MILANO - Da via del Campo a Genova - cantata da Fabrizio De Andrè - alla Brera della Milano da bere. Passando per via Condotti a Roma e via Chiaia a Napoli, fino al Politeama di Palermo. La fine della stagione delle case chiuse ha cambiato la fisionomia delle città: alcune zone sono state completamente riqualificate diventando le più ambite delle città, altre sono state abbandonate al degrado.
E così nei giorni del dibattito sulla proposta bipartisan di cancellazione della Legge Merlin, immobiliare.it ha pubblicato uno studio sul valore degli appartamenti nelle vie che prima dell'abolizione delle case chiuse erano luogo di ritrovo per prostitute e clienti: l'appartamento tipo usato per lo studio è un trilocale da 80 metri quadri, in buono stato, sito al secondo piano di un edificio residenziale. Con questi parametri l'analisi si è concentrata su otto delle principali città italiane: Torino, Milano, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Palermo.
A Torino le vie più conosciute per la presenza delle dame disposte o costrette a concedersi si trovavano nel cuore della città. Basti pensare che via Conte Verde era detta via dei bordelli: oggi un trilocale qui, in pieno centro, costa mediamente 248.000 euro, poco meno rispetto alla media della zona. Nello stesso quartiere sono ancora più bassi i prezzi in Via Principe Amedeo, dove la spesa media è di 220.000 euro. In questa strada, vicina all'Università degli Studi, erano concentrati anche i bordelli low cost con tariffe da una lira che aprivano le porte anche agli studenti.
A Milano la zona a luci rosse riqualificata in maniera più evidente è Brera: da quartiere bohèmienne e luogo di perdizione, oggi è uno dei più ricchi della città. Via Marco Formentini, in onore delle signorine che dalle finestre esponevano le loro grazie per attirare i clienti, era conosciuta come Contrada di Tett: oggi affacciarsi a quelle finestre dal proprio trilocale costerebbe mediamente 540.000 euro. La stessa cifra che serve per comprare casa in via San Carpoforo, il cui nome in dialetto (Sancarpofer) era un tempo sinonimo di casa chiusa, visto che il vicolo ne ospitava ben tre. Altro esempio di riqualificazione è quello della zona di Missori, a pochi passi dal Duomo, dove un tempo si concentravano i bordelli più squallidi e a basso prezzo di tutta Milano: oggi in Piazza Velasca, dove svolgeva il suo lavoro Ninetta del Verzee, maitresse decantata dal poeta Carlo Porta, un trilocale costa mediamente 620.000 euro.
Anche il centro di Genova è ricco di storie: in via delle Carabaghe, dove oggi un trilocale costa in media 174.000 euro, c'era quella casa chiusa dalle pareti viola che pare aver Il cielo in una stanza cantato da Gino Paoli. Ancora più celebre è via del Campo di Fabrizio De Andrè: luogo simbolo di loschi affari e meretricio, oggi ha perso parte del suo fascino antico, facendo scendere i prezzi degli immobili a 154.000 euro per un appartamento in zona.
I vicoli di Bologna, stretti e riservati, si prestavano benissimo per accogliere con discrezione i clienti delle case chiuse ed è per questo che le viuzze erano popolate di bordelli e dame dai facili costumi. Tra le vie più famose per le case chiuse a basso costo c'erano via delle Oche, dove oggi un trilocale costa mediamente 272.000 euro, via del Falcone, dove le quotazioni scendono a 248.000 euro, e via Valdonica con prezzi medi pari a 268.000 euro.
Sono innumerevoli le storie che si narrano sui centro storico di Firenze dove alcune vie conservano ancora nei loro nomi quello che è stato il loro passato. I prezzi superano i 300.000 euro per un trilocale in Via dell'Amorino, che fu teatro degli intrighi passionali che ispirarono La Mandragola di Machiavelli. Stessi costi (312.000 euro) per via Tornabuoni, nel cuore della vecchia Firenze, dove operava Madame Saffo.
A Roma la zona più a buon mercato per chi cercava "compagnia" era Borgo Pio, via che confina con lo Stato del Vaticano: oggi un immobile qui costa mediamente 528.000 euro e la zona ha recuperato anche in termini di fama, visto che si tratta di una delle più centrali della città. Ancora più cari gli immobili di Via Mario dè Fiori, a pochi passi da Via Condotti: qui la media è pari a 748.000 euro per una strada che fino al 1958 era costellata di case chiuse.
A Napoli se Via Chiaia era protagonista delle avventure sessuali di intellettuali e politici, i più abbienti della città, chi non poteva permettersi certe tariffe si rifugiava nei bordelli di Largo Baracche, nei Quartieri Spagnoli. Questo divario è confermato tutt'oggi: nella prima strada le quotazioni di un trilocale che risponde ai parametri dello studio ammontano a 272.000 euro, mentre ne servono molti meno, 190.000, per abitare in una delle zone più famose della città.
A Palermo le "zone calde" si concentravano in quelli che oggi sono i luoghi più chic ed esclusivi della città, tra il Politeama e Via Roma. Oggi acquistare una casa in Via Gioacchino Ventura, proprio alle spalle del teatro, costa mediamente 166.000 euro: un tempo in questa strada c'erano la Pensione delle Rose e la Pensione Jolanda, luoghi di incontri sessuali a pagamento. Più basse le quotazioni per Via Antonio Gagini (144.000 euro), sede del bordello frequentato perfino dal celebre bandito Giuliano.
