MADRID - La caduta è stata lunga, precipitosa e traumatica. Ma il tracollo del settore immobiliare spagnolo, l'elemento aggiuntivo che ha reso la crisi economica spagnola più drammatica che in altri paesi europei, è ormai arrivato al suo punto finale. Lo assicura uno studio del Banco de España, che individua già i primi segnali consistenti di ripresa, al punto che il rilancio dell'attività dovrebbe contribuire quest'anno a un incremento del Pil dello 0,5 per cento (secondo le previsioni del governo rese pubbliche due giorni fa dal premier Mariano Rajoy, la Spagna registrerà nel 2015 una crescita complessiva del 2,9 per cento). Un "aggiustamento", quello iniziato nel 2009, che ha lasciato tracce profonde, con una caduta dei prezzi del 45 per cento, il fallimento di grandi costruttori, la chiusura di migliaia di agenzie immobiliari, le conseguenze devastanti sul sistema bancario, con istituti inquinati dagli attivi tossici dell'edilizia. Ormai è acqua passata, garantisce il responsabile del centro studi del banco centrale, José Luis Malo de Molina, anticipando che cominciano ad aumentare sia i prezzi che le transazioni e la concessione di autorizzazioni per l'avvio di nuove opere. L'ultimo dato disponibile, relativo al mese di febbraio, parla di un 29,2 per cento in più di mutui concessi rispetto allo scorso anno, per un importo medio superiore del 7 per cento.
E' stata proprio la pesante caduta dei prezzi, più o meno in linea con quanto è accaduto anche in altri paesi dell'Unione Europea, a rendere il settore di nuovo appetibile soprattutto per gli investitori stranieri, "i primi a percepire il cambio di ciclo" dopo aver constatato che ormai si era toccato il fondo. Per quanto riguarda invece gli acquirenti nazionali, l'altissimo tasso di disoccupazione e le incertezze di un mercato del lavoro in cui ora predomina il senso di precarietà continuano a costituire un deterrente a una consistente ripresa degli investimenti. In più, l'inversione di tendenza non significa che le tracce della famigerata "burbuja", la bolla immobiliare esplosa in modo fragoroso durante il secondo mandato del governo socialista di Zapatero, siano scomparse del tutto. Non si conosce con esattezza l'entità dello stock di appartamenti rimasti invenduti. Si calcola che potrebbero essere circa 600mila e, a detta del Banco de España, l'assorbimento di queste eccedenze "sarà molto lento". Il discorso vale però soprattutto per le costruzioni frutto della speculazione sorte come funghi in zone turistiche che non hanno avuto lo sviluppo previsto. Ci sono tuttavia altre aree, in particolare nei grandi centri urbani, dove la scarsità di edifici nuovi e l'aumento delle transazioni hanno portato i promotori immobiliari a pianificare nuove opere.
Questa incipiente ripresa può risultare fondamentale per un graduale rilancio dell'occupazione dopo che, negli anni della crisi, il settore immobiliare è stato il responsabile diretto della perdita della metà dei posti di lavoro andati in fumo. Questa volta, perlomeno, c'è la consapevolezza che ci si deve muovere con maggiore prudenza: riproporre un modello economico troppo basato sul "mattone" sarebbe un atteggiamento suicida, riflettono gli esperti del Banco de España.
E' stata proprio la pesante caduta dei prezzi, più o meno in linea con quanto è accaduto anche in altri paesi dell'Unione Europea, a rendere il settore di nuovo appetibile soprattutto per gli investitori stranieri, "i primi a percepire il cambio di ciclo" dopo aver constatato che ormai si era toccato il fondo. Per quanto riguarda invece gli acquirenti nazionali, l'altissimo tasso di disoccupazione e le incertezze di un mercato del lavoro in cui ora predomina il senso di precarietà continuano a costituire un deterrente a una consistente ripresa degli investimenti. In più, l'inversione di tendenza non significa che le tracce della famigerata "burbuja", la bolla immobiliare esplosa in modo fragoroso durante il secondo mandato del governo socialista di Zapatero, siano scomparse del tutto. Non si conosce con esattezza l'entità dello stock di appartamenti rimasti invenduti. Si calcola che potrebbero essere circa 600mila e, a detta del Banco de España, l'assorbimento di queste eccedenze "sarà molto lento". Il discorso vale però soprattutto per le costruzioni frutto della speculazione sorte come funghi in zone turistiche che non hanno avuto lo sviluppo previsto. Ci sono tuttavia altre aree, in particolare nei grandi centri urbani, dove la scarsità di edifici nuovi e l'aumento delle transazioni hanno portato i promotori immobiliari a pianificare nuove opere.
Questa incipiente ripresa può risultare fondamentale per un graduale rilancio dell'occupazione dopo che, negli anni della crisi, il settore immobiliare è stato il responsabile diretto della perdita della metà dei posti di lavoro andati in fumo. Questa volta, perlomeno, c'è la consapevolezza che ci si deve muovere con maggiore prudenza: riproporre un modello economico troppo basato sul "mattone" sarebbe un atteggiamento suicida, riflettono gli esperti del Banco de España.