Economia

Moscovici avverte Atene: "Riforme o default". Draghi: "Discussioni costruttive"

Il ministro delle Finanze, Varoufakis, ha lanciato l'allarme sulla liquidità. In casa solo 2 miliardi, pesano le scadenze di maggio: 1 miliardo da rimborsare al Fmi. Il Commissario Ue: "Non c'è un piano B, facciano le riforme". Trattative a oltranza nel fine settimana, depositi bancari diminuiti di 15 miliardi

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MILANO - La Grecia torna a preoccupare i mercati internazionali, visto il perdurare dello stallo nelle trattative che si basano sullo scambio tra prestiti internazionali e riforme economiche e che contemporaneamente i soldi nelle casse di Atene sono agli sgoccioli: si rischia il default sui rimborsi che il governo di Alexis Tsipras deve al Fondo monetario internazionale. I negoziatori si ritroveranno ancora nel corso del fine settimana, per cercare di riportare entro binari positivi le trattative. Il 'Brussels Group', che riunisce governo greco, Commissione Ue, Bce, Fmi ed Esmi, "si riunisce nel fine settimana a partire da domani pomeriggio", ha spiegato una portavoce dell'esecutivo Ue.  

"E' stata una discussione costruttiva sul processo che deve accompagnare il negoziato da qui al vertice di Riga". Così il presidente della Bce, Mario Draghi, ha commentato l'incontro avuto con il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis. Sulla stessa lunghezza d'onde, il ministro dell'Economia italia Pier Carlo Padoan: "Stiamo negoziando per identificare una soluzione. Avremo successo". "Un'uscita della Grecia dall'Eurozona ci farebbe navigare in acque inesplorate. Sono fiducioso che troveremo una soluzione condivisa", ha aggiunto il ministro, che ha rassicurato sulla solidità dell'Italia anche in caso di un default ellenico.

I lavori vanno avanti in vista dell'Eurogruppo della prossima settimana a Riga, che sarà l'occasione per fare il punto sulla situazione delle trattative. Ma il 24 aprile, data del summit, il falco tedesco Wolfgang Scahaeuble ha già escluso che si possa arrivare a qualcosa di definitivo per approvare il pacchetto di riforme, da parte greca, e liberare 7,2 miliardi di prestiti, da parte internazionale. Più probabile che si vada a maggio per l'accordo, visto che un incontro si potrebbe tenere il giorno 11.

Una data che si carica di attesa. Il problema per il governo di Syiriza sono infatti i pagamenti dovuti al Fondo monetario internazionale, fino ad ora puntualmente onorati. Nella prima metà di maggio, però, ci sono quasi 1 miliardo di euro da rimborsare legati ai prestiti del passato: proprio una scadenza fissata il 12 maggio pesa per circa 750 milioni di euro. Soldi che a quel punto non si troverebbero più nelle case pubbliche di Atene. E visto che il Fmi ha fatto sapere agli emissari ellenici che non c'è modo di dilazionare i pagamenti - Christine Lagarde ha rispedito al mittente una richiesta in tal senso - il conto alla rovescia è più che mai accelerato. Secondo la Reuters, in cassa ora sarebbero rimasti solo 2 miliardi. Per di più, aggiunge oggi l'organismo di Washington, in futuro non potrà che andar peggio:  "Non ho informazioni dettagliate sulla liquidità della Grecia, ma fra giugno, luglio e agosto l'ammontare che Atene dovra pagare aumenterà significativamente e serve un accordo prima", ha detto Poul Thomsen, responsabile del dipartimento europeo del Fmi, durante una conferenza nell'ambito dei lavori primaverili negli Usa. Da lì ha anche annunciato che le stime sulla crescita economica sono "irrealistiche" e andranno riviste al ribasso dall'attuale +2,5% in 2015 e +3,7% nel 2016.

Il commissario europeo agli affari economici, Pierre Moscovici, sempre da Washington ha detto che non c'è un "piano B" per Atene, sollecitandola ad "accelerare" sul piano di riforme o rischiare il default. I colloqui "non sono stati abbastanza precisi. Non è che stiamo parlando del nulla, stiamo discutendo ma è arrivato il momento di fare passi avanti", ha spiegato al Financial Times, sottolineando che una "Grexit sarebbe un male per l'Eurozona, per i greci e per il sistema finanziario". Varoufakis ha incontrato intanto Mario Draghi, il presidente della Bce, che per il ministro delle Finanze "vuole una soluzione presto per aiutare la Grecia a crescere".

Anche le banche, d'altra parte, vivono i loro problemi di liquidità: la stampa ellenica scrive oggi che le banche "si stanno dissanguando" a causa dei continui prelievi allo sportello degli utenti, intimoriti dal rischio di un possibile default pubblico. Secondo Kathimerini, i greci hanno ormai accumulato un totale di 15 miliardi di euro che preferiscono mantenere in contanti piuttosto che sul proprio conto corrente. I depositi bancari erano pari a oltre 160 miliardi nel dicembre scorso ma a fine marzo il dato era sceso a 135 miliardi, un nuovo minimo degli ultimi dieci anni a causa dei massicci prelievi di contanti in gennaio (12,8 miliardi), in febbraio (7,6 miliardi) e in marzo (5,5 miliardi).

Sul fronte interno, intanto, il governo di Syriza prosegue sul solco tracciato in campagna elettorale: lunedì presenterà il disegno di legge per aumentare in due tempi il salario minimo a 751 euro, il livello in vigore fino al 2012, e ripristinare la contrattazione collettiva. Lo ha annunciato il ministro del Lavoro greco, Panos Skurletis, parlando al canale privato Ant1. Skurletis ha lasciato intendere che, a suo parere, la misura non comporta alcun costo. Tuttavia i partner europei chiedono la piena liberalizzazione della possibilità di licenziare. "Immaginatevi che significa parlare di licenziamenti in Grecia, Paese che è campione in termini di disoccupazione", ha commentato Skurletis. "Il governo non farà marcia indietro su alcune questioni che considera linee rosse", ha aggiunto. Il precedente governo di coalizione, guidato dal conservatore Antonis Samaras, aveva cancellato la contrattazione collettiva. Il taglio del salario minimo a 586 euro, o 511 per gli under 25, era stato imposto nel 2012 dalla Troika (Ue, Bce e Fmi). Ad Atene si registra anche lo sgombero, da parte della poliozia, degli uffici del Rettorato dell'Università, che erano stati occupati 19 giorni fa da un gruppo di anarchici.