E così nei giorni del dibattito sulla proposta bipartisan di cancellazione della Legge Merlin, immobiliare.it ha pubblicato uno studio sul valore degli appartamenti nelle vie che prima dell'abolizione delle case chiuse erano luogo di ritrovo per prostitute e clienti: l'appartamento tipo usato per lo studio è un trilocale da 80 metri quadri, in buono stato, sito al secondo piano di un edificio residenziale. Con questi parametri l'analisi si è concentrata su otto delle principali città italiane: Torino, Milano, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Palermo.
A Torino le vie più conosciute per la presenza delle dame disposte o costrette a concedersi si trovavano nel cuore della città. Basti pensare che via Conte Verde era detta via dei bordelli: oggi un trilocale qui, in pieno centro, costa mediamente 248.000 euro, poco meno rispetto alla media della zona. Nello stesso quartiere sono ancora più bassi i prezzi in Via Principe Amedeo, dove la spesa media è di 220.000 euro. In questa strada, vicina all'Università degli Studi, erano concentrati anche i bordelli low cost con tariffe da una lira che aprivano le porte anche agli studenti.
A Milano la zona a luci rosse riqualificata in maniera più evidente è Brera: da quartiere bohèmienne e luogo di perdizione, oggi è uno dei più ricchi della città. Via Marco Formentini, in onore delle signorine che dalle finestre esponevano le loro grazie per attirare i clienti, era conosciuta come Contrada di Tett: oggi affacciarsi a quelle finestre dal proprio trilocale costerebbe mediamente 540.000 euro. La stessa cifra che serve per comprare casa in via San Carpoforo, il cui nome in dialetto (Sancarpofer) era un tempo sinonimo di casa chiusa, visto che il vicolo ne ospitava ben tre. Altro esempio di riqualificazione è quello della zona di Missori, a pochi passi dal Duomo, dove un tempo si concentravano i bordelli più squallidi e a basso prezzo di tutta Milano: oggi in Piazza Velasca, dove svolgeva il suo lavoro Ninetta del Verzee, maitresse decantata dal poeta Carlo Porta, un trilocale costa mediamente 620.000 euro.
Anche il centro di Genova è ricco di storie: in via delle Carabaghe, dove oggi un trilocale costa in media 174.000 euro, c'era quella casa chiusa dalle pareti viola che pare aver Il cielo in una stanza cantato da Gino Paoli. Ancora più celebre è via del Campo di Fabrizio De Andrè: luogo simbolo di loschi affari e meretricio, oggi ha perso parte del suo fascino antico, facendo scendere i prezzi degli immobili a 154.000 euro per un appartamento in zona.
I vicoli di Bologna, stretti e riservati, si prestavano benissimo per accogliere con discrezione i clienti delle case chiuse ed è per questo che le viuzze erano popolate di bordelli e dame dai facili costumi. Tra le vie più famose per le case chiuse a basso costo c'erano via delle Oche, dove oggi un trilocale costa mediamente 272.000 euro, via del Falcone, dove le quotazioni scendono a 248.000 euro, e via Valdonica con prezzi medi pari a 268.000 euro.
Sono innumerevoli le storie che si narrano sui centro storico di Firenze dove alcune vie conservano ancora nei loro nomi quello che è stato il loro passato. I prezzi superano i 300.000 euro per un trilocale in Via dell'Amorino, che fu teatro degli intrighi passionali che ispirarono La Mandragola di Machiavelli. Stessi costi (312.000 euro) per via Tornabuoni, nel cuore della vecchia Firenze, dove operava Madame Saffo.
A Roma la zona più a buon mercato per chi cercava "compagnia" era Borgo Pio, via che confina con lo Stato del Vaticano: oggi un immobile qui costa mediamente 528.000 euro e la zona ha recuperato anche in termini di fama, visto che si tratta di una delle più centrali della città. Ancora più cari gli immobili di Via Mario dè Fiori, a pochi passi da Via Condotti: qui la media è pari a 748.000 euro per una strada che fino al 1958 era costellata di case chiuse.
A Napoli se Via Chiaia era protagonista delle avventure sessuali di intellettuali e politici, i più abbienti della città, chi non poteva permettersi certe tariffe si rifugiava nei bordelli di Largo Baracche, nei Quartieri Spagnoli. Questo divario è confermato tutt'oggi: nella prima strada le quotazioni di un trilocale che risponde ai parametri dello studio ammontano a 272.000 euro, mentre ne servono molti meno, 190.000, per abitare in una delle zone più famose della città.
A Palermo le "zone calde" si concentravano in quelli che oggi sono i luoghi più chic ed esclusivi della città, tra il Politeama e Via Roma. Oggi acquistare una casa in Via Gioacchino Ventura, proprio alle spalle del teatro, costa mediamente 166.000 euro: un tempo in questa strada c'erano la Pensione delle Rose e la Pensione Jolanda, luoghi di incontri sessuali a pagamento. Più basse le quotazioni per Via Antonio Gagini (144.000 euro), sede del bordello frequentato perfino dal celebre bandito Giuliano.