MILANO - Le prospettive di ripresa del Vecchio continente stanno migliorando "grazie alla Bce". Tuttavia "la crescita globale resta moderata" e "squilibrata". Parola di Christine Lagarde: il direttore generale del Fmi è intervenuto oggi All'atlantic council di Washington, spiegando che le prospettive economiche nell'area euro "stanno migliorando" grazie al sostegno "benvenuto" dell'allentamento monetario lanciato il 9 marzo scorso dalla Banca centrale europea. A questo proposito, l'ex ministro francese delle finanze sostiene che nell'Eurozona, così come in Giappone, sono ancora "necessarie" politiche monetarie accomodanti. Le politiche fiscali invece "devono essere calibrate per rafforzare la ripresa senza però perdere di vista la sostenibilità del debito nel medio termine". Lagarde aggiunge che nell'area euro esistono "ancora troppo disincentivi sul fronte delle tasse".
L'economia globale - prosegue Lagarde - ha beneficiato di "un'iniezione al braccio" fornita dal calo dei prezzi del greggio e da una forte performance della più grande economia al mondo, gli Stati Uniti. Ma la crescita, tuttavia, è "moderata" e la ripresa "squilibrata". Una presa di posizione che precede di una settimana le nuove stime che l'Fmi presentarà in occasione del World economic outlook. In vista dell'appuntamento Lagarde si limita a dire che le economie avanzate stanno andando "leggermente meglio dello scorso anno" ma in certi casi persiste il rischio di una crescita e un'inflazione bassa unito a quello di un debito e una disoccupazione alta. Le stime per le economie emergenti invece sono "leggermente peggiori di quelle dello scorso anno". Sebbene esse rappresentino ancora oltre i due terzi della crescita globale di quest'anno, "c'è un'enorme diversità" tra di loro. Lagarde fa l'esempio dell'India, che continua a brillare; della Cina, che sta rallentando ma crescendo in modo più sostenibile; della Russia, alle prese con difficoltà economiche; del Brasile, dove il quadro economico è stagnante; e di molte parti del medio oriente alle prese con tensioni economiche e politiche.
Ecco perché, dice il numero uno del Fondo, tutte le politiche necessarie devono essere usate, a cominciare dal sostegno alla domanda, dalla rimozione delle barriere alla partecipazione alla forza lavoro e da riforme strutturali che devono "andare di pari passo con politiche fiscali e macroeconomiche" affinchè si eviti che la "nuova mediocrità" (crescita bassa per un lungo periodo di tempo) diventi la "nuova normalità". A preoccupare l'economista francese sono piuttosto i prestiti incagliati per 900 miliardi di euro stanno bloccando i canali del credito nell'Eurozona. Per questo "framework efficaci per gestire le insolvenze" sono "cruciali" nella gestione del peso del debito privato e degli stessi prestiti inesigibili.
L'economia globale - prosegue Lagarde - ha beneficiato di "un'iniezione al braccio" fornita dal calo dei prezzi del greggio e da una forte performance della più grande economia al mondo, gli Stati Uniti. Ma la crescita, tuttavia, è "moderata" e la ripresa "squilibrata". Una presa di posizione che precede di una settimana le nuove stime che l'Fmi presentarà in occasione del World economic outlook. In vista dell'appuntamento Lagarde si limita a dire che le economie avanzate stanno andando "leggermente meglio dello scorso anno" ma in certi casi persiste il rischio di una crescita e un'inflazione bassa unito a quello di un debito e una disoccupazione alta. Le stime per le economie emergenti invece sono "leggermente peggiori di quelle dello scorso anno". Sebbene esse rappresentino ancora oltre i due terzi della crescita globale di quest'anno, "c'è un'enorme diversità" tra di loro. Lagarde fa l'esempio dell'India, che continua a brillare; della Cina, che sta rallentando ma crescendo in modo più sostenibile; della Russia, alle prese con difficoltà economiche; del Brasile, dove il quadro economico è stagnante; e di molte parti del medio oriente alle prese con tensioni economiche e politiche.
Ecco perché, dice il numero uno del Fondo, tutte le politiche necessarie devono essere usate, a cominciare dal sostegno alla domanda, dalla rimozione delle barriere alla partecipazione alla forza lavoro e da riforme strutturali che devono "andare di pari passo con politiche fiscali e macroeconomiche" affinchè si eviti che la "nuova mediocrità" (crescita bassa per un lungo periodo di tempo) diventi la "nuova normalità". A preoccupare l'economista francese sono piuttosto i prestiti incagliati per 900 miliardi di euro stanno bloccando i canali del credito nell'Eurozona. Per questo "framework efficaci per gestire le insolvenze" sono "cruciali" nella gestione del peso del debito privato e degli stessi prestiti inesigibili.