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La Norvegia paga il calo-petrolio: disoccupati al top da dieci anni

A febbraio i senza lavoro erano 112mila (tasso al 4,1%), 10mila in più rispetto allo stesso mese del 2014. Il ricco stato nordico paga il calo delle quotazioni del barile, che ha portato le compagnie a tagliare costi e personale. La statale Statoil chiude il terzo trimestre consecutivo in rosso
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MILANO - La ricca Norvegia paga caro il periodo di bassa dei prezzi del greggio. Mentre la Bce mette il calo delle quotazioni del petrolio ai primi posti nelle spinte a una ripresa che, soprattutto in Italia, vive di fattori esterni (si pensi al Quantitative easing della stessa Banca centrale europea), nel Paese del Nord europa si leccano le ferite per la stessa causa. A febbraio, infatti, il tasso di disoccupazione norvegese ha toccato il punto massimo da dieci anni. Il 4,1 per cento annunciato dall'istituto di statistica nazionale Ssb supera il 3,9 per cento di gennaio. Restano ovviamente delle cifre da sogno, se paragonate con il 13 per cento appena pubblicato dall'Istat per il Belpaese.

Molto, nell'economia norvegese, dipende dal petrolio. Il fondo pensioni del Paese si alimenta con i proventi derivanti dallo sfruttamento dei giacimenti nel Mare del Nord ed è uno degli investitori più importanti al mondo. I 112mila senza lavoro norvegesi del secondo mese…
MILANO - La ricca Norvegia paga caro il periodo di bassa dei prezzi del greggio. Mentre la Bce mette il calo delle quotazioni del petrolio ai primi posti nelle spinte a una ripresa che, soprattutto in Italia, vive di fattori esterni (si pensi al Quantitative easing della stessa Banca centrale europea), nel Paese del Nord europa si leccano le ferite per la stessa causa. A febbraio, infatti, il tasso di disoccupazione norvegese ha toccato il punto massimo da dieci anni. Il 4,1 per cento annunciato dall'istituto di statistica nazionale Ssb supera il 3,9 per cento di gennaio. Restano ovviamente delle cifre da sogno, se paragonate con il 13 per cento appena pubblicato dall'Istat per il Belpaese.

Molto, nell'economia norvegese, dipende dal petrolio. Il fondo pensioni del Paese si alimenta con i proventi derivanti dallo sfruttamento dei giacimenti nel Mare del Nord ed è uno degli investitori più importanti al mondo. I 112mila senza lavoro norvegesi del secondo mese del 2015 (10 mila in più rispetto al febbraio del 2014) sono però per gli analisti un brutto campanello d'allarme: il trend è visto in peggioramento nel prossimo futuro, visto che le compagnie di esplorazione offshore e i gruppi petroliferi continuano a tagliare i costi. Arrivato ben sotto i 50 dollari al barile, dimezzando il prezzo dalla scorsa estate, il petrolio sta in questo periodo trattando di nuovo in recupero ma la strada per rivedere i livelli di pochi mesi fa è ancora lunga.

Kjersti Haugland, economista a Dnb Markets, dice al Dagens Næringsliv che in realtà era sorprendente non vedere ancora il peggioramento sui dati occupazionali, visto l'andamento del settore del petrolio.

A complicare il quadro, proprio insieme ai dati sul lavoro arrivano quelli di Statoil, la compagnia norvegese del gas e del greggio. Ha riportato la terza perdita trimestrale consecutiva, proprio additando il risultato al calo del barile e alle svalutazioni negli Usa dello shale gas. La perdita trimestrale è di quasi 4,7 miliardi di dollari, contro il profitto del 2014. I ricavi sono crollati del 30%. Nel frattempo le cronache riportano di altri lavoratori a rischio: sono i 160 sulle piattaforme della Dolphin Drilling, più 20 a terra, che perderanno il loro posto.