MILANO - Le Borse tirano un sospiro di sollievo: dalle urne britanniche non è uscito il temuto pareggio tra Conservatori e Laburisti. Il premier uscente, il conservatore David Cameron, ha tenuto la maggioranza e da oggi sarà al lavoro per formare il nuovo governo, forte di una vittoria che arriva addirittura all'inattesa maggioranza assoluta dei seggi. La sterlina si apprezza quindi su tutte le principali valute e i listini europei allontanano i timori legati all'incertezza che sarebbe derivata da un pareggio.
I listini chiudono così in netto rialzo: a Milano Piazza Affari guadagna il 2,06% finale, Londra vola al +2,32%, Francoforte aggiunge il 2,65%, Parigi il 2,48%. Stona Atene, che chiude debole a -0,3%. A rafforzare i listini ci pensano anche i dati sul lavoro Usa: sono stati creati 223mila nuovi posti ad aprile, quando la disoccupazione è scesa al 5,4% e quindi al livello pre-crisi finanziaria. Proprio in scia a questi numeri, Wall Street in netto rialzo: il Dow Jones ha guadagnato l'1,49%, il Nasdaq è avanzato dell'1,17% e l'indice S&P 500 è salito dell'1,35%.
Certo la vittoria di Cameron apre altre incognite sul futuro inglese. Il premier, infatti, ha promesso entro il 2017 un referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell'Unione europea, mentre il trionfo del partito nazionalista scozzese potrebbe accelerare il processo di devolution voluto da Edinburgo. Sono problemi che - però - gli investitori vedono come lontani. "Probabilmente, i pochi seggi in capo al partito Ukip dovrebbero ridimensionare molto questo scenario e Cameron potrebbe far leva sul forte consenso per cercare di rivedere gli accordi con la Ue. Le probabilità di una Brexit, continuano a rimanere pertanto molto contenute al momento, dato che un’uscita della Gran Bretagna dalla Ue non converrebbe a nessuno, soprattutto agli inglesi", dicono da Ig Markets. "Avere un chiaro vincitore alle elezioni elimina un enorme ammontare di incertezza nel breve termine sulla capacità del Governo di agire e legiferare", dicono gli analisti di Schroeder sottolineando il rimbalzo azionario dei settori di banche e utility, sui quali pendeva la spada di Damocle delle politiche laburiste.
La reazione maggiore all'affermazione di Cameron si vede sul fronte valutario, con la sterlina che vola: la moneta britannica avanza a quota 1,5432 sul dollaro dopo aver toccato un massimo da due mesi e mezzo di 1,5522 dollari. L'euro chiude in lieve rialzo a 1,1216 dollari e 134,37 yen. I dati sul mercato del lavoro Usa, pur positivi, non sono stati ritenuti dagli investitori sufficienti a lasciar prevedere un rialzo dei tassi più rapido del previsto. Il biglietto verde cede qualche punto anche sullo yen a quota 119,82.
A questo punto l'attenzione torna verso la Grecia con le trattative tra Atene e i creditori: lunedì è in agenda un nuovo Eurogruppo, mentre martedì il governo Tsipras è chiamato a rimborsare 760 milioni di euro al Fondo monetario internazionale. Gli analisti sono convinti che prima di far scattare il default tecnico potrebbe essere concesso un "periodo di grazia" di trenta giorni. Fiducioso il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis secondo cui un accordo è possibile "nei prossimi giorni o nelle prossime settimane". Segnali positivi anche dal commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici: "Le parti si sono avvicinate". Ottimista anche il ministro italiano dell'Economia, Pier Carlo Padoan: "L'accordo si farà in tempi ragionevoli". La distensione si traduce anche nel calo dei rendimenti dei titoli di Stato italiani: lo spread tra il Btp e il Bund tedesco viaggia in calo in area 115 punti base, col tasso sul decennale del Tesoro all'1,66%.
