Economia

Sanità digitale, grandi entusiasmi e un timore: non sarà troppo complicato?

L'indagine sui giudizi che gli italiani danno in rete quando discutono di eHealth. I vantaggi riguardano la semplificazione dell'accesso ai servizi e la migliore qualità garantita dal monitoraggio in remoto dei pazienti. Si diffonde la paura che il Paese si mostri ancora una volta a due velocità

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MILANO - Proseguono le indagini di VOICES from the Blogs sulla digitalizzazione dei servizi pubblici. Dopo il recente monitoraggio sugli open data, è ora la volta dei servizi sanitari: cosa pensano gli italiani in Rete della possibilità di applicare all’assistenza sanitaria i ritrovati della information and communication technology? I circa 400mila commenti scritti negli ultimi 13 mesi mostrano il grande apprezzamento di cui godono – per esperienza o sulla fiducia – i servizi sanitari digitali: le espressioni positive raggiungono il 78,6% (superiore, ad esempio, al 70,2% di commenti favorevoli agli open data).

Ma di cosa parlano gli italiani quando discutono di eHealth? La voce principale è appannaggio dei servizi online (53,9% dei commenti), come per esempio i referti, le prenotazioni di prestazioni specialistiche, i pagamenti e altri servizi offerti dalle aziende ospedaliere via internet. Il 26,3% dei post riguarda invece la telemedicina, ovvero servizi di assistenza sanitaria tramite il ricorso a tecnologie innovative, come per esempio visite mediche a distanza via internet (televisita), consulenze a distanza tra medici (teleconsulto), applicazioni web e mobile per la trasmissione di informazioni sanitarie. Il terzo servizio più discusso (10,9%) è, infine, il cosiddetto Fascicolo Sanitario Elettronico, cioè l’insieme dei dati e documenti sanitari personali sotto forma digitale generati da eventi clinici nel corso dell’intera vita del paziente.

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I vantaggi attesi dai servizi sanitari digitali riguardano anzitutto, come è ovvio, la qualità della prestazione sanitaria: il 24,2% dei testi esaminati apprezza la possibilità di per i medici di monitorare i pazienti da remoto, che riduce i tempi di attesa nel contatto tra medico e paziente, e alleggerisce la pressione su ospedali e ambulatori; ad essi si aggiunge il 12% di chi ritiene che la sanità digitale porti ad un miglioramento della qualità dei servizi sanitari. Il 21,6% confida invece nella semplificazione che la sanità digitale porterà in Italia all’interno del sistema sanitario; allo stesso modo, il 16,1% dei commenti sottolinea il risparmio di tempo come il maggiore vantaggio atteso dalla digitalizzazione della sanità.

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Sentimenti di inadeguatezza generazionale e qualche complesso di inferiorità nazionale emergono invece sul fronte dei timori verso l’introduzione delle nuove tecnologie nel servizio sanitario. Tra gli scettici nei confronti della sanità digitale il 43,5% ritiene infatti che sia un sistema troppo complicato, soprattutto per la fascia più anziana (e quindi più numerosa) dei pazienti. Secondo il 41,8% dei commenti negativi invece, è l’Italia ad essere ancora troppo indietro in questo settore e incapace di avviare gli sforzi necessari per promuovere un effettivo processo di digitalizzazione della sanità. Oltre a ciò, un sospetto: che i servizi digitali possano rivelare, ancora una volta, un Paese a due velocità, con le strutture sanitarie del Mezzogiorno potenzialmente svantaggiate nella effettiva fruizione delle nuove tecnologie: come si vede, non è solo un problema generazionale. Colpisce, infine, l’assenza di preoccupazioni forti per le possibili violazioni della privacy (che invece comparivano in quasi un quarto dei commenti a proposito degli open data): evidentemente, quando in gioco c’è la salute, le priorità degli utenti tendono a cambiare e il rammarico, semmai, è quello di essere troppo in là con gli anni per destreggiarsi come si deve con un computer.

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Nota: la presente analisi è stata presentata nel corso del workshop "Sanità Digitale" organizzato dall'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano

VOICES from the Blogs è l’osservatorio scientifico sui social media dell'Università Statale di Milano curato da A. Ceron, L. Curini, S.M. Iacus e G. Porro.