Miliband vuole tassare i super-ricchi in Inghilterra: "Così incasseremo 1,3 miliardi"
Enrico Franceschini, dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINIUna esenzione di due secoli fa permette ai residenti in Gran Bretagna con domicilio all'estero di non pagare le tasse sui guadagni generati fuori dai confini Uk. Da Roman Abramovich a Lakshmi Mittal, 100mila persone nel mirino dei labouristi
LONDRA – Ed Miliband gioca un'altra carta contro i super-ricchi in campagna elettorale. Il leader laburista annuncia che, se sarà eletto primo ministro nelle elezioni del 7 maggio prossimo, abolirà i benefici fiscali per i "non-doms", abbreviazione di "non domiciled residents", ovvero i residenti in Gran Bretagna che scelgono di avere un domicilio all'estero per ragioni di tasse. Si tratta di una categoria di più di 100 mila contribuenti, generalmente stranieri o nati all'estero e in possesso di doppio passaporto, che grazie a una clausola vecchia oltre di due secoli sono esentati dal pagare le tasse sui propri guadagni all’estero. Un'esenzione cospicua se si tratta di investimenti e proprietà di rilievo, tanto è vero che, per godere dello status di "non-dom", è previsto il pagamento di una tassa proporzionale al reddito che in certi casi può raggiungere le 90 mila sterline all&r…
LONDRA – Ed Miliband gioca un'altra carta contro i super-ricchi in campagna elettorale. Il leader laburista annuncia che, se sarà eletto primo ministro nelle elezioni del 7 maggio prossimo, abolirà i benefici fiscali per i "non-doms", abbreviazione di "non domiciled residents", ovvero i residenti in Gran Bretagna che scelgono di avere un domicilio all'estero per ragioni di tasse. Si tratta di una categoria di più di 100 mila contribuenti, generalmente stranieri o nati all'estero e in possesso di doppio passaporto, che grazie a una clausola vecchia oltre di due secoli sono esentati dal pagare le tasse sui propri guadagni all’estero. Un'esenzione cospicua se si tratta di investimenti e proprietà di rilievo, tanto è vero che, per godere dello status di "non-dom", è previsto il pagamento di una tassa proporzionale al reddito che in certi casi può raggiungere le 90 mila sterline all’anno, circa 120 mila euro, ma per chi ne usufruisce è evidentemente vantaggioso lo stesso.
Ora Miliband vuole chiudere questa scappatoia, che può essere perfino passata in eredità dai genitori ai figli. Il capo del Labour afferma che, facendo pagare ai ricchi che vivono e lavorano nel Regno Unito le tasse su tutti i propri guadagni, e non solo su quelli realizzati qui, lo stato potrebbe incassare 1 miliardo di sterline l’anno in più (1 miliardo e 300 milioni di euro), una somma considerevole con cui ridurre il debito pubblico senza essere costretti a tagliare i servizi sociali. In pratica, dice Miliband, si tratta di togliere qualcosa in più ai ricchi per non dover togliere qualcosa di molto importante ai poveri. La lista dei centomila e passa "non-doms" non è mai stata ufficialmente resa nota, ma si ritiene che ne facciano parte, insieme a un certo numero di cittadini italiani residenti a Londra, anche miliardari come Roman Abramovich, il petroliere russo fra le altre cose proprietario del Chelsea Football Club, e l’industriale dell’acciaio Lakshmi Mittal. Quest’ultimo era un donatore del partito laburista e il numero dei "non-doms" è cresciuto vertiginosamente proprio negli anni dei governi del Labour di Blair e Brown.
Non tutti però sono d’accordo che l'iniziativa di Miliband avrebbe benefici reali per l’economia britannica. La stampa conservatrice osserva che la scappatoia fiscale per i "non-doms" ha contribuito ad attirare verso Londra alcuni dei più ricchi imprenditori della terra, i quali poi spendono qui per case, ristoranti, abbigliamento, automobili, uffici di rappresentanza o reali per il proprio business, creando un indotto che produce più soldi di quanti ne risparmino esentasse all’estero. Inoltre c'è chi accusa il leader laburista di continuare a inimicarsi il mondo del business, l'elite imprenditoriale, come ha già fatto promettendo una tassa sulle case di valore superiore a 2 milioni di sterline (2 milioni e mezzo di euro). Nei giorni scorsi cento amministratori delegati di grandi aziende, poi diventati centocinquanta, hanno firmato un appello a votare per i conservatori di David Cameron, sostenendo che un governo in mano a Miliband sarebbe dannoso per l'economia. Ma il leader laburista probabilmente pensa che quegli imprenditori voterebbero comunque per Cameron e con le sue iniziative contro i ricchi e a sostegno di poveri e classe media spera di prendere i consensi necessari a conquistare Downing street.
Ora Miliband vuole chiudere questa scappatoia, che può essere perfino passata in eredità dai genitori ai figli. Il capo del Labour afferma che, facendo pagare ai ricchi che vivono e lavorano nel Regno Unito le tasse su tutti i propri guadagni, e non solo su quelli realizzati qui, lo stato potrebbe incassare 1 miliardo di sterline l’anno in più (1 miliardo e 300 milioni di euro), una somma considerevole con cui ridurre il debito pubblico senza essere costretti a tagliare i servizi sociali. In pratica, dice Miliband, si tratta di togliere qualcosa in più ai ricchi per non dover togliere qualcosa di molto importante ai poveri. La lista dei centomila e passa "non-doms" non è mai stata ufficialmente resa nota, ma si ritiene che ne facciano parte, insieme a un certo numero di cittadini italiani residenti a Londra, anche miliardari come Roman Abramovich, il petroliere russo fra le altre cose proprietario del Chelsea Football Club, e l’industriale dell’acciaio Lakshmi Mittal. Quest’ultimo era un donatore del partito laburista e il numero dei "non-doms" è cresciuto vertiginosamente proprio negli anni dei governi del Labour di Blair e Brown.
Non tutti però sono d’accordo che l'iniziativa di Miliband avrebbe benefici reali per l’economia britannica. La stampa conservatrice osserva che la scappatoia fiscale per i "non-doms" ha contribuito ad attirare verso Londra alcuni dei più ricchi imprenditori della terra, i quali poi spendono qui per case, ristoranti, abbigliamento, automobili, uffici di rappresentanza o reali per il proprio business, creando un indotto che produce più soldi di quanti ne risparmino esentasse all’estero. Inoltre c'è chi accusa il leader laburista di continuare a inimicarsi il mondo del business, l'elite imprenditoriale, come ha già fatto promettendo una tassa sulle case di valore superiore a 2 milioni di sterline (2 milioni e mezzo di euro). Nei giorni scorsi cento amministratori delegati di grandi aziende, poi diventati centocinquanta, hanno firmato un appello a votare per i conservatori di David Cameron, sostenendo che un governo in mano a Miliband sarebbe dannoso per l'economia. Ma il leader laburista probabilmente pensa che quegli imprenditori voterebbero comunque per Cameron e con le sue iniziative contro i ricchi e a sostegno di poveri e classe media spera di prendere i consensi necessari a conquistare Downing street.