Sul fronte macroeconomico, in attesa dei rapporto sul lavoro negli Usa, in Germania la produzione industriale a marzo è calata a sorpresa dello 0,5% su febbraio (+0,1% sul 2014): il dato è inferiore alle attese degli analisti che stimavano un rialzo dello 0,4%. La bilancia commerciale, invece, ha registrato a marzo un surplus destagionalizzato di 19,3 miliardi, inferiore alle attese degli analisti (20,2 miliardi). Le esportazioni su base mensile sono cresciute dell'1,2% mentre le importazioni del 2,4%. Bene, invece, la produzione industriale italiana. Di nuovo negli Usa, lavoro a parte deludono le scorte di magazzino all'ingrosso: sono salite dello 0,1% mensile in marzo, mentre gli analisti si aspettavano un incremento dello 0,4%.
Risultati peggiori del previsto per le importazioni e le esportazioni cinesi: ad aprile, rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, si registra un calo del 6,2% delle esportazioni (nel mese di marzo erano crollate del 14,6%) mentre le importazioni crollano del 16,1 per cento (-12,3% a marzo). Sono risultati peggiori delle attese degli analisti che indicavano un segno più per le esportazioni, con un aumento del 2,5%, e un calo più contenuto delle importazioni, pari al 10 per cento. Il surplus commerciale cinese sale ad aprile a 210,21 miliardi di yuan rispetto ai 18,16 miliardi di yuan del mese di marzo.
Chiusura in rialzo, in mattinata, per la Borsa di Tokyo che rimbalza leggermente dopo il calo registrato alla vigilia. L'indice Nikkei ha chiuso guadagnando lo 0,45% e si è attestato sui 19.379,19 punti. Hanno inciso sulla buona tenuta dei titoli la rimonta del dollaro e la buona performance di Wall Street, che ieri sera ha chiuso in rialzo dopo due sedute di fila in calo che avevano bruciato oltre 320 miliardi di dollari di capitalizzazione solo tra le aziende dell'S&P 500.
Sul fronte delle materie, il prezzo del petrolio si presenta in ribasso a New York, allontanandosi dai massimi da sei mesi toccati mercoledì sulla scia del calo delle scorte settimanali Usa, il primo dall'inizio dell'anno. Alla chiusura dei mercati europei, il light crude Wti cede lo 0,7% circa a 58,5 dollari al barile, il Brent di Londra perde più di un punto percentuale e mezzo a 64,5 dollari al barile. L'oro è poco mosso in area 1.184 dollari l'oncia.
I listini chiudono così in netto rialzo: a Milano Piazza Affari guadagna il 2,06% finale, Londra vola al +2,32%, Francoforte aggiunge il 2,65%, Parigi il 2,48%. Stona Atene, che chiude debole a -0,3%. A rafforzare i listini ci pensano anche i dati sul lavoro Usa: sono stati creati 223mila nuovi posti ad aprile, quando la disoccupazione è scesa al 5,4% e quindi al livello pre-crisi finanziaria. Proprio in scia a questi numeri, Wall Street in netto rialzo: il Dow Jones ha guadagnato l'1,49%, il Nasdaq è avanzato dell'1,17% e l'indice S&P 500 è salito dell'1,35%.
Certo la vittoria di Cameron apre altre incognite sul futuro inglese. Il premier, infatti, ha promesso entro il 2017 un referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell'Unione europea, mentre il trionfo del partito nazionalista scozzese potrebbe accelerare il processo di devolution voluto da Edinburgo. Sono problemi che - però - gli investitori vedono come lontani. "Probabilmente, i pochi seggi in capo al partito Ukip dovrebbero ridimensionare molto questo scenario e Cameron potrebbe far leva sul forte consenso per cercare di rivedere gli accordi con la Ue. Le probabilità di una Brexit, continuano a rimanere pertanto molto contenute al momento, dato che un’uscita della Gran Bretagna dalla Ue non converrebbe a nessuno, soprattutto agli inglesi", dicono da Ig Markets. "Avere un chiaro vincitore alle elezioni elimina un enorme ammontare di incertezza nel breve termine sulla capacità del Governo di agire e legiferare", dicono gli analisti di Schroeder sottolineando il rimbalzo azionario dei settori di banche e utility, sui quali pendeva la spada di Damocle delle politiche laburiste.
