usa, apparentemente imbrigliate in sanzioni più complesse, hanno in realtà una voglia matta di rientrare in Iran: hanno già pronta una rete di consociate, magari tramite Cipro o la Turchia, per rimetter piede a Teheran.
Quali saranno i settori più dinamici?
Ripeto che parliamo di una società matura e molto avanzata. Senza dubbio il campo energetico sarà centrale, anche negli aspetti di raffinazione e affini, come il biochimico: servono grandi investimenti. L'Iran è poi impegnato in una profonda trasformazione urbanistica, ad esempio a nord di Teheran: il settore delle costruzioni è centrale. Ci sono anche opere faraoniche in agenda, dalla metropolitana della capitale alla monorotaia di Qom. Anche nel settore dell'istruzione, gli iraniani hanno una grande tradizione di studi all'estero. Ancora, il settore commerciale e le tecnologie mediche.
Quali le caratteristiche per imporsi?
In molti settori sono entrate aziende cinesi, indonesiane, russe. Ma gli iraniani hanno una grande attenzione alla qualità. Per questo hanno grande considerazione delle aziende Occidentali.
Il governo di Rouhani sarà in grado di gestire la transizione?
La critica interna è molto forte. Gli ultra-conservatori usano un motto persiano per descrivere la situazione di Losanna: 'I nostri negoziatori hanno regalato uno stallone da corsa, con tutti i finimenti, per un ronzino con le spine nello zoccolo'. Il governo dovrà mantenere la linea ferma sull'arrivare all'accordo. Se questo sarà definitivo, il banco di prova arriverà con la gestione della nuova fase. Ci saranno flussi di capitali e probabilmente rientro delle ricchezze della ricca borghesia iraniana all'estero: 100-150 miliardi stimati fuori dai confini, soprattutto a Dubai. Il governo dovrà evitare che la corruzione dilaghi e che si generi una impennata inflazionistica. Serve una politica economica che al momento non si vede.