La reazione maggiore all'affermazione di Cameron si vede sul fronte valutario, con la sterlina che vola: la moneta britannica avanza a quota 1,5432 sul dollaro dopo aver toccato un massimo da due mesi e mezzo di 1,5522 dollari. L'euro chiude in lieve rialzo a 1,1216 dollari e 134,37 yen. I dati sul mercato del lavoro Usa, pur positivi, non sono stati ritenuti dagli investitori sufficienti a lasciar prevedere un rialzo dei tassi più rapido del previsto. Il biglietto verde cede qualche punto anche sullo yen a quota 119,82.
A questo punto l'attenzione torna verso la Grecia con le trattative tra Atene e i creditori: lunedì è in agenda un nuovo Eurogruppo, mentre martedì il governo Tsipras è chiamato a rimborsare 760 milioni di euro al Fondo monetario internazionale. Gli analisti sono convinti che prima di far scattare il default tecnico potrebbe essere concesso un "periodo di grazia" di trenta giorni. Fiducioso il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis secondo cui un accordo è possibile "nei prossimi giorni o nelle prossime settimane". Segnali positivi anche dal commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici: "Le parti si sono avvicinate". Ottimista anche il ministro italiano dell'Economia, Pier Carlo Padoan: "L'accordo si farà in tempi ragionevoli". La distensione si traduce anche nel calo dei rendimenti dei titoli di Stato italiani: lo spread tra il Btp e il Bund tedesco viaggia in calo in area 115 punti base, col tasso sul decennale del Tesoro all'1,66%.
Sul fronte macroeconomico, in attesa dei rapporto sul lavoro negli Usa, in Germania la produzione industriale a marzo è calata a sorpresa dello 0,5% su febbraio (+0,1% sul 2014): il dato è inferiore alle attese degli analisti che stimavano un rialzo dello 0,4%. La bilancia commerciale, invece, ha registrato a marzo un surplus destagionalizzato di 19,3 miliardi, inferiore alle attese degli analisti (20,2 miliardi). Le esportazioni su base mensile sono cresciute dell'1,2% mentre le importazioni del 2,4%. Bene, invece, la produzione industriale italiana. Di nuovo negli Usa, lavoro a parte deludono le scorte di magazzino all'ingrosso: sono salite dello 0,1% mensile in marzo, mentre gli analisti si aspettavano un incremento dello 0,4%.
Risultati peggiori del previsto per le importazioni e le esportazioni cinesi: ad aprile, rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, si registra un calo del 6,2% delle esportazioni (nel mese di marzo erano crollate del 14,6%) mentre le importazioni crollano del 16,1 per cento (-12,3% a marzo). Sono risultati peggiori delle attese degli analisti che indicavano un segno più per le esportazioni, con un aumento del 2,5%, e un calo più contenuto delle importazioni, pari al 10 per cento. Il surplus commerciale cinese sale ad aprile a 210,21 miliardi di yuan rispetto ai 18,16 miliardi di yuan del mese di marzo.
Chiusura in rialzo, in mattinata, per la Borsa di Tokyo che rimbalza leggermente dopo il calo registrato alla vigilia. L'indice Nikkei ha chiuso guadagnando lo 0,45% e si è attestato sui 19.379,19 punti. Hanno inciso sulla buona tenuta dei titoli la rimonta del dollaro e la buona performance di Wall Street, che ieri sera ha chiuso in rialzo dopo due sedute di fila in calo che avevano bruciato oltre 320 miliardi di dollari di capitalizzazione solo tra le aziende dell'S&P 500.
Sul fronte delle materie, il prezzo del petrolio si presenta in ribasso a New York, allontanandosi dai massimi da sei mesi toccati mercoledì sulla scia del calo delle scorte settimanali Usa, il primo dall'inizio dell'anno. Alla chiusura dei mercati europei, il light crude Wti cede lo 0,7% circa a 58,5 dollari al barile, il Brent di Londra perde più di un punto percentuale e mezzo a 64,5 dollari al barile. L'oro è poco mosso in area 1.184 dollari l'oncia.